L'allestimento di tende nel centro Las Raices a Tenerife L'allestimento di tende nel centro Las Raices a Tenerife

Tenerife, il direttore del centro Las Raíces: non criminalizzare le persone migranti

Visita alla struttura di prima accoglienza nel Comune de La Laguna dove il Papa sosta stamani, 12 giugno, per l'ultima tappa del suo viaggio apostolico. Presidio gestito dal Ministero spagnolo dell'Inclusione e dalla organizzazione Accem, ospita attualmente 685 persone provenienti dall'Africa occidentale. "Scappare da una guerra, da una situazione personale complessa, è un desiderio naturale dell'uomo. Bisogna sensibilizzare all'amore e alla solidarietà"

Antonella Palermo e Cecilia Mutual - Inviate a Tenerife

Si chiama Las Raíces [Le Radici] evocando la possibilità di ricrearne di nuove, una volta spezzate quelle familiari del proprio Paese di origine. Troppo spesso è un'illusione, altre volte è qualcosa che si avvera. In un'ex caserma militare nel Comune de La Laguna, nell'isola di Tenerife, il Centro di accoglienza temporanea per migranti costituisce il primo approdo per centinaia di persone che riescono a toccare queste coste spagnole dalla vicina Africa occidentale. Qui il Papa stamane, 12 giugno, inaugura l'ultima giornata del suo viaggio apostolico. 

Aperta nel 2021 per gestire l'emergenza degli sbarchi lungo la Ruta Canaria, una delle rotte più letali al mondo, nelle prime fasi fu al centro di aperte denunce da parte di Ong, attivisti e ospiti per le condizioni di sovraffollamento e delle rigide condizioni climatiche. Nei momenti di maggiore afflusso ha ospitato oltre 2.500 persone. Negli ultimi tempi, la situazione sembra essersi stabilizzata. Sempre più persone arrivano dalla Guinea e dalla Nigeria. In genere la permanenza qui è di tre mesi. Non è facile attutire i traumi della traversata, ma ci si prova, come spiega ai media vaticani il direttore Ernesto Mayoral:

Il direttore del Centro
Il direttore del Centro

Direttore, quanti migranti ci sono attualmente nel centro e da quali paesi provengono? E in cosa consiste il suo lavoro?

Attualmente sono 685 persone, tutti uomini maggiorenni. I paesi di provenienza sono principalmente Mali, Senegal, Gambia e Conakry, anche se possono esserci altre nazionalità. Il mio lavoro consiste nel dirigere questo centro in cui lavorano circa 600 persone. Abbiamo la mensa, il ristorante, la cucina, il personale di manutenzione, quello delle pulizie e quello di sicurezza. E, naturalmente, disponiamo di operatori sociali, educatori, psicologi, medici, assistenti sociali e istruttori sportivi. Il centro è aperto 365 giorni all’anno, 24 ore su 24. Pertanto, è necessario un complesso sistema di organizzazione delle risorse umane.

Quali condizioni di permanenza potete garantire qui alle persone migranti?

Tutti i migranti, le persone che si trovano in questo centro, rientrano nel programma di aiuto umanitario del Ministero dell’Inclusione, della Previdenza Sociale e delle Migrazioni. Si tratta, ovviamente, di persone che arrivano in modo irregolare lungo le coste delle Isole Canarie, principalmente all’isola di El Hierro, in misura minore all’Isola di Tenerife, ma anche nelle isole di La Gomera e La Palma. Qui le persone ricevono l’aiuto umanitario di base, che consiste in alloggio, vestiario, pasti, corsi di spagnolo e laboratori di inserimento sociale, fino a quando, in un periodo compreso tra uno e due mesi, vengono trasferite in altri centri, anch’essi facenti parte del medesimo programma. Le destinazioni si trovano sempre sulla penisola iberica, al di fuori delle Isole Canarie. Questo rimane un centro di primo arrivo. Accogliamo i migranti a partire da circa 72 ore dal loro arrivo a terra. Rimangono fino a quando riusciamo a ricollocarli per evitare il collasso qui.

La tenda che sarà fatta vedere al Papa
La tenda che sarà fatta vedere al Papa

E come vive la popolazione locale il fenomeno migratorio e la presenza dei migranti?

Attualmente, da quando sono direttore di questo centro, la convivenza e la coesistenza sono assolutamente normali, armoniose e pacifiche. E le persone qui accolte si sono integrate perfettamente in questo contesto.

Secondo lei, cosa manca a livello politico, sia locale che europeo, per una gestione dei flussi migratori che rispetti la dignità delle persone?

In primo luogo, non criminalizzare la persona, non criminalizzare una persona che sta scappando da una guerra, da una situazione personale complessa, di persecuzione. Quello che vogliono è migliorare la propria vita, del resto è ciò che vogliamo tutti. Questo non è un crimine, è un desiderio naturale dell’essere umano. Pertanto, le persone che si trovano qui sono in questa situazione, ed è per questo che noi siamo qui: per aiutarle, proteggerle e fornire loro ciò di cui hanno bisogno nel loro percorso migratorio. E credo che questa è la coscienza sociale che dovrebbero avere tutti, leader politici o non.

Quale messaggio si aspetta dalla visita di Papa Leone XIV qui al centro?

Un messaggio come tutti quelli che il nostro Santo Padre trasmette: di speranza, di amore, di solidarietà. Queste persone che domani saranno con lui - dai 200 ai 300 -, rappresentano l'intero fenomeno migratorio che viviamo nelle Isole Canarie, in Spagna, in Europa. E quindi, il messaggio spero sarà quello di sensibilizzare le persone sul fatto che bisogna diffondere sostegno a chi ne ha bisogno.

Il nigeriano che parlerà al Papa
Il nigeriano che parlerà al Papa

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11 giugno 2026, 18:03