2026.06.12 Viaggio Apostolico in Spagna - Incontro con i migranti del Centro Las Raíces

L’appello ai trafficanti di esseri umani e la nostra responsabilità

Le parole di Papa Leone sul dramma dei migranti nel solco dei predecessori

Andrea Tornielli

“Fermatevi! Convertitevi!”. Il grido di Papa Leone dalla Plaza del Cristo de La Laguna di Tenerife richiama alla memoria il forte appello di san Giovanni Paolo II per la conversione dei mafiosi, pronunciato a braccio al termine della Messa nella Valle dei Templi di Agrigento il 9 maggio 1993. Papa Wojtyła si rivolgeva agli affiliati a Cosa Nostra, il suo terzo successore ai trafficanti di esseri umani che ingannano e riducono in schiavitù e sottopongono ad ogni violenza i migranti in cerca di un futuro.

Leone XIV, dopo aver ascoltato alcune delle esperienze vissute dai migranti, ha ancorato i passaggi più forti del suo appello a passi delle Scritture: “Fermatevi! Convertitevi!” riecheggia il richiamo alla conversione pronunciato da Gesù nel Vangelo di Marco. Mentre le parole “Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui” richiamano la reazione di Dio all’uccisione di Abele da parte di Caino che leggiamo nella Genesi e l’ascolto da parte di Dio del dolore del suo popolo le parole del Libro dell’Esodo.

Il Successore di Pietro, che nei due giorni finali del viaggio in Spagna, con le tappe a Gran Canaria e Tenerife, ha voluto portare a compimento il desiderio di un viaggio espresso da Papa Francesco, ha ammonito: il denaro strappato a questi fratelli poveri non darà pace, né onore, né futuro. Ha ammonito i trafficanti di esseri umani, riprendendo san Paolo nella seconda Lettera ai Corinti, che per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, “dovrete comparire davanti alla giustizia divina”. E li ha invitati a liberare coloro che sono tenuti in schiavitù, ricordando che la misericordia di Dio è offerta anche al peccatore più incallito che sfrutta la debolezza di donne, bambini, uomini, ma “attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione”, come si legge nel Libro del profeta Ezechiele.

Anche se l’appello più forte e profetico è quello alla conversione dei trafficanti di esseri umani, non bisogna dimenticare le altre parole che Leone ha pronunciato nei due giorni alle Canarie. Al porto di Arguineguín, a Las Palmas de Gran Canaria, il Papa si era inchinato davanti alla dignità dei migranti, ricordando che non sono “numeri né fascicoli” ma “persone con una famiglia e una casa che vi siete lasciata alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare”. E affermando chiaramente che la loro vita “deve essere protetta”.

Leone XIV ha poi chiesto un esame di coscienza “per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante”. Non sono mancate parole rivolte anche alla Chiesa, che “deve lasciarsi interpellare” perché “l’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata solo ad alcuni volontari” e non ci si può inginocchiare davanti all’altare per adorare Cristo nell’Eucaristia e poi passare oltre di fronte alle sofferenze di questi nostri fratelli.

Al porto di Arguineguín il Vescovo di Roma, chiedendo “vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione, e politiche che permettano a ogni persona di vivere con dignità nella propria terra”,  ha anche invitato tutti - autorità civili, parlamenti, governi e organizzazioni internazionali e anche le comunità cristiane – a porsi una domanda profonda, che potrebbe definirsi “strutturale”: “Che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?”.

La tappa alle Canarie segna una pietra miliare del pontificato. Come già aveva fatto Francesco a Lesbo, anche Leone ha voluto ricordare la famiglia di Nazaret, Gesù bambino, Maria e Giuseppe, costretti a fuggire in Egitto per aver salva la vita del Figlio di Dio contro cui si scatenava l’ira di Erode. Quella famiglia, la Santa Famiglia, “rimane per tutti i tempi modello e riparo di ogni famiglia rifugiata, di ogni migrante e di ogni persona costretta a lasciare la propria terra per paura, persecuzione o necessità” ha ricordato il Papa, citando la Costituzione apostolica “Exsul Familia” di Pio XII. I cristiani non possono dimenticare che il loro Dio fatto Uomo è stato migrante e rifugiato. Per questo sono chiamati a riconoscere il Suo volto nei volti delle sorelle e dei fratelli che bussano alle porte dei nostri Paesi in cerca di un futuro.

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12 giugno 2026, 12:33