2 giugno 1984: visita di Papa Giovanni Paolo II al Quirinale. L'incontro con il presidente Sandro Pertini 2 giugno 1984: visita di Papa Giovanni Paolo II al Quirinale. L'incontro con il presidente Sandro Pertini

Dal referendum del 1946 agli incontri al Quirinale, il 2 giugno dei Papi

In occasione degli 80 anni dalla consultazione popolare che ha sancito la nascita della Repubblica italiana, ripercorriamo alcuni momenti che intrecciano questo giorno con pagine di storia del papato

Amedeo Lomonaco - Città del Vaticano

Sono passati 80 anni dalla nascita dello Stato italiano nella forma repubblicana. Il 2 giugno 1946 si svolse infatti il referendum sulla forma istituzionale dello Stato. Il voto popolare sancì la nascita della Repubblica portando a compimento un complesso periodo di transizione segnato dalle azioni di movimenti e partiti antifascisti e dall’avanzata degli alleati in un Paese diviso e devastato dalla guerra. Gli italiani convocati alle urne per scegliere tra Repubblica e Monarchia e per eleggere i deputati dell’Assemblea Costituente,  partreciparono al voto con una affluenza altissima: nel 1946 gli aventi diritto al voto erano circa 28 milioni. I votanti furono circa 25 milioni, tra cui quasi 13 milioni donne. I voti validi validi furono oltre 23 milioni e di questi più di 12 e 700 mila (pari al 54,27%)  si espressero a favore della Repubblica.

Pio XII e il diritto di voto delle donne

Il 2 giugno è anche il giorno in cui la Chiesa ricorda la memoria liturgica di Sant’Eugenio. Pochi giorni prima dal referendum istituzionale del 2 giugno 1946, Papa Eugenio Pacelli incontra nella Basilica Vaticana decine di migliaia di giovani donne romane dell’Azione Cattolica. È il 12 maggio 1946  e Pio XII ricorda che al diritto di voto corrisponde una grande responsabilità.

Un buon numero di voi gode già i diritti politici, il diritto di voto. A questi diritti corrispondono altrettanti doveri; al diritto di voto il dovere di votare, il dovere di non dare il vostro suffragio che a quei candidati o a quelle liste di candidati i quali offrano non promesse vaghe ed ambigue, ma sicure garanzie che rispetteranno i diritti di Dio e della Religione. Pensate bene: questo dovere è per voi sacro; vi obbliga in coscienza; vi obbliga dinanzi a Dio, poiché con la vostra scheda elettorale voi avete in mano i superiori interessi della vostra patria: si tratta di tutelare e conservare al vostro popolo la sua civiltà cristiana, alle sue fanciulle e alle sue donne la loro dignità, alle sue famiglie le loro madri cristiane. L'ora è grave. Siate consapevoli della vostra responsabilità.

La visita di Papa Pacelli a Palazzo Borromeo nel 1951

Cinque anni dopo, il 2 giugno del 1951 nel giorno della festa nazionale italiana, la scena si sposta dalla Basilica di San Pietro a Palazzo Borromeo, sede dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede dal 1929. Papa Pio XII accetta l’invito dell’ambasciatore Antonio Meli Lupi di Soragna e, dopo aver consacrato la vicina Basilica di Sant’Eugenio, incontra l’ambasciatore e la sua famiglia nel giardino del Palazzo. Nel 2008 Papa Benedetto XVI incontra le autorità diplomatiche nel salone dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede e ricorda, tra l'altro, la visita nel 1951 di Papa Pacelli a Palazzo Borromeo: “basterebbe da sola la singolare attenzione mostrata dai Pontefici a questa Sede diplomatica - afferma - per segnalare il riconoscimento dell’importante ruolo che ha svolto e svolge l’Ambasciata d’Italia negli intensi e particolari rapporti che intercorrono fra la Santa Sede e la Repubblica Italiana, come pure nelle relazioni di mutua collaborazione fra la Chiesa e lo Stato in Italia”.

Papa Pio XII in visita a Palazzo Borromeo (2 giugno 1951)
Papa Pio XII in visita a Palazzo Borromeo (2 giugno 1951)

3 giugno 1963, morte di Papa Giovanni XXIII

Nel 1963 sono passati 17 anni dal referendum che ha sancito la nascita della Repubblica. L’Italia sta vivendo l’ultima fase di un periodo di boom economico. Il primo giugno del 1963 il presidente della Repubblica italiana Antonio Segni rinvia il ricevimento al Quirinale per la festa della Repubblica a causa delle gravi condizioni di salute di Papa Giovanni XXIII. La decisione - si legge in una nota dell’epoca della presidenza della Repubblica- è stata presa “nell’atmosfera di dolorosa ed ansiosa trepidazione”. Il 3 giugno la Radio Vaticana annuncia la morte di Papa Giovanni XXIII: “Con l'animo profondamente commosso, diamo il seguente, triste annuncio. Il Sommo Pontefice Giovanni XXIII è morto. Il Papa della bontà è spirato santamente e serenamente dopo aver ricevuto i sacramenti alle ore 19:49 di oggi, 3 giugno 1963”.

L’incontro di Paolo VI e Saragat nel 1965

Pochi giorni dopo la festa del 2 giugno del 1965 l’attenzione dei mezzi di informazione italiani, e non solo, è rivolta in particolare ad un incontro. È il 12 giugno del 1965 e Papa Paolo VI riceve in Vaticano il presidente della Repubblica italiana Giuseppe Saragat. “Sono veramente grato - afferma tra l’altro Saragat - per la bontà con cui Vostra Santità ha voluto valutare alcuni atti della mia modesta attività passata di uomo politico, e i sentimenti di venerazione che mi legavano a Giovanni XXIII”. Durante quella prima visita ufficiale compiuta dal presidente Saragat al di fuori dei confini del territorio italiano, Papa Paolo VI esprime uno speciale augurio:

Esprimiamo perciò l’augurio più ampio e affettuoso, affinché l’Italia sappia progredire unita e concorde su la via maestra, che la fede dei padri ha segnata con tanto prestigio, sia nelle superbe espressioni dell’arte e della cultura, sia nella modesta trama della vita quotidiana; affinché essa trovi nel passato i motivi di rinnovato impulso per la difesa dei valori familiari, morali e spirituali, che l’anno fatta nobile e stimata nel mondo; affinché essa progredisca continuamente nella ricerca del giusto benessere e della sana prosperità dei suoi cittadini, nella luce dei principii civili avvalorati dal Cristianesimo.

Papa Paolo VI e il presidente italiano Saragat
Papa Paolo VI e il presidente italiano Saragat

La visita di Giovanni Paolo II al Quirinale

Sono passati poco più di due mesi dalla firma, il 18 febbraio del 1984, dall’accordo di revisione del Concordato lateranense tra la Santa Sede e la Repubblica italiana. È il due giugno del 1984 e nel giorno dell’anniversario della proclamazione della Repubblica italiana, Papa Giovanni Paolo II si reca in visita al Palazzo del Quirinale. Il presidente della Repubblica italiana, Sandro Pertini, rivolge un discorso di saluto al Pontefice. Il capo di stato italiano attribuisce “un altissimo significato alla decisione”, da parte di Papa Wojtyła, di una visita nel giorno “della celebrazione della festa nazionale italiana”. “Riconosco in questa felice coincidenza – afferma Pertini – il segno di una intensa sollecitudine e di una spiccata benevolenza del Papa verso l’Italia, la cui storia millenaria è legata, più di quella di ogni altro Paese, alla vicenda della Chiesa cattolica”. Alle parole del presidente italiano seguono quelle di Papa Giovanni Paolo II: “la Chiesa - sottolinea - si sente impegnata nel favorire le generose iniziative in soccorso delle popolazioni di altri Paesi colpite dalla fame e a sostegno di ogni proficua forma di collaborazione tra i popoli”. Il Pontefice polacco ricorda, in particolare, il ricco “patrimonio di ideali” dell’Italia.

Un patrimonio di ideali pacificamente posseduto

L’Italia ricorda oggi, 2 giugno, la nascita della Repubblica e dell’ordinamento costituzionale che il popolo italiano si è dato dopo la dolorosa esperienza della Seconda guerra mondiale. Il riconoscimento e la garanzia dei diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali nelle quali si sviluppa e matura la sua personalità; i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale; la pari dignità e l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza discriminazione; il ripudio della guerra come strumento di offesa della libertà di altri popoli; la collaborazione internazionale: ecco alcuni tra i “principi fondamentali” posti in testa alla Carta fondamentale italiana, che ispirano le istituzioni democratiche del Paese e danno forma allo “Stato di diritto”. Tali ideali appaiono oggi, in Italia, come un patrimonio pacificamente posseduto; ma non si può fare a meno di ricordare che la costituzione del 1947 li sancì solennemente dopo anni nei quali la convivenza civile era stata messa in pericolo e sembrava sospinta a rovina dalla vicenda disumana della guerra.

La tragedia della guerra, sottolinea inoltre Papa Giovanni Paolo II durante la visita al Quirinale il 2 giugno del 1984, ha forgiato un nuovo tessuto sociale, che è un “incoraggiamento per l’avvenire”.

"La comunanza di sofferenze fece riscoprire antichi valori"

Ma è anche vero che fu proprio in quegli anni dolorosi che gli italiani, ritrovando nuova forza morale, compresero e vissero il valore della solidarietà e della fratellanza, non solo come aspirazione, ma come mutua oblazione di sé: ne furono testimonianza i molti episodi di eroismo, ma soprattutto gli innumeri, quotidiani gesti di aiuto disinteressato offerto da gente di ogni ceto a chi si trovava in necessità o in pericolo. La comunanza di sofferenze fece maturare gli spiriti e riscoprire antichi valori. Ricordarlo è bene; come l’esperienza di una famiglia si costruisce sulle grandi prove della vita felicemente superate, così per i popoli assumono validità perenne le testimonianze morali di cui si sostanzia l’esistenza umana, e ne scaturisce incoraggiamento per l’avvenire.

Papa Giovanni Paolo II e il presidente Sandro Pertini (2 giugno 1984)
Papa Giovanni Paolo II e il presidente Sandro Pertini (2 giugno 1984)


L’augurio al popolo italiano

Le parole conclusive del discorso rivolto da Papa Giovanni Paolo II al presidente Pertini nel 1984 non si devono leggere solo nei confini di quel momento storico: “in questo nostro incontro in una data tanto significativa per la Repubblica italiana, la memoria è andata pensosa al passato per aprire gli animi a rinnovata fiducia nel futuro”. L’augurio di Papa Wojtyła si salda anche con la storia, presente e futura, dell’Italia: “il popolo italiano -aveva detto Giovanni Paolo II il 2 giugno 1984 - sappia sempre risolvere - in coerenza con l’ispirazione morale che emerge dalla sua storia - i problemi nazionali e internazionali con i quali deve confrontarsi; possa godere di un avvenire di prosperità e di pace, alla luce degli alti ideali a cui hanno reso testimonianza i suoi spiriti migliori. Continui l’Italia a essere di esempio nella difesa dei diritti umani e dei valori di libertà e di giustizia, nel solco della sua vocazione europea e universale”.
 

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02 giugno 2026, 09:00