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Il Papa: le città siano case aperte e accoglienti, nessuno si senta invisibile

L'intenzione di preghiera del Pontefice per il mese di agosto "Per l'evangelizzazione nella città" richiama all'urgenza di una Chiesa in uscita, "capace di tendere la mano alle periferie, di portare consolazione nella solitudine e di seminare fraternità dove regna l’indifferenza"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

“Rendici tuoi testimoni nella città, missionari coraggiosi e creativi, che annunciano con la vita il tuo Amore, capace di superare la fretta, il rumore e l’anonimato.”

Nel mese solitamente dedicato, più di altri periodi nell'anno, alle vacanze, l'intenzione di preghiera del Papa - nel video diffuso oggi, venerdì 31 luglio, attraverso la Rete mondiale di preghiera del Papa, in collaborazione con il Dicastero per la Comunicazione -, si concentra su chi resta nelle città. In questi contesti che in estate generalmente si spopolano, la chiamata a testimoniare il Signore continua e suscita, anche e soprattutto quando i ritmi tornano ad essere vorticosi, una ricerca di senso ulteriore "in mezzo al rumore e alla fretta".

Trovare Dio oltre il frastuono e la solitudine

Mediante la campagna multimediale «Prega con il Papa», la proposta del Pontefice di pregare per le comunità urbane, alcune diventate di proporzioni enormi che arrivano a sfiorare i 40 milioni di abitanti - per esempio Giacarta, Dacca, Tokyo -, è tanto più importante quanto crescenti stanno diventando le sfide sociali ed economiche delle metropoli.

Sappiamo che le città sono chiamate ad essere luoghi di libertà e opportunità, ma possono anche trasformarsi in spazi di anonimato e isolamento. Per questo oggi ti chiediamo uno sguardo nuovo, capace di scoprire nella vita urbana un terreno fecondo per annunciare il tuo Vangelo.

Per una Chiesa in uscita

Spaesamento, mancanza di sostegno emotivo nei momenti difficili, scarsità di spazi di incontro autentico nei quartieri sono alcuni dei fenomeni di fronte a cui porre delle alternative di vivibilità bella e feconda. Riprendendo così uno dei motivi ricorrenti nel magistero del predecessore Francesco, Leone XIV torna a parlare di periferie.

[...] che le nostre comunità urbane, siano case aperte e accoglienti, luoghi dove si condivide la speranza, dove nessuno si senta invisibile e dove la gioia del tuo Vangelo illumini la vita nascosta di tanti fratelli e sorelle.

Il dono di una fede creativa e profonda

In questo contesto, si legge in una nota della Rete mondiale di Preghiera, la solitudine incide sulla salute mentale e, in modo particolare, sui più giovani: "Il 35 per cento di loro riconosce che essa influisce sulla propria vita quotidiana, nonostante una connessione digitale pressoché permanente". Per questo, spiega il gesuita Cristóbal Fones, direttore internazionale della Rete, l’orazione di Leone XIV "è un invito rivolto a tutti a una riflessione in cui, a partire dalla trasformazione interiore che nasce dall’autentica preghiera apostolica, lo Spirito Santo potrà donarci luce su come costruire città più giuste e accoglienti nei nostri contesti»". Si tratta di rendere visibile il Vangelo nell’invisibile, prosegue la nota: "Nella città, dove molti passano inosservati — e spesso anche la fede — si tratta di seminare presenza, legame e compassione in ciò che è nascosto e quotidiano". 

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31 luglio 2026, 15:00