Le voci dell'arte 14.02.2026
Le Voci dell’Arte — 170226
Metafisica-Metafisiche. Water and Peaks.
Le Voci dell’Arte tornano a intrecciarsi dove la realtà smette di essere “una sola cosa” e comincia a sdoppiarsi: ciò che vediamo quasi sempre… e ciò che, raramente, affiora come un’ombra più vera della luce.
È Milano, ed è Metafisica/Metafisiche, il grande progetto curato da Vincenzo Trione, che trasforma la città in un percorso di visioni: da Piazza Duomo a Brera, duemila passi d’arte dentro un’idea di museo diffuso.
Siamo nel cuore del programma culturale dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, e la Metafisica torna a parlarci come movimento, come tendenza, come postura mentale: un modo di vedere, laterale e clandestino, che porta gli oggetti “fuori posto”, il tempo in sospensione, le piazze vuote, i manichini, le nature morte che diventano enigmi.
Metafisica/Metafisiche è a Milano: Palazzo Reale e Museo del Novecento fino al 21 giugno 2026, Gallerie d’Italia fino al 6 aprile, Palazzo Citterio fino al 5 aprile.
E forse, per una volta, non si tratta di capire subito: si tratta di restare in ascolto.
Dopo aver attraversato le stanze della Metafisica, dove l’ombra si fa pensiero e l’oggetto si carica di mistero, oggi saliamo.
Salire è un atto fisico, ma anche spirituale.
La montagna è materia, roccia, ghiaccio, acqua, eppure è anche soglia.
Linea contro il cielo.
Geometria che trattiene l’infinito.
C’è una metafisica nella montagna?
O la metafisica è proprio quella linea sottile che la separa dall’aria?
Ne parliamo con la curatrice Vera Agosti, in occasione della mostra Water and Peaks, An Olympic Journey through the Alps di Silvia De Bastiani, progetto pensato per i territori olimpici di Milano Cortina 2026, dove la pittura diventa esperienza immersiva, emozionale e persino scientifica.
Fabbrica del Vapore, Milano fino al 6 aprile 2026.
Come in un film: potremmo attraversare una piazza vuota, dove l'ombre è più eloquente della luce.
E' il Conformista film uscito nelle sale nel 1970 diretto da Bernardo Bertolucci. Protagonista è Jean Luis Trintignant, la colonna sonora è firmata da Gerges Delerue: una musica lirica e trattenuta, che non sottolinea insinua. Un tema che sembra avanzare in punta di piedi, come un pensiero che non osa dichiararsi.