Al Papa il libro su Xavier, una vita vissuta nell’amore anche nella malattia

Mentre il Papa usciva con l’auto dalle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, ieri sera 18 agosto, l'infermiera spagnola presso la Clinica ICOF di Barcellona, è riuscita a parlargli brevemente, a raccontargli la storia di Xavier, morto per una distrofia muscolare a soli 29 anni. Gli ha consegnato un libro sulla sua vita, piena di senso e di amore dal titolo “Imparare a morire per vivere”

Sebastián Sansón Ferrari – Castel Gandolfo

Fino all'ultimo momento, Elisabet Argemí non sapeva se avrebbe avuto l'opportunità di parlare con Papa Leone XIV. Martedì 18 agosto, a Castel Gandolfo, mentre il Pontefice lasciava il Palazzo Apostolico per tornare in Vaticano, l'incontro è avvenuto inaspettatamente: l'auto del Papa si è fermata, Leone XIV ha abbassato il finestrino e le ha parlato con parole che lei ricorda ancora con emozione: “Dimmi, dimmi”. Argemí, infermiera presso l'Ospedale Clínic ICOF di Barcellona, ​​ha approfittato di quei brevi momenti per consegnargli una copia di “Imparare a morire per vivere”, il libro che raccoglie la testimonianza di suo fratello, Xavier Argemí, malato di distrofia muscolare e scomparso l'anno scorso a 29 anni.

“Era un fratello che amava moltissimo la vita”, ha spiegato. Xavier diceva spesso di sentirsi amato e di amare molto anche gli altri. Per lui, quell'amore dava un senso alla sua esistenza. La malattia ha segnato la sua vita ma non ne ha diminuito il significato. Secondo la sorella, Xavier è riuscito ad accompagnare e aiutare molte persone. Dopo la sua morte, molte di loro sono venute al suo funerale. “È stata una vita molto santa”, ha affermato Elisabet.

Il breve incontro con il Papa

Lo scambio con Leone XIV è durato solo pochi istanti, ma è rimasto impresso nel cuore di Elisabet Argemí. Il Papa ha preso il libro, con una dedica, e l'ha ascoltata: “Mi ha guardata con attenzione, con affetto, come un padre a una figlia”. Argemí avrebbe voluto consegnarlo al Pontefice a Barcellona, ​​ma alla fine non c’era riuscita. L'incontro a Castel Gandolfo le ha permesso di realizzare questo desiderio che ha un significato speciale: portare al Papa la testimonianza di un giovane la cui vita è stata segnata dalla malattia, ma anche da una semplice convinzione che il valore dell'esistenza non dipende dalle condizioni in cui si vive, ma dalla capacità di amare ed essere amati.

“Alzate lo sguardo ogni giorno”

Elisabet Argemí ha ricordato anche la sua esperienza durante il viaggio apostolico del Papa in Spagna nel giugno scorso. Ha seguito da vicino i vari eventi, ha partecipato alla veglia a Montjuïc e in quei giorni era per le strade di Barcellona. Per lei, uno dei messaggi centrali di quel viaggio, sul tema “Alzate lo sguardo”, può essere uno spunto per portare avanti l'eredità di Xavier. Uno sguardo alimentato dal rapporto che suo fratello aveva con Gesù, "nostro amico e nostro amore" e che è un insegnamento per tutti. La preghiera, i sacramenti e il Vangelo sono, per Elisabet, parte integrante del suo cammino quotidiano così come seguire il Papa, attraverso le udienze, i suoi scritti e le sue parole. Tra le sfide del mondo odierno, Argemí crede che la testimonianza di suo fratello custodisca proprio quell'invito: guardare oltre la malattia e le difficoltà per scoprire ciò che può dare significato a una vita. Elisabet ha deciso di continuare ancora a condividere la storia di Xavier, una testimonianza giunta anche nelle mani di Papa Leone XIV.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

19 agosto 2026, 10:35