2026.07.04 Visita Pastorale a Lampedusa - sosta al Molo Favaloro: benedizione della targa che intitola il Molo a Papa Francesco e Santa Messa

Il grazie di Lampedusa al Papa nel ricordo delle vittime del mare

L’arcivescovo Alessandro Damiano e il sindaco Filippo Mannino rivolgono a Leone XIV parole di gratitudine per la sua visita. Il presule parla dell’ultima carezza del Pontefice a chi ha perso la vita nei viaggi della speranza. Il primo cittadino rilancia l’immagine dell’isola come faro di pace per il mondo

Francesco Ricupero – Città del Vaticano

«A nome delle innumerevoli vittime di questo mare, delle loro famiglie e delle loro comunità, grazie! Grazie per l’atto di pietà che è venuto a compiere e per la preghiera che è venuto a innalzare»: sono le parole rivolte al Papa dall’arcivescovo di Agrigento, monsignor Alessandro Damiano, prima della benedizione finale, dall’altare allestito nel campo sportivo dove è stata celebrata la messa da Papa Leone XIV.

«Stamattina qui a Lampedusa — ha ricordato il presule — c’erano innanzitutto quelli che non ce l’hanno fatta, come il piccolo Yousuf, a cui ha reso omaggio durante la sua prima sosta al cimitero. Per loro questo Mare Nostrum è diventato una voragine di disperazione e un abisso di morte. Chissà quanti ne ha trattenuti nei suoi fondali, oltre a quelli che ha restituito e che riposano in vari cimiteri di questa diocesi».

Papa Leone e l'arcivescovo Alessandro Damiano
Papa Leone e l'arcivescovo Alessandro Damiano   (@Vatican Media)

Dall’ultima carezza al sogno di una nuova vita

Secondo l’arcivescovo, la visita del Papa ha senza dubbio «rappresentato per ciascuno di loro quell’ultimo bacio e quell’ultima carezza che forse avrebbero reso meno amara la morte», ma insieme a quelli che non sono riusciti a farcela, «c’erano ad aspettarla anche quelli che sono riusciti ad approdare. Per loro — ha spiegato — il sogno di una vita nuova, cominciato con la fuga dalla morte, può continuare. Ma è un sogno che ha un prezzo ancora troppo alto, perché la povertà di chi deve ripartire dal nulla fa sempre paura». La presenza del Pontefice, oltre a dare conforto e infondere coraggio, per monsignor Damiano «è stata per ciascuno di loro un abbraccio di pace, che accoglie senza fare distinzioni, e una mano tesa, che incoraggia senza avere preferenze».

Di qui, il presule ha ringraziato Leone XIV a nome di chi è riuscito ad arrivare e sta provando a ricominciare e di chi, da lontano, segue i suoi passi con trepidazione e apprensione, grazie!». Infine, nel ricordare che Lampedusa è una «terra promessa» strana, perché «non ha potenzialità e risorse tali da garantire un futuro e solitamente è solo una terra di passaggio, l’arcivescovo di Agrigento ha sottolineato che la visita del Papa «ci ha richiamati a non sottrarci, per nessuna ragione, a quest’onere, che è prima di tutto un onore; ci ha risvegliati — ha concluso il presule — alla nostra vocazione originaria di «custodi di fratelli»; ci ha riconsegnato il ministero dell’ospitalità, nella quale possiamo incontrare il Signore e lasciarci incontrare da Lui».

Il sindaco: una luce di pace per il mondo

«In un tempo in cui il mondo è ancora dilaniato da guerre, violenze, divisioni e paure, Lampedusa sente più forte il bisogno di accendere una luce. Una luce fragile, forse piccola, ma ostinata. La luce di chi non si arrende all’indifferenza. La luce di chi continua a credere che ogni vita umana sia sacra. Noi oggi Le consegniamo simbolicamente questa luce»: è quanto ha affermato Filippo Mannino, sindaco di Lampedusa e Linosa, dando il benvenuto a Papa Leone XIV. Dal palco allestito all’interno del campo sportivo “Arena”, in località Salina, il primo cittadino ha sottolineato che questa «è la luce del nostro faro», quello di Lampedusa che «non fa rumore. Non giudica. Non sceglie chi illuminare. Resta acceso nella notte, indica una via, accompagna chi cerca una riva, ricorda che nessuno dovrebbe sentirsi perduto nel buio. Questa — ha ricordato Mannino — è Lampedusa: un piccolo segno di pace nel cuore del Mediterraneo che parla agli uomini di ogni parte del mondo. Un’isola così piccola ha mostrato che anche ciò che appare fragile può compiere cose immense».

Nel suo discorso di benvenuto, il primo cittadino ha evidenziato quante persone disperate alla ricerca di un futuro migliore siano state accolte, soccorse e consolate dall’isola siciliana che «ha conosciuto la paura, la fatica, il dolore, la rabbia, ma non ha mai smesso di tendere una mano. Forse è proprio questo miracolo — ha proseguito il primo cittadino — che oggi possiamo ancora sperare: che da questa piccola isola si levi un appello capace di raggiungere chi ha grandi responsabilità nel mondo; che chi ha il potere di decidere ascolti il grido dei popoli feriti, scelga la pace, difenda la vita e impari da questo fazzoletto di terra che nessuno è troppo piccolo per indicare una via». Di qui, l’auspicio che «da Lampedusa possa levarsi ancora una volta un messaggio al mondo: nessuna notte è così buia da impedire a una luce di restare accesa».

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04 luglio 2026, 11:44