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2026.03.06 Esercizi spirituali online

Quando Eva torna ad essere Maria - Esercizi spirituali di Quaresima

A cura dei Padri Carmelitani Scalzi

Oggi vediamo Gesù arrivare in una città della Samaria. Gli ebrei non passavano mai per la Samaria. I samaritani erano considerati eretici e scismatici, poiché, mescolandosi con popoli non israeliti, avevano costruito un proprio tempio, rivale di quello di Gerusalemme. Non si frequentavano, non si parlava con loro. Inoltre, nella cultura di quei tempi e di quei luoghi, un uomo non doveva mai rivolgersi a una donna sola. Gesù trasgredisce tutte queste regole, anzi, sceglie di passare per la strada della Samaria per andare in Galilea (la più lunga, la meno frequentata e la meno frequentabile...). Egli viene a provocare tutti i nostri codici di buona condotta. Questi codici moralizzatori fanno sì che la Samaritana venga ad attingere l‘acqua a «mezzogiorno» (v. 6), quando non c‘è nessuno che la noti (perché in questi paesi caldi si viene normalmente ad attingere all‘alba), soprattutto quando non c‘è nessuno che la accusi di adulterio. Gesù vuole anche farci uscire dai nostri sensi di colpa mortali. Nella sua famosa Preghiera dell‘anima innamorata, Giovanni della Croce scrive: «Se ancora ti ricordi dei miei peccati per non fare ciò che ti sto chiedendo, compi in essi, Dio mio, la tua volontà, che è ciò che maggiormente voglio, e mostra la tua bontà e la tua misericordia, e sarai conosciuto in essi» (Par 26). «Sarai conosciuto in essi», nei miei peccati... Sì, come per la Samaritana, Gesù si rende presente dove non lo si aspetta, dove nessuno ci raggiunge veramente, se non Lui, Gesù. Questa donna esce quindi per «attingere acqua» (v. 7). È una donna desiderosa, ha sete, sete di vero amore. Assomiglia sorprendentemente a Eva, questa «donna». Infatti, viene ad «attingere», viene a «prendere», come Eva ha preso il «frutto» (Gn 3,6). Ma Gesù la farà passare dal «prendere» al «ricevere», dal polo maschile al polo femminile, dall‘«attivo» al «passivo», secondo i termini sanjuanisti. Perché la fede è la virtù teologale che accoglie la rivelazione, l‘autocomunicazione di Dio. Il nostro dottore mistico scrive: «Cristo nostro Signore, parlando con la Samaritana, chiamò la fede fonte, dicendo che in coloro che avrebbero creduto in lui avrebbe fatto scaturire una fonte la cui acqua avrebbe zampillato  no alla vita eterna (Gv 4,14) (Gv 4,14)» (C 12,3). Non c‘è più bisogno di attivismo moralizzatore: si tratta di accogliere la «fonte», che è Gesù presente nell‘atto di fede. Presente nel nostro cuore peccatore, per lavarlo, puri carlo. «La donna lasciò lì la sua brocca» (v. 28), sottolinea san Giovanni. Non ha più bisogno di «prendere», perché è stata presa da un altro: lo Sposo divino, Cristo. Il Cantico dei Cantici canta questo incontro: «Dimmi, amato della mia anima, dove porti le tue pecore ad abbeverarsi, dove le fai riposare nelle ore di mezzogiorno» (Ct 1,3). La Samaritana è diventata sposa a mezzogiorno, dove il Buon Pastore, «stanco del viaggio» (v. 6), riposa «presso la fonte» (idem), che è il cuore della Samaritana e anche il nostro cuore, dove il Buon Pastore ci disseta. Allora Gesù può  nalmente attingere dal «pozzo» (idem). Non ha «nulla per attingere e il pozzo è profondo» (v. 11), ma Egli stesso scende in questo pozzo del nostro cuore profondo. Vi scende con la sua Passione e con la sua Resurrezione, ed è per questo che è «stanco». Eccoci, come la Samaritana, fecondati dallo Sposo. Questa donna ha avuto sei mariti: rappresenta quindi la creazione nei suoi primi sei giorni. Ma ora ecco il settimo Sposo, il settimo giorno, quello del Sabato, del riposo di Dio nel nostro cuore e del riposo del nostro cuore in quello di Dio. Ecco la Samaritana fecondata: lei allarga il gregge del suo Amato e gli dà un raccolto abbondante: «Venite a vedere, non sarà forse lui il Cristo? ... Da ora in poi il mietitore riceve il suo salario: raccoglie frutto per la vita eterna» (v. 35-38). Lasciando andare i «mariti», si libera dall‘atteggiamento possessivo di Eva e torna ad essere Maria, accogliendo così lo Sposo della Chiesa. La Samaritana, affamata di vero amore, ha finalmente incontrato il Dio dell‘amore che solo può soddisfare il suo desiderio. Così, a sua volta, diffonde questo amore intorno a sé.

 

«Dove non c‘è amore, mettete amore e raccoglierete amore» (Lettera 47), scriverà Giovanni della Croce. Questa fonte che sgorga in vita eterna, Giovanni la canta mirabilmente nella dodicesima strofa del suo Cantico spirituale, che, come abbiamo visto, parla della fede: «O fonte cristallina, perché non fai apparire sulle tue super ci argentate gli occhi ardentemente desiderati che porto nel mio cuore già abbozzati?» (CSB, strofa 12) Nel suo commento, egli sottolinea innanzitutto l‘assonanza tra «Cristo» e «cristallo»: la limpidezza cristallina della fede riversa la purezza di Cristo nei nostri cuori. Poi, parlando delle «super ci argentate», insegna che il nostro atto di fede dipende sempre dal mistero dell‘Incarnazione. Infatti, queste super ci sono le apparenze sensibili: l‘umanità di Cristo, le sue parole e i suoi misteri, continuati e comunicati dalla Chiesa. Ma al di là della super cie si trova la profondità della fonte che può dissetarci. Per penetrare in questo aldilà, cioè nella Persona stessa di Cristo, nella sua divinità – che non è sensibilmente evidente – è necessaria la fede. Infatti, solo la fede può darci una profonda comunione con il Dio fatto uomo. «Donna, credimi», dice Gesù alla Samaritana, e lei, acconsentendo, «beve» e comunica misteriosamente con la divinità del Messia: «So che verrà il Messia, colui che è chiamato Cristo» (v. 25). Così, è attraverso la fede che Gesù ha avuto accesso al «pozzo profondo» (v. 11) di questa donna, cioè al suo cuore – ne riparleremo più avanti. Da quel momento, come abbiamo appena detto, Gesù, che «non ha nulla per attingere» (v. idem), scende Lui stesso nel cuore profondo della Samaritana per attingervi l‘amore oblativo. Come abbiamo già detto, poiché questa donna ha già avuto «cinque mariti» (v. 18) e quello che ha «adesso» (idem), il sesto, non è suo, Gesù, misticamente, si ritrova ad essere il settimo, sposandola con la fede e l‘amore fiducioso.

Siamo chiamati a fare la stessa esperienza.

 

 

06 marzo 2026