Leone XIV: nati per l’incontro, lasciamoci evangelizzare da chi soccorriamo
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Riparto per Roma commosso per il grande affetto che mi ha circondato e confortato dalle testimonianze di fede e di amore per la Chiesa, espressioni del grande cuore cattolico della Spagna.
Conclude il suo quarto viaggio apostolico con una Messa celebrata oggi, 12 giugno, al Porto di Santa Cruz de Tenerife, Leone XIV ed esprime i suoi sentimenti ai quarantamila presenti alla fine della liturgia, esortando a rimanere uniti, in comunione.
Arrivato in papamobile, dopo aver salutato e benedetto migliaia di fedeli accalcati lungo le strade per vederlo passare, fotografare e accogliere, Leone si concede un bagno di folla. Nella spianata davanti al mare, mentre viene intonato l’inno risuonato innumerevoli volte in queste giornate spagnole, “Alza la mirada”, tra copricapo variopinti, sventolano bandiere, ventagli e striscioni. Il variegato popolo di Dio - giovani, ragazzi, bambini con i loro genitori - acclama gioiosamente il 266.mo successore di Pietro, ma si raccoglie, guidato dalla corale e dai musicisti, non appena il Papa raggiunge la sacrestia per indossare le vesti liturgiche.
Nati per l'incontro
Pure nell'omelia il Papa ha parole di ringraziamento, nell’ultima celebrazione in terra spagnola. Una "grazia" nel giorno della solennità del Sacro Cuore di Gesù - il “giorno in cui il cuore di Cristo si lascia da noi contemplare come il cuore della storia” -, ma anche motivo di letizia per le “tante testimonianze” di “fede” e di “carità” ricevute in questi giorni. La sua riflessione, che parte dall’arcipelago delle Canarie - meta di migliaia di migranti che intraprendono la rotta atlantica per cercare un futuro migliore e dove marittimi, volontari, Chiesa, Caritas, enti, associazioni e gente comune non si risparmiano nell’accoglienza -, tocca il cuore di ogni uomo.
La collocazione geografica di questa Diocesi e le sfide pastorali che la impegnano testimoniano che siamo nati per l’incontro e che non c’è ostacolo, distanza, pericolo o minaccia che possa impedire a ciascuno il suo viaggio.
LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA DEL PAPA
C’è vita quando si dona la vita
Guardando all’interiorità umana, il Vescovo di Roma spiega che “il segreto del cuore” è “l’intima chiamata all’esodo e all’incontro”, “nessuno - dunque - è mai fermo”, “sia rimanendo per una vita intera nello stesso luogo, sia scegliendo o essendo costretti a partire”. E Gesù, con il suo esempio, insegna come non perdersi “in un dinamismo sterile”.
C’è vita quando si dona la vita. Altrimenti si gira a vuoto. Infatti, “come ricorda il Concilio, la persona umana è chiamata alla comunione con Dio e “non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé”: la sua vocazione più profonda è entrare nel movimento trinitario dell’amore ricevuto e condiviso”.
Non ridurre tutto a commercio e profitto
Lo ha evidenziato Papa Francesco nella sua Lettera Enciclica Laudato si’ che “molte persone sperimentano un profondo squilibrio che le spinge a fare le cose a tutta velocità per sentirsi occupate, in una fretta costante che a sua volta le porta a travolgere tutto ciò che hanno intorno a sé”, ricorda Leone XIV, invitando a lasciarsi interrogare dalle parole del suo predecessore. Anche riguardo alla “vocazione turistica di Tenerife”. Così “al cuore di chi sceglie di trascorrere qui un periodo di vacanza” e di “chi vive e lavora sull’isola a contatto con ospiti da tanti Paesi del mondo” il Pontefice pone una domanda.
Che cosa cerca il cuore umano? Come rispondere alla sua sete in modo non ingannevole? Quanto è importante, specialmente per chi si lascia orientare dal Vangelo, non ridurre tutto a commercio e profitto.
La vocazione all’accoglienza e la ricchezza dei poveri
Lo specifica ancora la Laudato si’ che “quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento sono coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno”, che apprezzano “ogni persona e ad ogni cosa” e “le realtà più semplici” godendone. “Interpretate così, cari fratelli e sorelle, la vostra vocazione all’accoglienza”, dice il Papa ai tinerfeños indicando la strada del Vangelo dove emerge “la ricchezza dei poveri: un paradosso che riguarda direttamente la vita di Gesù, la sua verità, la via su cui ci chiede ancora di seguirlo”. I piccoli, “quelli che nessuno stima capaci di pensiero e di parola”, ai quali “Dio ha rivelato sé stesso”, sono stati arricchiti da Dio “di ciò che resta nascosto a chi è circondato di ammirazione e successo”, rimarca il Pontefice, specificando di aver voluto richiamare l’“attenzione” su “tale posto privilegiato dei poveri nella Rivelazione divina e nella missione della Chiesa” con la sua Esortazione Apostolica Dilexi te. Anche nelle isole Canarie, “al centro di rotte migratorie che le rendono luogo di prima accoglienza di fratelli e sorelle il cui viaggio è in genere esposto a pericoli e violenze inenarrabili”, emerge la predilezione di Dio per gli ultimi.
A fronte di chi specula sulla disperazione, come cristiani non soltanto possiamo offrire un riflesso del Signore che dice «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). La grazia più grande è che ci lasciamo evangelizzare da chi soccorriamo, che riconosciamo la misteriosa sapienza di Dio scritta nella loro stessa carne.
Imparare dai poveri
I poveri hanno imparato molto crescendo “nell’estrema precarietà, imparando a sopravvivere nelle condizioni più avverse, fidandosi di Dio con la certezza che nessun altro li prenda sul serio, aiutandosi a vicenda nei momenti più bui”, aggiunge il Papa riprendendo ancora la Dilexi te. Questa è “l’esperienza dei poveri”, e se si mettono “in relazione le nostre lamentele con le loro sofferenze e privazioni è possibile ricevere un rimprovero che ci invita a semplificare la nostra vita”. Perché Dio, “che riprende e corregge quelli che ama, desidera” che “la vita della Chiesa” sia “semplice e lieta”.
Avere attenzione per il prossimo
Proprio pensando ai poveri, ai bisognosi, ai migranti e agli ultimi Leone XIV rivolge un ultimo grazie ai canarios “per ciò che siete, grazie per ciò che fate, rendendo quest’isola un luogo in cui incontrare il cuore di Cristo nel volto amico e accogliente di persone e comunità fraterne”. E chiede più riguardo e amorevolezza verso il prossimo.
Abbiate particolare attenzione agli adolescenti e ai giovani, ricchi e poveri, residenti e ospiti: hanno bisogno di essere conosciuti con uno sguardo che vede oltre le apparenze e riconosce la profondità del loro cuore inquieto, non di rado già orientato, magari inconsapevolmente, al Regno di Dio e alla sua giustizia.
Aprire a tutti l’amore di Dio
L’auspicio del Papa è che si possa respirare “il cuore del Vangelo, il cuore di Cristo”, “che ‘Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui’”.
Aprite a tutti questo mare di amore! È il mio augurio e la mia preghiera per voi e per tutti coloro che incontrate nel vostro cammino.
Il saluto di monsignor Santiago Eloy Alberto Santiago
A conclusione della celebrazione eucaristica, tra i canti finali, l'esecuzione di Tardi ti amai, tratto dalle Confessioni di Sant'Agostino, e il saluto del vescovo di San Cristóbal de La Laguna monsignor Santiago Eloy Alberto Santiago, che definisce la visita di Leone, la prima di un Pontefice nella diocesi di Tenerife “un momento di grazia per questa Chiesa particolare che si trova al crocevia tra Europa, America e Africa”. Il presule esprime sentimenti di gratitudine, a nome della “piccola e umile” Chiesa locale che, rimarca, vuole essere “Chiesa delle Beatitudini, Chiesa che fa spazio ai piccoli e cammina povera con i poveri”.
“Conti su di noi, Santo Padre”, assicura il presule, “per la realizzazione” di una Chiesa “fermento per un mondo riconciliato”, che sappia “custodire e far fiorire la magnifica umanità”, “data come dono, nel rispetto della dignità umana, nella tutela dei diritti umani fondamentali e nella promozione di uno sviluppo umano integrale”, e possa condurre “alla crescita della fraternità umana e dell’amicizia sociale”. Il vescovo di San Cristóbal de La Laguna incoraggia, quindi, ad “alzare lo sguardo”, come recita il motto del viaggio apostolico, verso Cristo, sentendosi incoraggiati nell’evangelizzazione; nella cura verso i più poveri e i migranti; nella costruzione di una società più giusta e fraterna, “nella quale si viva una pace umile e perseverante”. Senza dimenticare, termina, “la cura della nostra casa comune”, evidente nella bellezza e nella biodiversità di cui sono ricche le Isole Canarie. “Il Papa è uno di noi - conclude il presule -. Leone XIV è anche canario e in queste isole avrà sempre la sua casa”.
Il grazie di Leone XIV alla Spagna
Si leva un fragoroso applauso e il Pontefice, dopo aver donato un calice al vescovo di San Cristóbal de La Laguna, risponde ringraziando di cuore tutti, coloro che lo hanno accolto e “in mille modi hanno collaborato alla preparazione e alla realizzazione dei diversi momenti a Madrid, a Barcellona e Montserrat e qui nelle Isole Canarie”.
Da questo Porto, che porta il nome della Santa Croce, il pensiero si allarga al mondo intero e alle sue ferite, che fanno soffrire intere popolazioni. A tutti vorrei rivolgere il motto di questo mio Viaggio: “Alzate lo sguardo!”.
Volgere “lo sguardo a Cristo Crocifisso”, il cui cuore “è la fonte della misericordia, che sola può salvare l’umanità bisognosa di perdono e di riconciliazione per giungere a una pace vera e duratura”: questa l’ultima raccomandazione del Papa. Ma prima di congedarsi anche l’invito a camminare “con speranza” guidati da Maria, all'altare con il volto della Vergine della Candelaria, patrona delle isole Canarie, e a rimanere “uniti della preghiera e nella comunione in Cristo e nella santa Chiesa”.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
