Dal Papa i pellegrini del Senegal e i cresimati della diocesi di Chiavari
Rosario Capomasi – Città del Vaticano
Le bandierine verdi, gialle e rosse con la stella al centro, sventolavano all’unisono nella basilica Vaticana durante l’udienza generale di stamane, 26 agosto, impugnate con fierezza da 350 fedeli senegalesi giunti a Roma nei giorni scorsi per un pellegrinaggio che è anche riconoscenza. Quella espressa a Leone XIV dal vescovo di Saint-Louis du Sénégal, Augustine Simmel Ndiaye — che insieme con Paul Abel Mamba, vescovo di Tambacounda, guidava il festoso gruppo — per aver portato all’Africa «una gioia e una speranza contagiose» durante la visita apostolica dello scorso aprile nel continente.
Un percorso di fede che si rinnova nel nome di san Francesco
«La nostra presenza qui ai piedi di Pietro — ha spiegato il presule — rappresenta un percorso di fede che si rinnova e si rafforza nel nome di san Francesco d’Assisi, sotto la cui protezione abbiamo posto il pellegrinaggio. Ho ringraziato il Pontefice anche per l’aver dimostrato di avere nel cuore i drammi e le difficoltà del popolo africano, assicurandolo delle nostre preghiere e del nostro affetto». Dopo la tappa romana, i fedeli africani raggiungeranno proprio la città del Poverello, dove Papa Prevost si è recato venti giorni fa, per partecipare agli eventi legati all’ottavo centenario della morte del santo. Un cammino che non si ferma in Umbria ma proseguirà a Lourdes e a Fátima passando per Santiago de Compostela.
I chierichetti da Malta e i cresimati della diocesi di Chiavari
Poco distanti sorridevano, tra un selfie e l’altro, i 120 chierichetti del campo estivo provenienti da Malta, guidati da don Mark Ellul, delegato del Segretariato per l’educazione cattolica della Conferenza episcopale maltese. «Alcuni di loro non diventeranno sacerdoti — ha osservato — ma tutti quelli che sono stati ordinati negli anni scorsi hanno sperimentato questo tipo di esperienza, fatto di servizio al prossimo, di carità cristiana, di vicinanza verso chi ha bisogno di sentire una parola di conforto o anche semplicemente di ricevere una stretta di mano». Il Segretariato fornisce supporto amministrativo, curriculare, psicosociale e pastorale a 55 scuole ecclesiastiche, le quali complessivamente istruiscono quasi 17.000 studenti, pari a circa un terzo della popolazione studentesca di Malta e Gozo.
Anche quest’anno, giunti da Chiavari, hanno rinnovato la loro professione di fede sul sepolcro di Pietro 150 cresimati, ragazzi e ragazze accompagnati dal loro vescovo, Giampio Devasini, e ricordati dal Pontefice nei saluti. «Il pellegrinaggio che facciamo ogni anno — ha tenuto a precisare don Stefano Bruzzone, vice direttore della Pastorale giovanile della diocesi ligure — è anche un cammino spirituale in cui trovare risposte alla propria fragilità. Nel reciproco confronto, esprimendo le proprie paure ci si accorge che nessuno è chiamato alla perfezione, bensì a fare emergere le vere qualità interiori che rivelano l’identità preziosa di una persona». La vera ricchezza è aiutare chi è in difficoltà, ha proseguito il sacerdote, e per questo «ieri pomeriggio abbiamo visitato la “Cittadella della carità” — progetto di aiuto ai più fragili promosso dalla Caritas diocesana di Roma — dove si respirano veramente vicinanza, accoglienza e solidarietà, un mix di valori che costituisce il miglior insegnamento per i ragazzi».
Tra i doni al Pontefice, il dipinto dell’artista svizzero Dürr
Presente questa mattina in basilica anche una delegazione di otto sindaci della comunità montana Irno - Solofrana, in Campania: i primi cittadini hanno portato a Leone XIV, per la benedizione, la prima pietra dell’erigendo “Borgo Laudato si’” (omonimo di quello già esistente a Castel Gandolfo), iniziativa nel nome di Papa Francesco e ispirata ai valori di custodia del creato, fraternità e sviluppo sostenibile. Tra i doni offerti al Pontefice al termine dell’udienza anche un dipinto dell’artista svizzero Manuel Andreas Dürr, scelto nei mesi scorsi per realizzare immagini della Via Crucis che sarà esposta ogni anno in San Pietro durante la Quaresima. Una maxi foto incorniciata per ricordare l’incontro avvenuto in Türkiye nel novembre scorso tra Leone XIV e gli esponenti della Chiesa siro-ortodossa — il cui vicario patriarcale, il metropolita Filüksinos Yusuf Çetin, ha salutato stamane all’udienza il Pontefice — è invece il presente che ha personalmente consegnato a Papa il vice presidente della Fondazione della Chiesa siro-ortodossa di Istanbul, Kenan Gürdal.
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