Ep. 5 - Il sogno che sveglia la Terra
Si comincia con le parole di Papa Leone XIV pronunciate a Bamenda, Camerun — «È un mondo a rovescio… scegliere quell’inversione a U, la conversione» — perché colgono il cuore della Giornata Mondiale della Terra: denunciare lo sfruttamento della creazione e indicare una svolta concreta verso sostenibilità e fraternità. Parole che fanno da bussola all’episodio conclusivo, dopo il racconto del Villaggio, per riportare tutto a un orizzonte più ampio e universale.
Nel percorso tra i viali di Villa Borghese , e i volti dei busti del Pincio, riemergono le voci raccolte nei quattro giorni di interviste e incontri. Il professor Nicola Lacetera (Università della Tuscia) lega ambiente e animali: «Il miglioramento del benessere animale è visto come un elemento chiave… anche per la salute del pianeta». La volontaria Francesca Lavarini (OIPA) racconta adozioni e fragilità: «Molti si emozionano e alla fine anche i cani più anziani o timidi vengono adottati».
Il professor Gianluca Piovesan richiama la responsabilità verso il “capitale naturale”, indicando la necessità di «protezione degli ecosistemi» e del ripristino di quelli degradati. Francesco Auciello (Il mio amico albero) traduce la riforestazione in esperienza umana: «Non state innaffiando gli alberi, state innaffiando voi stessi».
Sul fronte sanitario, il ricercatore Victor Corasolla Carregari (Università Cattolica) avverte: «Le microplastiche sono già state trovate in diversi organi umani, incluso il cervello». E il regista Max Mizzau Perczel (Pianeta Mare Film Festival) invita a uno sguardo nuovo: «Se il mare ha la febbre, il mondo ha la febbre».
Il tema della sostenibilità si intreccia con la salute mentale grazie a Domenico Lucatelli (Angelini Pharma), che sottolinea come essa sia «un problema di sostenibilità… sociale ed economica». Con Carbon Carpet — Rita Salimbeni, Barbara Annunziata, Florindo Ruta — ambiente e inclusione si fondono: «Recuperare materia per recuperare umanità».
Infine, il professor Vanni Resta (Sapienza) richiama l’urgenza energetica: «Il Green è il nostro futuro, punto».
L’episodio si chiude tornando al sogno: non importa distinguere tra ciò che è stato vissuto e immaginato. Ciò che conta è che «qualcuno abbia già cominciato a svegliarsi». E allora la Terra che sogniamo non è più solo racconto, ma responsabilità condivisa.