L’Assunzione, il cielo che cambia il nostro abitare la terra

Nelle parole di Leone XIV e del suo predecessore Francesco, accompagnate da alcune grandi immagini della Visitazione e dell’Assunzione, la solennità del 15 agosto indica nella Vergine la meta del cammino dell’uomo, ma riconduce continuamente alla vita presente. Maria, “icona di speranza”, mostra che la Risurrezione non è soltanto promessa futura: comincia nella storia, nel servizio, nella fraternità e nella scelta quotidiana della vita

Maria Milvia Morciano – Città del Vaticano

L’Assunzione sembra indicare un movimento preciso: dalla terra al cielo. Maria, terminato il corso della vita terrena, è assunta “alla gloria celeste in anima e corpo”, secondo la definizione proclamata da Pio XII il 1° novembre 1950 (Munificentissimus Deus). Eppure, nelle parole dedicate negli ultimi anni alla Solennità del 15 agosto da Leone XIV e da Francesco, lo sguardo rivolto verso l’alto torna continuamente sulla terra. Il cielo è la meta, ma proprio per questo orienta il cammino; la Risurrezione è il destino ultimo dell’uomo, ma comincia a trasformare il presente. “In Maria di Nazaret c’è la nostra storia, la storia della Chiesa immersa nella comune umanità”, ha affermato Leone XIV nell’Omelia dell’Assunta del 2025. È un movimento che l’arte ha cercato per secoli di rendere visibile. Maria si mette in viaggio e incontra Elisabetta nelle Visitazioni, poi il suo corpo nelle grandi immagini dell’Assunzione si solleva, acquista slancio, sembra vincere progressivamente il peso della terra.

Raffaello, Visitazione, 1517-1519, olio su tavola trasportata su tela, 200 × 145 cm, Museo Nacional del Prado, Madrid.
Raffaello, Visitazione, 1517-1519, olio su tavola trasportata su tela, 200 × 145 cm, Museo Nacional del Prado, Madrid.

Salire significa servire

Nell’Angelus del 15 agosto 2023 Francesco parte dalla Visitazione: Maria sale verso una “regione montuosa” per raggiungere Elisabetta. Una salita reale: “È quando ci abbassiamo a servire i fratelli che andiamo in alto: è l’amore che eleva la vita”. Servizio e lode sono per Francesco i due modi attraverso i quali Maria sale. Il primo passa attraverso la fatica concreta del prendersi cura degli altri; la seconda eleva il cuore. L’Assunzione appare così non soltanto come il termine glorioso dell’esistenza della Vergine, ma come il compimento di una vita che ha già trovato sulla terra la propria direzione. Gesù e Maria, spiegava ancora Francesco, “percorrono insomma la stessa strada”: due vite rivolte verso l’alto attraverso il dono di sé. Prima ancora delle immagini dell’Assunzione, è dunque la Visitazione a dare forma a questo movimento: Maria sale, ma per raggiungere qualcuno. Nel dipinto di Raffaello conservato al Prado, la Vergine appare già gravida e posa una mano sul ventre: affronta il viaggio portando nel grembo Colui che ha appena accolto. La strada verso Elisabetta acquista così una dimensione fisica, fatta di peso, fatica e slancio verso l’altro.

Raffaello, Visitazione, 1517-1519, olio su tavola trasportata su tela, 200 × 145 cm, Museo Nacional del Prado, Madrid.
Raffaello, Visitazione, 1517-1519, olio su tavola trasportata su tela, 200 × 145 cm, Museo Nacional del Prado, Madrid.

Maria, “con i sandali logori”

Un anno dopo, Francesco sostituisce alla salita l’immagine del viaggio. Il punto di partenza è ancora la Visitazione: “si mise in viaggio” (Lc 1,39). Maria, appena ricevuto l’annuncio dell’angelo, non rimane ferma a custodire un privilegio, ma esce e raggiunge Elisabetta. Quel primo viaggio diventa “una metafora di tutta la sua vita”: Maria sarà sempre in cammino, alla sequela del Figlio e incontro agli altri, fino a concludere il suo pellegrinaggio terreno nell’Assunzione (Angelus, 15 agosto 2024).  Non dunque una figura distante, “una statua immobile di cera”, ma una “sorella… con i sandali logori… e con tanta stanchezza”, dice Francesco citando Carlo Carretto, autore di Beata te che hai creduto.

La Vergine “ci precede nel cammino”, ricordando che anche la nostra vita è “un viaggio continuo verso l’orizzonte dell’incontro definitivo”. Se Raffaello lascia percepire il viaggio nel corpo di Maria, Pontormo sembra fermarne l’approdo. Le due donne si stringono al centro della scena e si guardano negli occhi: dopo la strada viene l’incontro, dopo il movimento la prossimità. La Visitazione diventa così l’immagine di un’esistenza protesa verso gli altri, prima che l’iconografia dell’Assunzione mostri Maria alla fine del viaggio, portata verso il cielo.

Pontormo, Visitazione, 1528-1530 circa, olio su tavola, 202 × 156 cm, Pieve di San Michele Arcangelo, Carmignano (Prato)
Pontormo, Visitazione, 1528-1530 circa, olio su tavola, 202 × 156 cm, Pieve di San Michele Arcangelo, Carmignano (Prato)

L’“icona di speranza” dei pellegrini nella storia

Leone XIV riprende proprio il tema del pellegrinaggio. Nell’Angelus del 15 agosto 2025, celebrato durante l’anno giubilare, il Papa parte dalla Lumen gentium, che presenta Maria glorificata nel corpo e nell’anima come immagine della Chiesa e “segno di sicura speranza e di consolazione” per il popolo di Dio pellegrino. Maria, afferma Leone, “risplende come icona di speranza per i suoi figli pellegrini nella storia”. Il pellegrino ha bisogno di una meta che sostenga nella stanchezza e mantenga vivo il desiderio. Per Leone XIV, è Dio, “pienezza di vita, di pace, di gioia, di ogni bene”. L’intera esistenza di Maria è riletta come “un pellegrinaggio di speranza” che, attraverso la Croce e la Risurrezione, giunge “in patria, nell’abbraccio di Dio”.

Nell’Assunta di Tiziano ai Frari questa tensione diventa pura energia ascensionale. Maria non appare immobile nella gloria: il corpo è proteso verso l’alto, le braccia si aprono, il mantello e le vesti amplificano il movimento, mentre la distanza dagli Apostoli cresce sotto i nostri occhi. L’immagine rende visibile la tensione  che, nelle parole di Leone XIV, orienta il pellegrinaggio. A illuminare questa speranza Leone XIV chiama anche Dante. Maria, invocata da san Bernardo nell’ultimo canto del Paradiso, è “di speranza fontana vivace” (XXXIII, 12): non soltanto colei che ha raggiunto la meta, ma una sorgente di speranza per chi è ancora in cammino.

Tiziano Vecellio, Assunzione della Vergine, 1516-1518, olio su tavola, Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia.
Tiziano Vecellio, Assunzione della Vergine, 1516-1518, olio su tavola, Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Venezia.

La Risurrezione comincia ora

Nell’omelia citata, pronunciata lo stesso giorno a Castel Gandolfo, Leone XIV compie un ulteriore passaggio. La Risurrezione non riguarda soltanto ciò che attende l’uomo alla fine dell'esistenza: “Prima di essere il nostro destino ultimo, infatti, la Risurrezione modifica – anima e corpo – il nostro abitare la terra”. L’Assunzione viene così ricondotta alla Pasqua. Maria mostra che la Risurrezione di Cristo “non è stata un caso isolato, un’eccezione”. Il suo destino riguarda l’umanità, ma chiede già nel presente una scelta. La vita nuova si manifesta nelle “concrete esperienze di fraternità” e nei “nuovi gesti di solidarietà”. È così che la Risurrezione entra nella storia, quando opponiamo “al male il bene, alla morte la vita”.
È forse nelle Assunzioni in cui il movimento diventa più audace che questa vittoria sulla morte acquista la sua evidenza visiva più potente.

Annibale Carracci, Assunzione della Vergine (part.), 1588-1590, olio su tela, 97 × 130 cm, Museo Nacional del Prado, Madrid.
Annibale Carracci, Assunzione della Vergine (part.), 1588-1590, olio su tela, 97 × 130 cm, Museo Nacional del Prado, Madrid.

Nell’Assunzione di Annibale Carracci la Vergine sembra realmente sollevarsi davanti agli Apostoli; nella cupola del Duomo di Parma Correggio porta invece il moto fino alla vertigine: corpi, nubi e luce sono coinvolti in un vortice ascensionale che quasi annulla la distanza fra terra e cielo. L’arte non descrive soltanto una destinazione: prova a rendere percepibile una trasformazione.

Antonio Allegri, detto il Correggio, Maria Vergine assunta in cielo circondata da angeli, 1526-1530 ca., affresco,  1093 × 1195 cm, del Duomo di Parma.
Antonio Allegri, detto il Correggio, Maria Vergine assunta in cielo circondata da angeli, 1526-1530 ca., affresco, 1093 × 1195 cm, del Duomo di Parma.

Per questo contemplare Maria assunta in cielo non significa sottrarre lo sguardo alla terra. Al contrario, significa scegliere come abitarla. “Non abbiamo paura di scegliere la vita!”, esorta Leone XIV, sempre durante l’omelia nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova di Castel Gandolfo fino a condensare il significato della festa in una frase che riconduce il futuro al presente: “La nostra vittoria sulla morte inizia fin da ora”.

Antonio Allegri, detto il Correggio, Maria Vergine assunta in cielo circondata da angeli (part.) 1526-1530 ca., affresco,  cupola del Duomo di Parma.
Antonio Allegri, detto il Correggio, Maria Vergine assunta in cielo circondata da angeli (part.) 1526-1530 ca., affresco, cupola del Duomo di Parma.

Una speranza dentro la storia

Il cielo dell’Assunzione rimane così legato alle inquietudini della storia. Francesco, al termine dell’Angelus del 2024, affidava a Maria Regina della pace le popolazioni colpite dalle guerre, ricordando che “la guerra è una sconfitta”. Leone XIV, un anno dopo, ha richiamato le parole pronunciate da Pio XII: contemplare Maria doveva condurre a comprendere meglio “il valore della vita umana” e impedire che si facesse “scempio di vite umane, suscitando guerre” (Munificentissimus Deus).

A distanza di settantacinque anni dalla proclamazione del dogma, Leone XIV ne sottolinea l’attualità di fronte a una violenza “sempre più sorda e insensibile ad ogni moto di umanità” e invita a non rassegnarsi alla logica del conflitto e delle armi (Angelus, 15 agosto 2025). Maria, già nella gloria, resta dentro la storia degli uomini come segno che la morte non ha l’ultima parola. L’Assunzione porta lo sguardo verso il cielo proprio per restituirlo alla terra con una speranza più esigente: quella che chiede, già oggi, di scegliere la vita.

Annibale Carracci, Assunzione della Vergine (Assunta Bonasoni), part., 1592, olio su tela, 260 × 177 cm, Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Annibale Carracci, Assunzione della Vergine (Assunta Bonasoni), part., 1592, olio su tela, 260 × 177 cm, Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui.

14 agosto 2026, 15:00