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Una delle testimonianze rese al Papa nella cattedrale di Sant’Anna a Las Palmas de Gran Canaria Una delle testimonianze rese al Papa nella cattedrale di Sant’Anna a Las Palmas de Gran Canaria

La chiesa di Las Palmas e la vocazione all’incontro tra culture diverse

Nella cattedrale di Sant’Anna a Las Palmas de Gran Canaria, la Chiesa locale si presenta nelle sue ricchezze come l’attenzione ai più fragili, ai tanti migranti che arrivano e nonostante la fragilità della trasmissione della fede. “Vogliamo essere una Chiesa aperta e accogliente, capace di annunciare il Vangelo – sottolinea il vescovo di Islas Canarias José Mazuelos Pérez - anche in una società plurale e in costante cambiamento”

Francesco Ricupero – Città del Vaticano

“I nostri laici partecipano con sempre maggiore responsabilità alla missione evangelizzatrice, alla catechesi, all’azione caritativa e all’impegno sociale. La Chiesa diocesana cerca di essere vicina ai poveri, agli anziani, alle famiglie ferite, alle persone senza fissa dimora e a quanti subiscono diverse forme di esclusione”. Lo ha ricordato oggi, giovedì 11, il vescovo di Islas Canarias, monsignor José Mazuelos Pérez, durante l’incontro del Papa con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose, i seminaristi e gli operatori pastorali nella cattedrale di Sant’Anna a Las Palmas de Gran Canaria. “I nostri giovani, pur in mezzo a una cultura spesso indifferente alla fede, - ha aggiunto - continuano a cercare ragioni per sperare e cammini di autenticità”.

Una Chiesa aperta e accogliente

Il presule, nel ringraziare il Papa per la sua visita, ha sottolineato come la diocesi possieda “un’identità profondamente segnata dalla sua condizione insulare e di frontiera”. Situata in mezzo all’Atlantico, crocevia di cammini tra Europa, Africa e America, “questa realtà ha plasmato storicamente l’anima del nostro popolo” ha detto il vescovo. Una Chiesa “aperta, accogliente e abituata all’incontro tra culture”. “Le nostre isole – ha aggiunto - accolgono ogni anno milioni di visitatori provenienti da numerosi Paesi. Il turismo costituisce una delle principali fonti di sostentamento per molte famiglie e ha contribuito allo sviluppo economico e sociale della nostra terra”.

Una crescente secolarizzazione che indebolisce il senso di Dio

Al tempo stesso, questa realtà plasma anche profondamente la vita umana, culturale e spirituale. Di qui monsignor Mazuelos Pérez ha parlato delle molteplici sfide all’evangelizzazione poste dal costante flusso di persone, dalla mobilità, dal ritmo accelerato della vita e da una cultura spesso incentrata sul consumo e sul benessere immediato. “In molti ambienti – ha proseguito - percepiamo una crescente secolarizzazione che indebolisce il senso di Dio, la pratica sacramentale e la trasmissione della fede nelle famiglie. Non pochi giovani crescono in contesti in cui l’esperienza cristiana risulta sempre più fragile o marginale”. Per questa ragione, ha aggiunto, “vogliamo essere una Chiesa aperta e accogliente, capace di annunciare il Vangelo anche in una società plurale e in costante cambiamento”. “Il turismo, oltre a rappresentare una sfida pastorale, costituisce anche un’opportunità provvidenziale di incontro, dialogo e testimonianza cristiana”.

Il Papa nel suo ingresso in cattedrale per l'incontro con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose, i seminaristi e gli operatori pastorali
Il Papa nel suo ingresso in cattedrale per l'incontro con i vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi, le religiose, i seminaristi e gli operatori pastorali   (@Vatican Media)

La Chiesa sempre vicina a chi soffre

Ma il vescovo di Islas Canarias ha anche ricordato che la comunità si ritrova ad affrontare molteplici criticità, tra cui “la precarietà lavorativa di molte famiglie, le difficoltà di accesso agli alloggi, la solitudine degli anziani, le ferite affettive di tante famiglie e il dramma migratorio che tocca in modo particolare le nostre coste”. Per monsignor José Mazuelos Pérez la Chiesa cerca “di restare vicina, offrendo ascolto, accompagnamento e aiuto concreto a quanti soffrono di più”.

L’identità spirituale dell’isola

“Nonostante le difficoltà, - ha evidenziato - continuiamo a osservare abbondanti segni di speranza”.  Infatti, “in numerosi paesi e quartieri, la fede popolare – ha ricordato il presule - continua a essere una fonte viva di evangelizzazione e di appartenenza ecclesiale. Osserviamo, inoltre, numerosi segni di grazia: comunità vive, sacerdoti devoti, che continuano a servire con generosa dedizione, molto spesso in mezzo a grandi esigenze pastorali, assistendo varie comunità e accompagnando realtà umane complesse”.

Vivere l’unità in mezzo alla diversità

Una richiesta di incoraggiamento, sostegno e preghiera è stata rivolta a Leone XIV dal missionario claretiano, Santiago Cerrato Cáceres, parroco a Las Palmas, che ha dedicato gran parte della sua vita alla pastorale giovanile vocazionale nel sud della Spagna e nelle Isole Canarie. Il presule si è soffermato sulla solitudine che pesa nella vita, sui dubbi che a volte oscurano il cuore. Da qui la richiesta al Papa di pregare perché si rinnovi sempre “la certezza di quell’amore incondizionato del Padre per tutti i suoi eletti”. Infine l’apprezzamento per l’insistenza di Papa Leone a “vivere l’unità in mezzo alla diversità”. “Lo sperimentiamo ogni giorno – ha ammesso il missionario - nella collaborazione reciproca con i vescovi, il clero, con la ricca presenza della vita consacrata e nel promuovere la comunione nel contesto concreto della parrocchia”. “Ci incoraggi, - è stata la sua richiesta - a continuare a vivere questa unità e questa comunione nella Chiesa diocesana, nell’opera evangelizzatrice della Chiesa universale”.

Quel desiderio di comunità capaci di generare cristiani

Sulla necessità urgente di passare ad una pastorale decisamente missionari si è soffermata Enélida Hernández Monzón, segretaria generale della pastorale e vicecancelliere della diocesi di Islas Canarias. “L’urgenza di una nuova evangelizzazione costituisce oggi il miglior servizio che la Chiesa può e deve offrire alla nostra società. Perciò – ha detto - sentiamo la chiamata a cambiare paradigma: da una Chiesa incentrata sul conservare l’esistente a una Chiesa in uscita che vada incontro a quanti sono lontani, feriti o disorientati”. Vista l’urgenza di annunciare il Vangelo, “la nostra diocesi – ha ricordato - sta compiendo un cammino pastorale segnato da una convinzione chiara: crescere in sinodalità per rivitalizzare la missione evangelizzatrice, seguendo il magistero della Chiesa di Papa Francesco e il suo”. Andare dunque incontro ad una Chiesa che sia “comunità di comunità” e ogni parrocchia sia luogo di “viva comunione e un centro di costante invio missionario”. “Siamo certi– ha concluso Hernández Monzón -  che la sua presenza rafforzerà il nostro impegno a continuare ad aprire cammini di unità in una Chiesa diocesana più sinodale, missionaria ed evangelizzatrice”.

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11 giugno 2026, 15:41