Le voci dell'arte 18.07.2026
LE VOCI DELL'ARTE pt 36 180726
Le Voci dell’Arte tornano a intrecciarsi.
C’è stato un tempo in cui il futuro aveva il rumore dei razzi, delle automobili volanti e delle città immaginate dagli artisti. Oggi quel futuro è arrivato, ma spesso ci lascia più domande che certezze. L’intelligenza artificiale, i satelliti, lo spazio, la tecnologia… ci stanno cambiando. Ma stanno cambiando anche il nostro modo di guardare il cielo, la Terra e perfino noi stessi.Oggi vi accompagniamo in due mostre che, da luoghi lontani tra loro, parlano in realtà della stessa cosa: del bisogno umano di immaginare il domani.
Partiremo dalla Valle d’Aosta, dove l’arte dialoga con astronauti, filosofi e scienziati sotto un cielo sempre più abitato. E poi arriveremo al MAN di Nuoro, dove il futuro raccontato negli anni Sessanta torna a interrogarci con una domanda sorprendentemente attuale: abbiamo ancora il coraggio di immaginare il futuro?
Music: Peter Gabriel – Down to Heart
Guardare il cielo, per secoli, ha significato cercare risposte. Oggi il cielo è attraversato da satelliti, droni, missioni spaziali e intelligenza artificiale. È ancora il luogo dello stupore? O è diventato uno spazio da controllare? Da questa domanda nasce “Sotto il cielo di stelle. Costellazioni di arte, scienze e culture”, una mostra diffusa che dal 23 luglio al 18 ottobre 2026 attraversa diversi luoghi della Valle d’Aosta: il Castello Gamba di Châtillon, il MegaMuseo di Aosta, Courmayeur e l’Osservatorio Astronomico di Lignan. Un viaggio che mette insieme artisti come Michelangelo Pistoletto, Mimmo Paladino, Grazia Toderi e Gilberto Zorio con astronomi, filosofi, teologi e ricercatori per riflettere sul nostro rapporto con il cosmo e con la tecnologia.
Ne parliamo con il curatore Fortunato D’Amico.
Ma Forse il cielo non è cambiato. Ma siamo cambiati noi. E forse l’arte serve proprio a questo: a ricordarci che ogni conquista tecnologica vale davvero soltanto se continua a lasciarci lo spazio per lo stupore.
David Bowie – Space Oddity
Negli anni del dopoguerra sembrava tutto possibile. La Luna era vicina. Le automobili sarebbero volate. Le macchine ci avrebbero liberato dal lavoro. Il futuro aveva colori accesi, linee geometriche e un entusiasmo contagioso. Oggi, invece, il futuro ci affascina e ci spaventa allo stesso tempo. È proprio questo viaggio dentro le nostre aspettative che racconta FUTURAMA, la nuova mostra del MAN di Nuoro, aperta fino al 15 novembre 2026, curata da Chiara Gatti ed Elisabetta Masala.
Ne parliamo con Chiara Gatti.
FUTURAMA ci ricorda una cosa semplice. Il futuro non è un luogo dove arriveremo. È qualcosa che costruiamo ogni giorno. E forse l’arte continua a essere uno dei pochi spazi dove possiamo ancora immaginarlo prima che accada.
Music: Kate Bush – Cloudbusting
C’è una frase di Oscar Wilde che sembra accompagnare il viaggio di oggi:
“Una carta del mondo che non contenga Utopia non merita nemmeno uno sguardo.” Perché è proprio inseguendo ciò che ancora non esiste che l’umanità continua a cambiare.
Le mostre di oggi ci ricordano che il futuro non appartiene soltanto agli ingegneri o agli scienziati.
Appartiene anche agli artisti.
Perché ogni grande trasformazione nasce sempre da un’immagine, da un’intuizione, da qualcuno che ha avuto il coraggio di immaginare ciò che ancora non c’era.
Da Le Voci dell’Arte è tutto.
Music: Orpheus - David Sylvian