Le voci dell'arte 11.07.2026
Le Voci dell‘Arte 34 pt 110726
Musica: Thank to you Boz Scaggs
Le Voci dell'Arte tornano a intrecciarsi là dove l'arte smette di essere soltanto un'opera da osservare e diventa un modo di abitare il mondo. Ci sono artisti che hanno fatto della propria esistenza un laboratorio di libertà, e ci sono donne e uomini che, spesso lontano dai riflettori, continuano ogni giorno a custodire e a trasmettere il valore della cultura.
In questa puntata ci lasceremo guidare dalla pittura sorprendente e poco conosciuta di Julian Beck, alle origini del suo rivoluzionario percorso artistico, e incontreremo il libro di Maria Teresa Carbone, che ci invita a riflettere su cosa significhi oggi lavorare nella cultura. Due storie diverse, unite dalla stessa convinzione: che l'arte, quando è autentica, non resta chiusa dentro una cornice, ma continua a interrogare la nostra vita.
C'è un momento in cui un artista smette di chiedersi quale sia il confine tra arte e vita e decide semplicemente di cancellarlo. È questo il percorso di Julian Beck, figura tra le più radicali del Novecento. RIPENSE": il nuovo spazio espositivo dell'Accademia Nazionale di San Luca a Roma (Trastevere) e della mostra in programma fino al 7 novembre "Living! Julian Beck pittore" a cura di Lorenzo Mango
Intervista al curatore Lorenzo Mango.
Musica: It's probably me Gregory Porter
Che cosa significa, oggi, fare cultura? È una domanda che attraversa tutto il libro Il lavoro culturale di Maria Teresa Carbone, Arcadia Edizioni. Le risposte arrivano da editori, critici, direttori di festival, giornalisti e studiosi, ma ciò che emerge è soprattutto una riflessione sul valore della mediazione culturale, sulla responsabilità di scegliere, raccontare e custodire la complessità in un tempo dominato dalla velocità. Oggi proviamo a percorrere insieme alcuni dei nodi più profondi di questo viaggio.
L'arte non cambia il mondo con la forza delle risposte. Lo cambia continuando a porre domande, a aprire varchi, a ricordarci che la realtà sempre più ampia dello sguardo con cui la osserviamo.
Forse e proprio questo il compito del lavoro custodire la complessità, renderla condivisibile e consegnarla, ogni volta, a uno sguardo nuovo. Ci congediamo con le parole di Rainer Maria Rilke un'opera d'arte e buona se è nata da una necessità.