Le voci dell'arte 04.04.2026
LE VOCI DELL' ARTE PT 040426
Le voci dell’arte oggi portano una voce diversa , necessaria, scomoda, una voce che non nasce da un atelier o da una sala espositiva, ma da una ferita attraversata e infine raccontata.
Parliamo di Giuseppina Pesce, nata dentro muno dei clan più potenti della ‘ndragheta, cresciuta in un mondo il cui il silenzio era legge, l’obbedienza destino, e la libertà quasi un pensiero proibito. La sua storia prende forma nel libro “La figlia del clan. Un cognome da nascondere, un destino da riscrivere, firmato Giuseppina Pesce con Danilo Chirico, pubblicato da Piemme. E il racconto di una bambina, poi ragazza, poi madre, costretta a vivere dentro regole feroci, violenza domestica, omertà, paura, e infine chiamata a una scelta radicale: parlare, collaborare con la giustizia, spezzare la catena, pur sapendo che da quel momento nulla sarebbe rimasto intatto.
Le Voci dell’Arte portano la voce di Danilo Chirico giornalista, scrittore e autore televisivo; ha lavorato anche per Rai e su temi di mafie e antimafia da molti anni, con una lunga esperienza di racconto civile e d’inchiesta.
E da una storia in cui una donna prova a strappare la propria esistenza a un destino già scritto, coraggiosamente, riuscendoci a costo di sacrifici indicibili, ci spostiamo ora in un altro territorio del racconto delle voci dell’arte: quello appunto dell’arte , della memoria e delle forme che trattengono il tempo-
A Roma ci rechiamo a Palazzo Merulana, dove è allestita la mostra Francesco Vaccarone a Roma 1970-1976 aperta sino il 3 maggio . Un percorso che riporta alla luce gli anni romani dell’artista , dentro una stagione attraversata da tensioni culturali ricerca, incontri, visioni e trasformazioni profonde. La mostra a cura di Umberto Croppi e Paolo Asti, ricostruisce un periodo cruciale della vita dell’artista. Un viaggio negli anni romani, tra incisione, pittura e sperimentazione, nel pieno fermento culturale del secondo Novecento. È qui che Vaccarone incontra artisti, attraversa linguaggi, e costruisce una visione in cui arte e vita coincidono.
La mostra non è solo omaggio, ma ricostruzione di un passaggio decisivo: tra memoria e paesaggio urbano, tra figura e spazio, tra impegno civile e ricerca formale.
Con noi uno dei curatori: Paolo Asti.
Abbiamo attraversato una vicenda in cui la vita sembrava segnata da un nome, da un’eredità, da un destino imposto. Eppure, dentro quella oscurità, una voce ha trovato il coraggio di emergere, di dire, di scegliere. Poi ci siamo spostati dentro lo spazio dell’arte, dove il tempo non ferisce ma sedimenta, dove la memoria diventa immagine, superficie, luce.
In fondo, entrambe le storie ci parlano della stessa tensione: la possibilità di riscriversi. Che sia una vita o una tela, una città o una memoria, tutto sembra dirci che nulla è davvero immobile.
Da Le Voci dell’Arte è tutto.
Grazie per aver condiviso con noi questo attraversamento di ombre, memoria e luce.
Ci ritroveremo, come sempre, là dove le voci continuano a intrecciarsi dentro di noi, raccontandoci storie che ci fanno sognare e crescere.