I nostri cuori illuminati dal cuore di Cristo
Per questa seconda domenica di Quaresima, il nostro ritiro ci propone una tras gurazione, quella di Gesù e la nostra. Gesù porta con sé Pietro, Giacomo e Giovanni su un monte, gli stessi tre che saranno con lui sul monte dell‘agonia. Siamo nel pieno del mistero pasquale della morte-risurrezione. Inoltre, «apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui» (v. 3). «Discutevano della sua dipartita», precisa il Vangelo di Luca.
Cioè, in greco, del suo «exodos», l‘Esodo nel deserto della Croce. Infatti, ricordiamo che Mosè fuggì dal Faraone nel deserto, poi fece lo stesso per tutto il popolo ebraico. Ricordiamo anche che Elia fuggì dalla regina Gezabele per rifugiarsi nel deserto. La Sacra Scrittura ci mostra che entrambi, Mosè ed Elia, si sono trovati, a turno, davanti a un misterioso roveto.
Prima Mosè vede un roveto che brucia senza consumarsi; molto più tardi, Elia, scoraggiato, si addormenta sotto lo stesso roveto, dopo aver attraversato lo stesso deserto di Mosè. Entrambi hanno vissuto un Esodo. Proprio nel nostro Vangelo, Pietro propone di costruire «tre tende» (v. 4); siamo quindi durante la festa ebraica delle «tende» che ricorda il periodo in cui Israele viveva il suo Esodo nel deserto vivendo sotto le tende.
Così, nel nostro Vangelo, l‘Esodo della Croce è quello di Gesù e quello dei discepoli che dovranno seguirlo. Tuttavia, proprio come Mosè, Israele ed Elia hanno trovato la salvezza nel deserto, così la Croce porterà alla Resurrezione. Gesù è quindi anche, nella sua Resurrezione, il roveto ardente consumato dal fuoco dello Spirito Santo misericordioso, senza essere distrutto, poiché suo Padre lo risusciterà. La Tras gurazione è la Croce che diventa questo roveto glorioso. San Giovanni della Croce ci invita alla stessa esperienza di tras gurazione. In modo molto bello, il suo famoso canto della «Viva Fiamma d‘amore» inizia infatti così:
«Oh, Fiamma d’amor viva, che teneramente ferisci della mia anima nel più profondo centro! Poiché non sei più schiva» (FB str.1, v.1-4).
E commenta così: «Si sente l’anima tutta in ammata nell’unione divina, con il palato ormai tutto bagnato di gloria e d’amore […]. Bisogna sapere che, prima che questo divino fuoco d’amore si introduca e si unisca nella sostanza dell’anima attraverso una compiuta e perfetta puri cazione e purezza, la amma, che è lo Spirito Santo, ferisce nell’anima, logorando e consumando le imperfezioni dei suoi abiti cattivi; questa è l’azione dello Spirito Santo, con la quale la dispone all’unione e trasformazione divina d’amore in Dio.» (FB 1,1 e 19). Questo vuol dire che lo stesso Spirito Santo che ha portato Gesù nel deserto dell‘oblazione della Croce-Resurrezione ci porta (come Mosè ed Elia) alla purificazione del deserto, bruciando in noi tutto ciò che resiste a questa oblazione. Il nostro peccato viene distrutto, ma non noi stessi (come il roveto che non viene distrutto), e siamo tras gurati, come il roveto ardente, come Gesù, come Mosè ed Elia. Per imparare ad accogliere questo dono della Tras gurazione, torniamo al nostro Vangelo. Matteo ci mostra i tre discepoli che «caddero con la faccia a terra» (v. 6). Luca precisa che «erano oppressi dal sonno» (Lc 9,32), come sul monte dell‘agonia: «Poi torna dai suoi discepoli e li trova addormentati» (Mt 26,40). Per quanto riguarda il profeta Elia, presente alla Tras gurazione, il primo libro dei Re ci dice: «Poi si distese sotto il roveto [ginestra] e si addormentò» (1Re 19,5). Questo addormentarsi simboleggia, ovviamente, la morte. Allora «un angelo toccò Elia e gli disse: „Alzati“» (v. 5), il che simboleggia la resurrezione. Abbiamo lo stesso movimento pasquale nel nostro racconto evangelico: «Gesù li toccò e disse loro: „Alzatevi!“» (v. 7). Giovanni della Croce riprende questo tema del «tocco» e del «risveglio». «O tocco delicato» (FB 2,3), canta, parlando del suo intimo contatto con Cristo Sposo. E commenta meravigliosamente così: «Oh, dunque, tu, tocco delicato, Verbo, Figlio di Dio, che per la delicatezza del tuo essere divino penetri sottilmente la sostanza della mia anima e, toccandola tutta delicatamente, la assorbi tutta in te» (FB 2,17). Poi, più avanti, arriva il risveglio: «Quanto manso e amoroso! ti svegli sul mio seno!» (FB 4,1 e 2).
Nel suo commento, Giovanni mostra che l‘anima-sposa, che si addormenta sotto il roveto ardente (cioè che muore a se stessa per lasciarsi sposare da Cristo), viene tras gurata, risvegliata o risuscitata da Lui. Così, già qui sulla terra, la sposa vive «il risveglio del Figlio di Dio. Infatti questo risveglio è un movimento che il Verbo compie nella sostanza dell’anima, di tanta grandezza, signoria e gloria e di così intima soavità, che all’anima sembra che tutti i balsami e le spezie profumate e i ori del mondo siano agitati e scossi e siano rimescolati per produrre soavità, e che tutti i regni e le signorie del mondo e tutte le potestà e le qualità del cielo si muovano. Non solo, ma che anche tutte le qualità, sostanze e perfezioni e grazie di tutte le cose create splendano e facciano lo stesso movimento tutte insieme e in sintonia» (FB 4,4). Questa esperienza è quella della tras gurazione della persona che prega nel Cristo risorto. Esperienza pasquale di morte-risurrezione, che tras gura anche tutto il cosmo, la storia, i santi e gli angeli, cioè la Chiesa.