Leone XIV nella Sagrada Família: non si può credere a Gesù e fare la guerra

Nella Basilica, “catechesi fatta di pietre, di colori e di luce”, il Papa sottolinea che chi crede non può uccidere innocenti né “abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”. “Questa sera ricordiamo che la Croce di Cristo, posta in cima a questa Basilica, - afferma il Pontefice - è la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno”

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Nella Sagrada Família tutto è provvidenziale”. Le parole di Antoni Gaudì, “l’architetto di Dio”, ben descrivono l’anima di questa imponente opera con le sue 18 torri, una vera e propria catechesi figurativa, espressione di una fede che si fa pietra e forme, trame e colori, luce e profondità dello spazio. Papa Leone, come primo atto della sua visita alla Sagrada Família dove è arrivato in papamobile tra due ali festanti di folla, prega davanti al Santissimo Sacramento e poi rende omaggio alla tomba del Venerabile, sepolto qui nel 1926, nella cappella di Nostra Signora del Carmelo.  

Il Pontefice davanti alla tomba di Antoni Gaudì
Il Pontefice davanti alla tomba di Antoni Gaudì   (@Vatican Media)

Entrando nella Basilica, colpisce il modo in cui la luce si propaga, le vetrate la trasformano creando spazi suggestivi e ricchi di senso a seconda del portale da cui entra. Luce che si riflette sulle colonne a forma di albero rendendo l’interno della Sagrada Familia, una monumentale foresta di pietra e colori. Il baldacchino con il riferimento ai sette doni dello Spirito Santo corona l’altare con il Cristo crocifisso. Qui Papa Leone celebra la messa, a cento anni dalla morte di Gaudì e in occasione della benedizione della Torre di Gesù Cristo, nell'omelia in catalano e spagnolo riprende un passaggio del brano del Vangelo di Giovanni - «Se non crederete che Io Sono, morirete nei vostri peccati» - sottolinea che sono parole forti ma anche un invito alla salvezza.

Non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria.

Pietre vive

Papa Leone, salutando il re Felipe VI e la regina Letizia che lo hanno accolto insieme al premier spagnolo Pedro Sanchez, le autorità politiche ed ecclesiastiche, evidenzia che la Basilica della Sacra Famiglia apre "le sue porte come braccia spalancate per invitare ciascuno a questo altare, all’ascolto della parola di Dio, che ci costituisce famiglia amata dal Signore, nutrita dalla sua stessa vita nell’Eucaristia”. Nella ciutat comtal di Barcellona, tutta la Catalogna alza lo sguardo per incontrare, in questo tempio “segno di unità e di concordia”, il volto di Dio.

Questa chiesa è un unico edificio, composto di molte pietre. Una casa che cresce con costanza negli anni, secondo un identico progetto. Noi tutti siamo le pietre vive di quest’opera, che ha Cristo per fondamento e culmine, inizio e fine.

Il tempio, una promessa a Dio

La Basilica, consacrata nel 2010 da Papa Benedetto XVI come “segno visibile del Dio invisibile”, è ancora oggi un cantiere, “che – afferma il Pontefice - ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento”.

Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza.

Da qui l’impegno a cooperare al progetto di Dio per farci diventare un suo capolavoro. “E’ lui che dà posto a noi, e il posto che ci dona è il suo cuore: il posto del Figlio, per noi che eravamo estranei; il posto dell’Amato, per noi che siamo peccatori”.

Papa Leone legge l'omelia della Messa nel centenario della morte di Gaudì e per l'inaugurazione della Torre di Gesù Cristo
Papa Leone legge l'omelia della Messa nel centenario della morte di Gaudì e per l'inaugurazione della Torre di Gesù Cristo   (@Vatican Media)

La Croce degli ultimi

Guardando all’architettura della Basilica e al suo senso più profondo, Leone XIV sottolinea che le tre facciate della Sacra Famiglia sono un richiamo alla Croce di Gesù.

Questa sera ricordiamo dunque che la Croce di Cristo, posta in cima a questa Basilica, è la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno.

Vessillo di carità

Ammirando la torre di Gesù Cristo, che proprio il Papa inaugurerà e alla cui base è posta l’iscrizione “Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus”, Leone invita ad alzare lo sguardo per trovare la verità.

La torre della Croce diventa allora vessillo di carità, perché Dio ci ama così, trasformando uno strumento di morte in segno di speranza. Questa Croce brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la città come faro aperto sul Mediterraneo.

Un pellegrinaggio spirituale

Croce come segno luminoso dell’amore di Dio e “quando Cristo viene innalzato, la sua magnifica umanità – sottolinea il Papa - risplende e le nostre opere glorificano Dio. Sono le opere della fede, e l’arte eccelle tra queste”. La fede plasma le pietre, dà senso a quanto si è costruito perché è Dio il vero artista e l’uomo “corrisponde all’opera di Dio col proprio ingegno”, rendendola una lode a Lui.

Come architetto ardente di fede, il venerabile Antoni Gaudì pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi.

Il Papa sull'altare della Basilica
Il Papa sull'altare della Basilica   (@Vatican Media)

La Sagrada Família, non un primato ma una luce per guidare il cammino

Ringraziando chi nel tempo ha contribuito a finanziare la Sagrada Família, “un capolavoro architettonico – sottolinea il Pontefice - che è anche un eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce”. Un riflesso della Biblia pauperum delle antiche cattedrali e anche oggi nella Basilica appare evidente “come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione”.

Mentre alziamo lo sguardo a Lui, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il viso di chi è nella polvere. E dimostriamo così che la Sacra Famiglia è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino, come lampada accesa nell’attesa del ritorno dello Sposo.

L’arcivescovo di Barcellona: essere seminatori di speranza

Al termine della messa, il cardinale Juan José Omella Omella, arcivescovo metropolita di Barcellona, ha ringraziato Papa Leone per la sua visita. “La sua presenza, i suoi gesti e le sue parole – ha detto - sono certamente un buon seme che rimane seminato nei nostri cuori”. Parlando dei tempi difficili che la Chiesa vive, il porporato ha sottolineato di non voler “essere profeti di sventura, bensì seminatori di speranza”. “La Basilica della Sagrada Familia e la torre di Gesù Cristo che Lei si appresta a benedire – ha aggiunto - ci incoraggiano ad alzare lo sguardo verso la luce che questa torre, culminata dalla Croce di Cristo, irradia”. Poi il riferimento alla testimonianza di vita dei Gaudì che spinge ad andare avanti “senza scoraggiarci, ponendo Gesù Cristo al centro della nostra vita”.

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10 giugno 2026, 20:55