Il Papa al Meeting: opporre la misericordia al falso realismo che riarma menti e nazioni

Leone XIV parla alla platea della 47ª edizione della kermesse di Rimini ed esorta a “invertire la rotta” e "riaccendere sogni e visioni" non soffiando solo sul "fuoco della stanchezza e disperazione". È giunta “l’ora della responsabilità”, afferma il Pontefice: “Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo”. Ai giovani: “Mettetevi in gioco!”

Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano

Sì, cari amici, è l’ora della responsabilità, specialmente per chi molto ha ricevuto da una millenaria tradizione di fede che si fa cultura

C’era la guerra, la Guerra Fredda, il 29 agosto del 1982 quando San Giovanni Paolo II solcava il palco del Grande Auditorium della Fiera di Rimini per partecipare all’allora terza edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. Un’intuizione del fondatore di Comunione e Liberazione, don Luigi Giussani, non rimasta “enclave” del movimento ma divenuta nel tempo “crocevia per la Chiesa e per la società”, “incontro che moltiplica gli incontri e ispira nuovi cammini”.

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E c’è la guerra, anzi, ci sono le tante guerre - piccole, grandi, “a pezzi” –, insieme alle crisi, alle divisioni, le ideologie, le disuguaglianze, i disastri ambientali e i “business della morte”, ora che un Pontefice, Leone XIV, torna a parlare alla multiforme platea della kermesse riminese. Politici, artisti, leader religiosi, rappresentanti di istituzioni o della società civile, giovani, volontari, testimoni, sono tutti riuniti nel segno di quell’“amicizia”, appunto, che in questo tempo di lacerazioni è valore non scontato. Sono circa 20 mila (altre 60 mila persone sono dentro la Fiera) e accolgono il Papa con un lungo applauso che lascia poi il posto ad un fermo silenzio che pervade tutti i padiglioni, una volta preso il microfono.

Smascherare le ingiustizie

Erano attese da mesi le parole del Successore di Pietro, ponte e punto di riferimento per la Chiesa e il mondo. Lui, Leone, propone al Meeting un discorso/ appello di ampio respiro che guarda all’attualità di quest’umanità chiamata a una “inversione di rotta” che può essere resa “convincente e credibile” dall’opera di “pionieri coraggiosi”.

Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. A partire dalle organizzazioni che abbiamo generato e nelle quali operiamo, smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando si fa pervasivo e distruttivo

Il Papa al Meeting di Rimini
Il Papa al Meeting di Rimini   (@VATICAN MEDIA)

L'amore che muove il mondo

“Non ci sia soltanto chi soffia sul fuoco della stanchezza e della disperazione; ci sia anche chi riaccende sogni e visioni!”, dice il Papa dal grande palco - dove siede al suo fianco il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin - lasciando a chi lo ascolta un comando: l’Amore, quello che “move il sole e l’altre stelle” come scriveva Dante nell’ultimo verso della Divina Commedia che dà il titolo alla 47ª edizione del Meeting.

Più volte il Sommo Pontefice richiama il Sommo Poeta nel suo discorso in cui cita il Concilio, don Giussani e i predecessori Francesco, Benedetto XVI e, naturalmente, Giovanni Paolo II che già 44 anni fa aveva compreso “la profezia” di un appuntamento simile: “Già solo il pronunciare queste parole rallegra il cuore: Incontro! Incontro di amicizia”! Amicizia tra i popoli! Parole che acquistano un particolare significato in queste ore, spesso drammatiche, della storia del mondo”.

Le persone prima dei confini e delle istituzioni

Leone fa suoi i pensieri del Papa polacco: “Anche oggi la pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi”, sottolinea, esortando – sulla scia della Fratelli tutti - a “coltivare l’amicizia sociale” così da riconoscerci “nella dignità di figli di Dio” che accomuna tutti gli esseri umani, “al di là di ogni diversità, separazione o conflitto”.

Possiamo immedesimarci l’uno nell’altro, ascoltarci e diventare amici, tra persone e quindi anche tra popoli. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono sempre le persone

Il realismo della misericordia

È la forza dell’amore, l’amore che “muove” e che dai tempi di Dante “non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità”, sebbene rimanga “volentieri silenzioso, a differenza delle forze rumorose che sconvolgono la terra, il cielo e tutte le creature”, evidenzia il Papa, richiamando l’insegnamento dei Papi sulla “Misericordia”. “Il male non si combatte col male – aggiunge -. Come in cielo, così in terra l’amore è la legge della vita, il metodo della redenzione, del Messia crocifisso”.

“Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità. Il peccato esiste, certo, ma più forte è l’amore redentore di Cristo, che ci impegna a purificare pensieri, interessi, abitudini, frequentazioni, progetti, investimenti – ogni aspetto della vita – da tutto ciò che la cultura della potenza ha inquinato”

Un disegno che attraversa la storia

È dunque “un’autentica conversione di popolo” quella che domanda il Papa. Quanti sono seduti nell’Auditorium con le loro competenze, responsabilità e risorse possono realizzarla: “In un mondo attraversato da tante manovre che puntano a conquistare mercati e spazi di influenza, spesso rivestite da retoriche rassicuranti e costruzioni ideologiche seducenti, il nostro cuore avverte il bisogno di scoprire un disegno diverso, sapiente e benevolo, simile a quello che Maria contempla nel Magnificat”, afferma Papa Leone. Questo disegno di misericordia attraversa la storia anche oggi, dentro “i passaggi più rapidi e inquieti segnati dagli algoritmi e dalle reti globali” e diventa “la bussola per un’esistenza evangelica nell’era digitale”.

Leone XIV durante il suo discorso alla Fiera di Rimini
Leone XIV durante il suo discorso alla Fiera di Rimini   (@Vatican Media)

Appello ai giovani

Una “responsabilità”, il Papa la invoca pure per il vasto mondo educativo, oggi sempre più a “rischio”. E una parola la rivolge a giovani, presenti in gran numero come volontari: “Siete segno che il futuro è una promessa, non una minaccia!”, scandisce Leone. “Mettetevi in gioco! Apritevi a una vera cattolicità, allargando i vostri legami oltre ogni appartenenza troppo ristretta”, esorta il Vescovo di Roma.

Contrastate ciò che vorrebbe allontanarvi da fratelli e sorelle di culture, sensibilità e provenienze diverse, specialmente dai più poveri. Uscite, invece, incontro a tutti!  Ad ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore

Risveglio della fede

Nessuno deve permettersi di sminuire la parola “amore” che, rimarca il Papa, “è il nome stesso di Dio: Dio è amore”. E “nell’amore non c’è mai costrizione, indottrinamento; mai seduzione, inganno, arruolamento. C’è amore solo nella libertà, nel confronto vivo, nel dono generoso di sé”.

Questa stessa libertà è il motore del risveglio della fede di tanti giovani: “Oggi il mondo sembra stupirsi della vostra adesione a Cristo, dell’attrazione che sentite per Lui e per la sua Parola, della vostra appartenenza alla Chiesa”, annota Leone. Ma non è “una questione di numeri, sebbene commuovano le migliaia di vostri coetanei che chiedono il Battesimo in società considerate tra le più secolarizzate del mondo”. “È una questione di libertà: la verità si incontra solo nella libertà”, afferma Leone XIV. E la Chiesa stessa, come diceva Benedetto XIV, “non fa proselitismo” ma “si sviluppa piuttosto per attrazione”.

"Amate sempre la Chiesa!"

“Amate sempre la Chiesa!”, aggiunge ancora il Papa, facendolo ripetere ancora una volta: “Amate sempre la Chiesa!”.

“Amate e preservate l’unità della compagnia attraverso la quale Cristo vi ha raggiunti e vi attrae a sé”, dice, questa volta rivolgendosi agli aderenti a Comunione e Liberazione. “Anche i momenti difficili possono essere momenti di grazia e possono essere momenti di rinascita”. L’invito è ad “imparare ad ascoltarci a vicenda”, perché dono dell’ascolto “spesso si è perso in alcuni settori della Chiesa”. Ascolto della Parola di Dio, ascolto reciproco, ascolto della saggezza in uomini e donne, membri della Chiesa e quanti sono alla ricerca della verità, indica il Papa.

Il Papa parla alla 47.ma edizione del Meeting di Rimini
Il Papa parla alla 47.ma edizione del Meeting di Rimini   (@Vatican Media)

Sinodalità

La via è, dunque, quella della “sinodalità”, che "non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che nell’amicizia e nell’incontro con l’altro avverte di appartenere a Dio solo".

Allora l’autorità si converte in servizio, che onora le diversità e ne facilita l’armonia

“Testimoniamo - conclude il Papa - che ogni carisma è per l’utilità comune, che ogni ricchezza si moltiplica se condivisa, che ogni paura può essere superata: dobbiamo renderlo tangibile, credibile, desiderabile”.

 

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22 agosto 2026, 16:40