Il Papa: mai associare il nome di Dio alla guerra
Vatican News
Sono “immagini poetiche”, così le definisce il Papa, quelle che Raffaele da Catania richiama nella sua lettera alla rivista Piazza San Pietro. Nel testo il lettore domanda: “Come si può versare sangue innocente invocando Dio? Come si può trasformare un nome che dovrebbe unire in uno strumento di divisione e morte?”. Domande che ne chiamano altre riguardo il perché l’uomo sceglie l’odio e non l’amore.
Leone XIV risponde ricordando le vittime innocenti provocate da missili, droni, armi in Ucraina come in Medio Oriente e in altre parti del mondo. “Fin dall'inizio del mio ministero – sottolinea - ho invocato il dono di una pace ‘disarmata e disarmante, umile e perseverante’”. La pace che nasce da Cristo e che va testimoniata perché “la Chiesa è impegnata a predicare il dialogo. Non può che essere così”.
La tentazione di profanare il nome di Dio
“A qualche potente di questo mondo - si legge nel testo - questo potrà non piacere. Proverà a fare qualche distinguo, ad ammantare le proprie intenzioni belliciste con giustificazioni religiose... Ma la missione della Chiesa, la missione del Successore di Pietro, non può che essere quello di invocare la pace”. Ma anche quello di “denunciare con forza chi osa associare il nome Dio ad azioni di guerra” e che non può essere “profanato dalla volontà di dominio, dalla prepotenza e dalla discriminazione; soprattutto, mai dev'essere invocato per giustificare scelte e azioni di morte”. “Purtroppo – prosegue il Papa - questa tentazione di profanare il nome di Dio colpisce anche chi si professa cristiano”.
Seguire le vie di pace
Infine il Vescovo di Roma, seguendo la sua indicazione a disarmare le parole, esorta i cristiani ad agire per evitare che proprio le parole della fede siano trascinate “nel combattimento politico”, nel “benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata”. L’invito è quello di “coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell'incontro fra tradizioni e culture”. “Questo è un impegno ineludibile per tutti noi cristiani!”.
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