Ulisse nella grotta dio Polifemo, (di Jakob Jordaens, Museo Puskin) Ulisse nella grotta dio Polifemo, (di Jakob Jordaens, Museo Puskin)

I Papi e l'Odissea: il viaggio come ricerca di senso

Il poema omerico, che ha ispirato il nuovo film del regista Christopher Nolan, per i Pontefici è soprattutto una metafora sul viaggio esistenziale dell’uomo. “La salvezza, come ha detto Papa Francesco durante il viaggio apostolico in Grecia nel 2021, sta in mare aperto, sta nello slancio, nella ricerca, nell’inseguire i sogni”

Amedeo Lomonaco – Città del Vaticano

Leggere l’Odissea attraverso le riflessioni dei Papi offre una prospettiva sul mondo e sul senso dell’esistenza. Una premessa doverosa riguarda la parola εὐαγγέλιον (evangelium) che ha una lunga storia. Papa Benedetto XVI, nel 2012, in occasione dell’Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sottolinea che questo termine “appare in Omero”, nell’Odissea: “è annuncio di una vittoria, e quindi annuncio di bene, di gioia, di felicità. Appare, poi, nel Secondo Isaia (cfr Is 40,9), come voce che annuncia gioia da Dio, come voce che fa capire che Dio non ha dimenticato il suo popolo”.

L’Odissea e le domande fondamentali

Il viaggio di Ulisse si snoda, innanzitutto, tra le domande di fondo che caratterizzano il percorso dell'esistenza umana: chi sono? da dove vengo e dove vado? Nei poemi di Omero, si legge nell’enciclica Fides et Ratio di Papa Giovanni Paolo II, sono interrogativi che hanno “la loro comune scaturigine nella richiesta di senso che da sempre urge nel cuore dell'uomo: dalla risposta a tali domande, infatti, dipende l'orientamento da imprimere all'esistenza”.

La ricerca di senso

L’invito che sostiene l’Odissea, fin dalle prime pagine, è quello di non fermarsi ad Itaca. Mettersi in viaggio diventa una fonte di conoscenza per inquadrare, attraverso il vissuto e l’esperienza, le varie sequenze della vita. Anche la ricerca della verità non deve essere una inerte attesa. Papa Paolo VI esprime questa sana inquietudine all’udienza generale del 7 dicembre del 1966, ponendo una domanda: “non è più grande Ulisse, teso a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore (Dante, Inf. 26), che la tranquilla Penelope?”.

Ulisse riconosciuto da Euriclea (di William-Adolphe Bouguereau)
Ulisse riconosciuto da Euriclea (di William-Adolphe Bouguereau)

Il valore del viaggio

Il destino dell’uomo non si costruisce nell’attesa che gli eventi prendano forma e sostanza. Papa Francesco, durante il viaggio apostolico in Grecia nel 2021, spiega che “il viaggio in un mare agitato, come insegna il grande racconto omerico, è spesso l’unica via”. Francesco, in occasione della visita al Parlamento ellenico il 6 dicembre del 2021, spiega che non si può restare fermi davanti agli snodi cruciali e alle intemperie della vita.  Nell’Odissea di Omero, ricorda poi il Pontefice argentino, il primo eroe che appare non è Ulisse ma un giovane. Si tratta di Telemaco, suo figlio: “non aveva conosciuto il padre ed è angosciato, sfiduciato perché non sa dov’è e nemmeno se esiste”.

Davanti a un bivio

Papa Francesco, continuando a tratteggiare il ritratto di Telemaco durante il viaggio apostolico in Grecia, spiega che “ci sono varie voci, tra cui quella della divinità, che lo esorta ad avere coraggio e partire”. “E lui fa così: si alza, sistema di nascosto la nave e di fretta, al sorgere del sole, va all’avventura”. La scelta di Telemaco non riguarda solo le trame dell’epica ma anche i passi delle nuove generazioni che cercano di costruire il futuro tra fatiche e incertezze. La decisione dell’unico figlio di Ulisse e Penelope è anche quella presa da tanti migranti che, in questo nostro tempo lacerato da tensioni e conflitti, proiettano i loro sogni oltre paure ed angosce.

La salvezza “sta in mare aperto”

Il racconto omerico è dunque una metafora dei viaggi di tanti Telemaco e Ulisse che hanno solcato i mari della storia e che continuano a navigare tra le sfide poste dal mondo contemporaneo. Francesco, saldando l’Odissea con la quotidianità, sottolinea che “il senso della vita non è restare sulla spiaggia aspettando che il vento porti novità”. La vita dell’uomo è protesa verso l’orizzonte. “La salvezza sta in mare aperto, sta nello slancio, nella ricerca, nell’inseguire i sogni, quelli veri, quelli ad occhi aperti, che comportano fatica, lotta, venti contrari, burrasche improvvise”.

Ulisse e le sirene. Mosaico pavimentale romano del secolo II d.C.
Ulisse e le sirene. Mosaico pavimentale romano del secolo II d.C.

Tra due mari

Ci sono frangenti della vita in cui passato e futuro sembrano quasi sovrapporsi ed occupare la stessa scena. Papa Francesco, incontrando nel 2023 i seminaristi delle diocesi della Calabria, torna al momento di spartiacque, immortalato nel racconto omerico, tra le peripezie del viaggio e il ritorno a casa. “Omero, nell’Odissea, narra che Ulisse, verso la fine del suo viaggio, approdò ad un lembo di terra da cui poté ammirare la bellezza di due mari”. In quella bellezza navigano i ricordi e i sogni dell’uomo: radici da preservare e frutti da raccogliere.

Tutta la nostra vita è un viaggio

Nell’esperienza del viaggio, soprattutto nella sua dinamica esistenziale, si può comprendere il senso più profondo della dimensione umana: “tutta la nostra vita - afferma Papa Leone XIV all’udienza generale del 31 dicembre 2025 - è un viaggio, la cui meta ultima trascende lo spazio e il tempo, per compiersi nell’incontro con Dio e nella piena ed eterna comunione con Lui”. “Tutti siamo migranti”, pellegrini "in cammino verso la patria celeste”, e il senso del viaggio, sottolinea infine Papa Leone XIV durante il viaggio apostolico in Spagna, sta nel rendere il cammino “più umano per tutti, offrendo ciò che è alla portata di ciascuno”. Come Ulisse, l’uomo è chiamato a mettersi in cammino e ad affrontare le prove della vita.

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27 luglio 2026, 17:00