Sanguineti: Leone XIV a Pavia possa farci riscoprire il senso della missione oggi
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Un’occasione di rinnovamento della vita cristiana. Questo vuol essere per laici e clero la visita pastorale di Leone XIV sabato 20 giugno a Pavia. Il vescovo della diocesi, monsignor Corrado Sanguineti lo ha scritto in una lettera ai fedeli spiegando che il Papa viene “per venerare sant’Agostino, di cui egli si sente figlio e discepolo, per incontrare la comunità dei padri agostiniani che custodiscono nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro le preziose reliquie del santo” e anche per incontrare la Chiesa pavese, “per confermarla nella fede e nella testimonianza a Cristo”, e la città, “ricca di una storia illustre e antica”, “città universitaria, culturalmente vivace, caratterizzata dalla cura della salute in differenti poli sanitari di eccellenza e di comprovato valore”.
Le iniziative di preparazione alla visita
La diocesi si è preparata, con la preghiera e con l’ascolto della Parola di Dio, a vivere l’incontro con il Successore di Pietro, “guida e pastore di tutta la Chiesa, presenza autorevole come testimone di pace nel nostro tempo, così drammaticamente segnato da violenze e guerre”. Il vescovo ha composto una preghiera perché ciascuno potesse preparare il proprio cuore “al dono della visita del Santo Padre” che viene per confermare nella fede e per ridestare “la passione e il coraggio della testimonianza”; nella preghiera dei fedeli delle celebrazioni liturgiche domenicali, poi, è stata inserita un’intenzione specifica e una locandina affissa alle porte di ogni chiesa, ha voluto ricordare a ogni passante che l’attesa del Papa, anche per rendere partecipe chi è più lontano dalla vita parrocchiale. Il 23 aprile e il 12 maggio, inoltre, si sono svolti, rispettivamente, gli incontri “Agostino e il tumulto del cuore” nell’aula Magna dell’Università, e “Leone XIV: testimone mite di pace e unità”, nell’Aula Magna del Collegio Ghislieri.
Gli appuntamenti con Leone XIV
Quattro i momenti che segneranno la permanenza a Pavia del Pontefice, il terzo, in epoca moderna a visitarla, dopo Benedetto XVI, il 22 aprile 2007, e Giovanni Paolo II, il 3 novembre 1984. Dopo l’arrivo in elicottero al Campo di Rugby Cus di Cravino, previsto alle 14.45, Leone XIV si recherà al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica, poi nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, dopo al duomo, con la sosta sul sagrato per salutare i bambini, dai quali riceverà un omaggio floreale, e la comunità sudamericana, e infine a piazza della Vittoria, incontrerà con la cittadinanza. Seguirà, quindi la tappa a Sant'Angelo Lodigiano.
Ai media vaticani, monsignor Sanguineti spiega l’importanza della visita del Papa, “voce di verità”, “di pace” e “di bene”, che parla a credenti e non, e sottolinea il legame della diocesi di Pavia con il compatrono sant’Agostino, figura riscoperta dai pavesi grazie a Benedetto XVI e sempre attuale, anche per i giovani di oggi, per i quali sono state pensate apposite iniziative pastorali, e che nella basilica di San Pietro in Ciel d’Oro sta attirando migliaia di pellegrini e turisti da quando Leone XIV, religioso agostiniano, è Pontefice.
La diocesi di Pavia è pronta ad accogliere Leone XIV. Il primo Papa agostiniano viene a venerare le reliquie di Sant'Agostino custodite nella basilica di San Pietro in Ciel d'oro, ma anche ad incontrare i fedeli e la cittadinanza. Che cosa significa per voi questa visita?
Innanzitutto la viviamo come un dono, un dono bello, in parte atteso perché sapevamo che prima o poi Leone XIV sarebbe venuto qui, da Sant'Agostino. Però ci ha sorpreso la velocità con la quale Papa ha deciso di venire a Pavia. È un dono, alla Chiesa, alla città di Pavia, perché il Papa viene come pellegrino da Sant'Agostino, ma viene anche a incontrare la nostra Chiesa e la nostra città. In queste settimane abbiamo cercato di prepararci con momenti di preghiera, cercando di preparare il cuore, nella preghiera, a questo incontro, vivendo alcuni momenti anche di riflessione. Il Papa, nella luce della fede, è il successore di Pietro che viene a confermarci nella fede, a sostenerci, a incoraggiarci nella testimonianza al Vangelo, ma è anche una presenza che ha una sua autorevolezza, riconosciuta da tutti. In questi momenti, anche non facili, che sta vivendo l'umanità, la voce di Papa Leone è una voce di verità, una voce di pace, una voce di bene. Penso che Leone XIV stia parlando a tanti cuori, non solo ai credenti, a coloro che vivono pienamente un'appartenenza alla Chiesa cattolica, ma a tanti uomini e donne che hanno un cuore aperto al vero, al bello, al bene. La voce del Papa si rivolge a loro e li raggiunge.
Che clima si respira in questi giorni a Pavia?
Un clima di attesa e anche di gioia. Poi, chiaramente, ci sono anche gli aspetti più concreti, logistici, che creano un po’ di movimento in città. Ma c’è un clima di gioia e soprattutto il desiderio di poter vivere un po’ una festa con il Papa, momento chiaramente di preghiera, di ascolto, ma anche di festa. Per questo noi abbiamo invitato le persone anche nei luoghi dove non occorreranno dei pass per essere presenti. Sono i luoghi dove Leone XIV passerà con la papamobile. Verranno anche messi alcuni megaschermi. Abbiamo visto che la gente ha voglia di venire, partecipare, coinvolgersi nel vivere questo avvenimento, perché è un po’ come il passare di Pietro, lasciarsi lambire dalla sua ombra che porta sempre un bene dentro la vita.
Città universitaria, Pavia è popolata da tanti giovani. Che tipo di pastorale avete pensato per loro? Sant'Agostino può aprire dibattiti e momenti di riflessione, può sollecitare la loro ricerca personale di senso?
In questi ultimi anni, sempre di più, la pastorale giovanile qui in città è diventata sostanzialmente una pastorale universitaria. Da una parte valorizzando le presenze che ci sono nell’università, alcune realtà associative, movimenti che hanno una espressione anche vivace e bella, dall'altra cercando di promuovere alcuni luoghi dove i giovani possono studiare insieme, vivere anche momenti di preghiera, di formazione. Abbiamo trasformato un oratorio della nostra città in uno spazio di pastorale universitaria. Lo stesso seminario sta diventando un luogo anche frequentato da universitari, come ad esempio nelle aule studi, o come possibilità per vivere momenti di condivisione, di preghiera. Poi, abbiamo da diversi anni una celebrazione domenicale alle 19 in duomo, animata dalla pastorale universitaria ed è partecipata da universitari, soprattutto fuorisede, che nel fine settimana rimangono qui a Pavia. E capiamo che questa è, sicuramente, una realtà su cui investire sempre più energia e passione. Indubbiamente Agostino è una figura che può parlare ai giovani universitari, perché, pur essendo vissuto tanti secoli fa, è molto moderno. Il desiderio e l'inquietudine, la ricerca che Agostino ha vissuto in maniera così esistenzialmente intensa, sono temi presenti nel vissuto dei giovani di oggi, e non solo dei giovani che fanno un cammino di fede ma anche dei giovani che magari hanno una partenza più debole o si lasciano interrogare e appassionare dal mistero, dal dono della vita. Quindi, credo che in questo senso, valorizzare ancora di più la figura di Agostino, anche nella proposta al mondo degli universitari, è sicuramente una pista che dobbiamo sempre di più percorrere.
Pavia, insomma, ha un legame particolare con la figura di Sant'Agostino, con gli Agostiniani e ora anche con Leone XIV. In che modo lo vive la diocesi?
Mi è stato detto - perché io allora non ero ancora vescovo - che la visita di Papa Benedetto XVI nel 2007 è stata un'occasione che ha fatto riscoprire alla città la presenza di Sant'Agostino, perché era stata un po’ dimenticata. Da allora si è ripresa la celebrazione della Settimana agostiniana in occasione della festa della conversione e durante l'anno vengono promossi incontri non solo di tipo religioso, di preghiera, ma anche formativi intorno alla basilica. L'elezione di Papa Leone XIV ha accresciuto ancora di più questo interesse sulla presenza di Agostino a Pavia. I padri agostiniani che fanno servizio nella basilica, mi dicevano che da quando è papa Leone XIV sono aumentati di molto sia i turisti sia i pellegrini che vengono a pregare sulla tomba di Agostino ed è cresciuta anche la partecipazione alle messe domenicali di persone non solo di Pavia. Questo ci aiuta a proseguire la linea che in questi anni abbiamo cercato di offrire come diocesi. In questi ultimi anni il cammino di preparazione al Giubileo, alcuni temi come l’essere Chiesa, la speranza, abbiamo cercato di declinarli partendo proprio dall'esperienza, dalla parola di Agostino. È stato un modo, anche attraverso le mie lettere pastorali, per far circolare di più questa presenza come un dono che dobbiamo valorizzare sempre di più, per la nostra vita ecclesiale ma anche per la vita culturale della città. Perché Pavia, appunto, è una città universitaria, una città che ha una viva attività culturale. E Agostino, che oltretutto è anche il patrono della nostra università, merita di essere sempre di più una presenza che entra anche in dialogo con il nostro tempo.
Leone XIV è il terzo Papa in epoca moderna a visitare Pavia dopo Giovanni Paolo II nel 1984 e Benedetto XVI nel 2007. Che cosa dice oggi il Pontefice alla città?
La città di Pavia ha avuto il dono di avere in questi ultimi quarant'anni, ben tre visite dei pontefici. E questo è un dono di cui essere grati. Credo che il Papa, alla nostra città, innanzitutto può portare un richiamo a mantenere, a custodire e a far vivere anche la ricchezza di una storia, di una tradizione che è stata profondamente segnata dalla fede cristiana. Pavia rimane pure un luogo dove si è sviluppato il pensiero anche laico, tutto l'ambito delle scienze. Però è una città in cui di fatto il cristianesimo ha impregnato il vissuto e anche il volto stesso della città. Un Papa è sempre un richiamo a non vivere di un passato ma a far sì che questo passato possa parlare adesso, al nostro presente, e non disperdere un patrimonio che non è semplicemente un patrimonio museale, ma un patrimonio vivo che deve incarnarsi nel vissuto delle persone, anche in certe attenzioni non soltanto ecclesiali ma anche sociali, proprio per mantenere questo volto. È ovvio che la città è dentro il nostro tempo, quindi dentro un tempo più secolarizzato, dove ci sono varie espressioni culturali, ma dove la linfa del cristianesimo rimane una linfa che può dare ancora oggi vita.
Nella realtà odierna della sua diocesi, che cosa auspica possa lasciare la visita del Papa?
Mi auguro che innanzitutto possa lasciare entusiasmo, che si possa ritrovare l'entusiasmo e la gioia di essere Chiesa, di essere cristiani. Il cammino sinodale della Chiesa italiana e gli orientamenti dei vescovi ci invitano a rimettere al centro a testimonianza e l'annuncio della fede. Perché oggi il grande tema è come vivere, come trasmettere la fede, in quanto esperienza viva e carica di ragioni. Mi auguro che la presenza del Papa, le parole che ci dirà, quello che accadrà - perché appunto la visita di un Papa, al di là del fatto che è preparata, pensata nei suoi dettagli, poi, nel suo accadere non può essere completamente prevista - che sia una sorpresa buona, che riscaldi fuori, ci faccia ritrovare con sempre maggiore consapevolezza la bellezza dell'essere cristiani, il senso della testimonianza, della missione da vivere in questo tempo, con tutte le sue risorse, le sue fatiche le sue sfide, le sue domande. Mi auguro che il passaggio del Papa sia un passaggio di conforto, cioè di colui che ridà forza e ridà freschezza al vissuto della fede e anche al vissuto in una città.
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