Gianna appena diventata madre Gianna appena diventata madre

Dalla disabilità alla maternità: la ricchezza di Gianna che incontrerà Papa Leone

Nel duomo di Rimini, il Pontefice incontrerà un’umanità fragile: disabili, anziani, senza tetto, persone in recupero dalle dipendenze, detenuti. Tra di loro anche Gianna, affetta da poliomielite, che nell’incontro con la comunità di don Oreste Benzi ha trovato la spinta giusta per non arrendersi alla sofferenza. Oggi è nonna con il cuore e il pensiero a Margherita, la giovane che ha amato infinitamente

Di Luca Luccitelli

Domani, sabato 22 agosto, quando Papa Leone XIV entrerà nel duomo di Rimini per l'incontro con gli ammalati, i disabili e i poveri assistiti dalla Caritas, tra i volti che accoglieranno il Santo Padre ci sarà anche quello di Gianna, sposata, madre ed ora nonna, responsabile della casa famiglia nel cuore di Rimini, ed in carrozzina.

Gianna è mamma di casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII fin dal 1982: 44 anni di accoglienza, di porte aperte, di vite intrecciate alla sua. Una storia che affonda le radici in un'infanzia segnata dalla sofferenza – la poliomielite contratta a tre anni e mezzo, i lunghi periodi di cura – e che proprio da quella fragilità ha imparato a leggere il mondo con occhi diversi. «Fin da ragazzina ho iniziato ad avere fede – racconta – e crescendo mi chiedevo tanti perché, li rivolgevo a Lui». Una fede che, dice, non poteva restare chiusa dietro la porta di casa la domenica sera: doveva diventare vita vissuta, condivisione reale.

Il cammino di liberazione

L'incontro decisivo arriva nel 1978, quando Gianna partecipa a un mese di esperienza estiva in una casa famiglia della zona di Rimini, tra le prime nate dall'intuizione di don Oreste Benzi. Non è un colpo di fulmine, ma la scoperta lenta di qualcosa che già cercava: liberarsi dai pregiudizi, alleggerire — non appesantire — le croci degli altri. «Don Oreste era una persona che dava fiducia a tutti, anche a me che ero in carrozzina – ricorda – È stato più di un genitore, perché ha fatto uscire in me capacità che nemmeno io conoscevo». Da quella fiducia nasce, nel 1982, la scelta definitiva di diventare mamma di casa famiglia.

“Tu sei madre!”

Da allora sono tante le persone accolte, alcune per periodi brevi, altre per anni, in storie non sempre a lieto fine. Tra queste, una segna Gianna più di ogni altra: quella di una ragazza minorenne, tossicodipendente fin dall'adolescenza per una ferita familiare mai rimarginata. La ragazza — che qui chiameremo Margherita, per rispetto della sua storia – era stata accolta a Sant'Aquilina, sulle colline riminesi, nella comunità di don Nevio Faitanini, storico collaboratore di don Oreste Benzi e padre spirituale della Beata Sandra Sabattini. Quando termina il percorso terapeutico, dopo una ricaduta, don Nevio si rivolge a Gianna. «Questa ragazza ha bisogno della madre che non ha mai avuto, Gianna puoi farlo tu». Margherita trova nella casa famiglia la sua famiglia.

Gianna oggi
Gianna oggi

Una doppia maternità

Da lì nasce, nelle parole di Gianna, «un rapporto bellissimo». Margherita trova la forza di uscire dalla dipendenza, si sposa, e proprio mentre Gianna dà alla luce la sua primogenita, nasce anche suo figlio. Due gravidanze vissute in parallelo, due maternità che si specchiano l'una nell'altra. Ma la vita di Margherita porta con sé un'eredità dolorosa, contratta negli anni della tossicodipendenza: l'HIV. «Negli anni '80 si era all'inizio dell'emergenza Aids e ancora non erano state sviluppate cure efficaci. Margherita affrontò una vera via crucis, una via dolorosa, ed io la accompagnai fino alla fine. Quando suo figlio aveva appena tre anni, Margherita morì. Aveva 25 anni».

Toccare l’infinito

«Credo sia stato uno dei legami più profondi che il Signore mi ha donato, un legame con cui ho scoperto la mia maternità – racconta Gianna, mentre, a distanza di oltre quarant'anni, le lacrime solcano il suo viso –. Un legame spirituale che mi ha fatto fare esperienza dell'Infinito». Quando sabato in duomo Gianna incontrerà Papa Leone, porterà con sé non solo la sua storia ma anche quella delle tante persone che, come angeli, ha accolto nella sua casa. Come Margherita.

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21 agosto 2026, 14:53