La festa degli ospiti del Papa all’ombra degli alberi del Borgo Laudato si'
Daniele Piccini – Inviato a Castel Gandolfo
Il frinire assordante delle cicale, lo scroscio dell’acqua che sgorga da una fontana. Alle ore 13 in punto i suoni estivi dei giardini delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, in questo caldo sabato 11 luglio, si rompono per lasciare la scena ad un fragoroso applauso. È arrivata l’automobile di Leone XIV che oggi pranza insieme a circa 200 persone in situazione di vulnerabilità, provenienti dalla Diocesi di Roma. Questa è la loro accoglienza al “padrone di casa”. Intonano un coro di benvenuto dedicato a “Papa Leone, Papa Leone!”. Accanto al Padiglione del Riposo, tra il Borgo Laudato si’ e Villa Barberini, sotto un lungo viale di querce, è stata allestita una lunga tavolata. Oggi niente aria condizionata: le fronde degli alberi assorbiranno il calore.
La visita alle Ville Pontificie e il Borgo Laudato si'
Qui – per iniziativa del Centro di Alta Formazione Laudato si', del Dicastero per il Servizio della Carità e della Diocesi di Roma - siedono insieme al Papa, al quale è riservato un posto proprio al centro del gruppo di tavoli, rifugiati, famiglie fragili, immigrati, ospiti o assistiti dei tanti centri di sostegno sociale della Capitale. Gli ospiti del Papa, prima dell’inizio del pranzo, hanno potuto visitare le Ville Pontificie e il Borgo Laudato si’ a bordo di pulmini elettrici, percorrendo i viali alberati che interrompono le geometrie perfette dei giardini all’italiana, tra le macchie colorate delle siepi di ortensie.
L'elettricista e i cuochi al lavoro
Maurizio Reggio è elettricista nella Ville Pontificie e all’ombra, a pochi metri dalla tavola imbandita per gli ospiti, si gode il frutto del suo lavoro. Grazie ai pannelli solari delle Ville Pontificie ha dato elettricità all’impianto audio – con il quale Leone XIV ha potuto rivolgere alcune parole di benvenuto ai suoi 200 ospiti - e anche al Giardino della Madonnina, dove alle 10,30 si è celebrata la Messa. “Sono contento, mi sembra una cosa molto bella questa giornata dedicata a queste persone”. Da una parte, dietro al Padiglione del Riposo, i cuochi sfidano le temperature sahariane e friggono da grosse pentole. Il menù prevede antipasti all’italiana e verdure fritte pastellate. Per primo mezze maniche all’amatriciana. Per secondo arrosto di vitello con cicoria e patate al forno e, per concludere, fragole con gelato.
L'impegno delle Acli di Roma per famiglie fragili
Le Acli di Roma hanno accompagnato 15 ospiti. La vicepresidente Lidia Borzì spiega che si tratta di famiglie con fragilità, italiane e straniere, che certamente non possono permettersi un pranzo del genere tutti i giorni. Ma la cosa più importante per loro è vivere momenti di relazioni vive, con altre persone, sentire valorizzata la propria dignità. “Maria, viene dall’Ecuador”, racconta la dirigente. “E’ venuta sola perché il marito non ha potuto accompagnarla. Non ha avuto il giorno di ferie richiesto. Il suo capo gli ha detto: ’Purtroppo oggi non posso darti il giorno libero, nemmeno se vai a pranzo con il Papa’. ‘Ma io vado proprio a pranzo con il Papa!’, ha risposto il marito di Maria”. Quello che più conta oggi è sentirsi accolti. “Noi aiutiamo queste persone con sostegni di natura materiale ma anche inserendole all’interno di rapporti arricchenti. E’ una giornata meravigliosa per loro, il più bel regalo che il Papa poteva fare a queste famiglie - aggiunge infine Borzì – ha fatto loro una carezza che non dimenticheranno mai. Il nostro affetto per il Pontefice cresce sempre di più”.
Weiny, Galia, Ciro: una giornata vissuta da fratelli
“Sono molto emozionata e felice e penso che questa contentezza durerà a lungo”, confessa Weiny, dall’Etiopia, appena finito il pranzo con Leone XIV. “Questa giornata ha significato molto per me – prosegue emozionata – perché non era solo un incontro con il Santo Padre, ma con altre persone, altri fratelli e sorelle”. Weiny, da 39 anni in Italia, ha accompagnato alcuni invitati, in qualità di mediatrice dei Corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio. “Si tratta di immigrati dal Ciad, dal Congo, da Etiopia ed Eritrea. Essere fratelli significa vivere in pace e in amicizia”, sottolinea.
“La prima cosa che ho fatto venendo in Italia è cercare di integrarmi, studiare la lingua ed iniziare a lavorare”, spiega Galia, 55 anni, da Lima, capitale del Perù. “Migrare fa parte della nostra vita e della nostra storia. Lo facciamo tutti quando cambiamo lavoro, città, casa. Tutti – conclude - dobbiamo cercare di integrarci”.
"Ho capito che per tutti c'è una possibilità"
“La mia storia è stata fin da subito movimentata. Finché, nell’adolescenza, mi sono perso, ma questo mi ha aiutato a ritrovarmi”, racconta Ciro Salvucci, 38 anni, invitato al pranzo con il Papa attraverso la cooperativa “Percorsi di Cittadinanza”. “Ho conosciuto la bontà, la volontà e l’impegno delle persone, conoscendo L’Osservatore di Strada, il periodico mensile de L'Osservatore Romano, nato nel 2022 come progetto editoriale del Dicastero per la Comunicazione”, aggiunge. “I professionisti di questo periodico mi hanno aiutato a ritrovarmi: sono uscito da alcol, droga, depressione e psicosi. Questa giornata per me ha un valore forte. Oggi ho capito che le porte si possono sempre aprire, per tutti c’è una possibilità“.
(Aggiornamento ore 17:45)
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