Il Papa: non cedere all’odio davanti a ingiustizie, il male non sfiguri l’umanità

Nell’omelia della Messa presieduta nella chiesa di Maria Santissima del Lago a Castel Gandolfo, seguita dalla tradizionale processione, Leone XIV si sofferma sula bellezza di tali “gesti semplici” di devozione, capaci di rinnovare la fede. In un mondo che liquida il perdono a sinonimo di ingenuità e debolezza, credere diventa invece una rotta verso la pace, per “continuare a navigare verso la meta desiderata”

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

La struttura a ventaglio della chiesa di Maria Santissima del Lago ricorda quella delle assi di un’imbarcazione, che in corrispondenza dell'ideale prua convergono nella croce che sovrasta lo specchio d’acqua incastonato tra i Colli Albani. La bellezza, qui, non parrebbe quindi “un’utopia”. Eppure è sufficiente salpare, immergersi nel mondo per temere la deriva sostenuta da “venti contrari”, che soffiano sul dono di sé riducendolo a ingenuità, sul perdono abbassandolo a debolezza. Dal lago Albano si viene allora ricondotti a quello di Tiberiade, dove, in mezzo alla tempesta, Gesù compie qualcosa di apparentemente utopico, ma concreto: cammina sulle acque, ed esorta ad avere fede: la chiave per ritrovare la pace e “continuare a navigare verso la meta desiderata”.

Dall’altare dell'edificio consacrato da san Paolo VI nell’agosto del 1977, e di fronte a 350 fedeli, Papa Leone XIV incoraggia nuovamente a percorrere la “via della vita”, quella dell’amore, prendendo poi il largo, primo Pontefice nella storia, sulle acque del Lago Albano. A bordo del Battello Falco dell'Associazione Lungolago Castel Gandolfo, c'è anche un’ospite ormai familiare e non più d’eccezione, visto che la tradizione si ripete dal primo dopo guerra, quando nel piccolo comune laziale non risiedevano più di sei o sette famiglie: il simulacro della Madonna del Lago.

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I Papi e la festa della Madonna del Lago

Il Vescovo di Roma presiede la Messa questa sera, 29 agosto, in un clima di festoso raccoglimento, ricordando, oltre a san Paolo VI, anche la partecipazione di san Giovanni II alla festa della Madonna del Lago, promuovendone la memoria e rinnovandone il messaggio. I testi scelti per la liturgia si armonizzano con l’appuntamento tradizionale. Nella prima Lettura, infatti, viene proclamato un passaggio del profeta Geremia: “Nel mio cuore c’era come un fuoco ardente; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo”.

Sente un impulso incontenibile di portare a tutti il suo messaggio, anche se sa che questo comporterà dover dire e fare cose che a molti non piaceranno, incontrare sofferenze e incomprensioni, fino a diventare “oggetto di derisione ogni giorno”. Ma l’amore lo spinge ad agire per il bene del suo popolo, senza compromessi, fino alla fine.

Amare senza compromessi

Portare il proprio ideale di comunione fino in fondo, senza remore, è anche ciò che insegna a praticare Gesù nel Vangelo. Dopo avere sfamato quattromila uomini e donne con sette pani e pochi pesciolini, il Signore svela ai discepoli le sofferenze che dovrà patire a Gerusalemme, fino alla morte e alla resurrezione.

Spiega come, dopo i tanti miracoli compiuti, manifesterà definitivamente la sua gloria: sacrificando liberamente la sua vita e offrendo sé stesso sulla croce come pane spezzato. E precisa che lo stesso dovrà fare chiunque voglia continuare la sua missione: “Se qualcuno vuole venire dietro a me – dice –, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

La Messa nella Chiesa di Maria Santissima del Lago
La Messa nella Chiesa di Maria Santissima del Lago   (@Vatican Media)

La gioia del mietitore e l'intenzione del seminatore

“Solo l’amore salva”, quindi. Il Papa esorta a spargere nel mondo i semi di questa “carità infinita”, poiché, come insegnava sant’Agostino, “la gioia del mietitore dimostra l’intenzione del seminatore”.

Purtroppo non tutti comprendono la bellezza, la bontà e la concretezza di questo sogno del Creatore, anzi molti pensano che sia un’utopia. Porgere l’altra guancia – dicono – è da perdenti, donare di fronte al rifiuto è da ingenui, perdonare senza limiti è da deboli. Non c’è da stupirsi. Perfino per Pietro è stato difficile accettare questo modo nuovo e diverso di ragionare. Ma Gesù rimane categorico: solo la via dell’amore è la via della vita.

L'inutilità di odio e violenza

Leone XIV mette inoltre in guarda da pericolose illusioni:

L’odio e la violenza non portano nulla di buono, ma solo distruzione e morte, sempre, anche quando sono risposta a ingiustizie subite. Lo vediamo ogni giorno, dal piccolo del nostro vissuto domestico alla grande scena del mondo.

Perché ogni ambito dello scibile umano ha bisogno di vita, speranza, serenità e pace: dalla propria individualità ai popoli e le nazioni.

Per questo, qualunque sia la ferita, qualunque l’offesa, non permettiamo al male di sfigurare la nostra umanità e di corromperci nel cuore.

Guarda un passaggio dell'omelia del Papa

Avere fede in mezzo alla tempesta

Un impegno che non deve sfociare in scoraggiamento davanti alle difficoltà. È ciò che ricorda la processione stessa, capace di rievocare il già citato miracolo di Gesù che cammina sulle acque, raggiungendo i discepoli impauriti e riconducendoli a riva dopo avere sedato la tempesta.

Proprio quando erano più spaventati, in balia dei venti contrari, li ha esortati ad avere fede, a pregare, per ritrovare pace e, insieme a Lui, continuare a navigare verso la meta desiderata.

Il Papa pronuncia l'omelia
Il Papa pronuncia l'omelia   (@VATICAN MEDIA)

Gesti semplici e premurosi

Rievocare “gesti semplici”, che si ripetono di generazione in generazione, è un modo efficace per rinnovare fede e devozione. Lo sottolinea il Pontefice, soffermandosi sulla premura della piccola comunità locale nel riunirsi solennemente a rappresentare l’intera Chiesa: “un corpo solo, nella preghiera, nei sentimenti, nei propositi, nello sviluppo ordinato e unanime del nostro essere insieme”.

Stringiamoci, allora, stasera, a Gesù e a Maria, al Figlio e alla Madre, per essere, uniti, non solo sul lago, ma in tutte le notti del mondo, un riflesso rasserenante della presenza di Dio, e un’eco irresistibile del suo amore che invita ad amare.

L'impegno dei Salesiani a Castel Gandolfo

La Messa è concelebrata, tra gli altri, dal vescovo della Diocesi di Albano, monsignor Vincenzo Viva, dal parroco della chiesa di San Tommaso di Villanova a Castel Gandolfo, don Tadeusz Rozmus e dai membri della Casa Generalizia dei Salesiani, don Gabriel Cruz e don Pedro André, in rappresentanza del rettor maggiore, don Fabio Attard. Ricorre infatti il centenario della presenza della congregazione fondata da Don Bosco, chiamati a Castel Gandolfo nel 1926 da Papa Pio XI per aprire l’oratorio e per dedicarsi alla pastorale parrocchiale, con particolare attenzione all’educazione dei giovani e alla loro crescita umana e cristiana.

L'inizio della processione

Terminata la Messa, Leone XIV e i fedeli escono dalla chiesa e portano in processione il simulacro della Madonna del Lago, inizialmente in strada, fino allo stabilimento “Tropicana”.

Il Papa in processione per le strade di Castel Gandolfo
Il Papa in processione per le strade di Castel Gandolfo   (@Vatican Media)

Passato l’arenile, l’effige è imbarcata su un battello messo a disposizione dall’ente parco dei Castelli romani, dove sale anche il Pontefice, per poi salpare verso il vicino stabilimento “Giorgio’s Beach”, ai piedi del Palazzo Apostolico. Ad accompagnare il battello, come da tradizione, sono una decina di imbarcazioni civili - tra cui due canoe - e alcune navi delle forze dell’ordine.

Il Papa sale a bordo del battello
Il Papa sale a bordo del battello   (@VATICAN MEDIA)

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29 agosto 2026, 18:30