Il Papa a “L’Adige”: fare buona informazione senza la droga di fake news e polarizzazioni
Lorena Leonardi - Città del Vaticano
«Essere acqua che disseta nel profondo la sete di sapere di persone di diverse generazioni, nutrire le coscienze di notizie e non di chiacchiere; offrire una interpretazione corretta e trasparente della realtà; unire nella buona e nella cattiva sorte la comunità in cui si è radicati, tutelandone la storia e la memoria». Leone XIV sceglie la metafora dell’acqua, prendendo spunto dal fiume che attraversando la città di Trento «unisce paesaggi, memorie, uomini e donne di un territorio di montagne che diventano pianure», per descrivere la «buona informazione» che da ottant’anni è la missione del quotidiano italiano «L’Adige».
Come acqua pura
Nel messaggio indirizzato al direttore Pierluigi Depentori, il Pontefice ricorda la nascita della testata per volere del fondatore Flaminio Piccoli, la scelta del nome di un fiume — l’acqua che scorre è «simbolo di un continuo rigenerarsi, possibile solo se si attinge a una fonte pura —, la ricchezza delle radici che «testimoniano la ricchezza del pensiero cristiano come lievito del giornalismo, non solo cattolico, presidio della libertà di manifestazione del pensiero».
In particolare, il pensiero del Papa è andato a De Gasperi, che prima di dedicarsi alla politica fu redattore e poi direttore de «La voce cattolica» di Trento e fondatore del quotidiano «Il Trentino».
La strada della qualità
Oggi secondo il Vescovo di Roma «nuove sfide» attendono una risposta dal mondo dell’informazione, che «per vincerle ha solo una strada: la qualità». Da tradurre nella capacità di «custodire le voci e i volti, coltivare la serietà di ogni cronaca e di ogni analisi, preservare la bellezza delle culture e dei territori, rinsaldare le comunità», ma anche «governare la tecnologia» senza arrendersi alla «retorica del pensiero unico», «rispettare le diverse opinioni» senza cedere alla tentazione di aumentare i profitti ricorrendo alla «droga delle fake news e delle polarizzazioni artefatte».
Leone XIV ha concluso il suo messaggio augurando al quotidiano, in questo tempo di grandi cambiamenti, di essere «strumento di verità, custode della storia e della memoria, fonte di conoscenza e lievito di umanità».
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