Il Papa ai detenuti: c’è sempre la possibilità di ricominciare, fate spazio all’amore di Dio
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Il Signore permette a tutti noi di ricominciare sempre da capo, poiché essere umani ed essere cristiani non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare.
Ha parole che infondono coraggio e spingono ad affrontare il futuro con uno sguardo nuovo Leone XIV per i detenuti del Centro Penitenziario Brians 1, il carcere della Generalitat de Catalonia, ad oltre quaranta chilometri da Barcellona, a Sant Esteve Sesrovires.
LEGGI QUI IL SALUTO DEL PAPA AL CENTRO PENITENZIARIO "BRIANS 1"
Ogni essere umano è amato da Dio
Nella sala conferenze della casa di reclusione, dove in aree delimitate, viene consentito di svolgere diverse attività culturali, educative, lavorative e sportive, il Papa è accolto da un applauso e da un canto quando arriva. Prima di giungere sul palco saluta, stringe mani, poi siede a fianco a una statua della Madonna della Mercede, patrona delle persone private della libertà, adornata, ai piedi, con fiori bianchi. E bianco è pure lo sfondo del palco della sala, sul quale si legge il versetto 36 del capitolo 25 del Vangelo di Matteo: “Ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Il Pontefice ascolta, quindi, le testimonianze di padre Jesús Bel, delegato diocesano della pastorale penitenziaria, e di due donne che stanno scontando la loro pena. Ciascuna, dopo aver esposto la propria storia, cerca il suo abbraccio e lo riceve generoso. Leone confida di essersi sentito edificato dai racconti delle due detenute quando inizia il suo discorso e sottolinea quanto preziosa sia ciascuna persona agli occhi di Dio.
Ogni essere umano è “degno” per il semplice fatto “di essere stato voluto, creato e amato da Dio”. Non esiste, quindi, alcuna situazione che induca il Signore a distogliere da noi il suo sguardo.
La misericordia divina è al di sopra di tutto
L’amore misericordioso di Dio è “sempre al di sopra di quanto bene o male abbiamo fatto”, specifica il Pontefice rivolgendosi in particolare a tutti i reclusi, i quali portano “il peso di essere lontani” dai loro cari e soffrono per la loro “attuale condizione”.
Quando vi verrà la tentazione di sentirvi inferiori e penserete che non valga la pena andare avanti, “alzate lo sguardo” verso Colui che, attraverso la presenza di tante persone, non smette mai di mostrarvi il suo amore e la sua vicinanza.
Il passato offre la possibilità di cambiare
Leone XIV rimarca inoltre che “gli errori della vita non determinano l’identità di una persona”, per questo non bisogna lasciarsi sopraffare dall’“oppressione” e dalla “tristezza” che a volte segnano il “cammino” di quanti sono detenuti. Ricorda che “Sant’Agostino, nelle sue Confessioni”, raccontando “il suo percorso di vita”, esorta a confidare “nella grazia divina”, a lasciarsene “guidare e trasformare”, perché in questo modo si potrà scoprire che nella vita di ogni uomo “il passato” non condanna “il futuro”, semmai offre “la possibilità di cambiare le nostre decisioni e le nostre scelte”.
Facciamo spazio al Signore nel nostro cuore e cerchiamo il suo volto. Lasciamoci accompagnare dal suo amore. Aggrappiamoci a Lui, che ci invita continuamente alla speranza e ci mostra un orizzonte meraviglioso che nessuna barriera fisica può impedirci di raggiungere.
Continuare a sognare
E termina il suo saluto insistendo sull’amorevole vicinanza di Dio nei confronti di ogni uomo, il Pontefice. “Egli continua a parlarci nel profondo delle nostre coscienze per farci scoprire che ha la sua dimora in mezzo a noi - spiega -. Aspetta solo che gli diamo una possibilità”. Quindi un ultimo incoraggiamento.
Vi invito a continuare a sognare il sogno di Dio. A ciascuno di voi dico: Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore!
Un’ovazione manifesta la gioia dei detenuti al termine dell’incontro con Leone XIV, che riceve, poi, alcuni doni, fra i quali un piatto in ceramica e un quadro .
Il Papa ricambia con un’icona della Madonna di Kazan di Fatima che raffigura la Vergine con le vesti bianche, il Bambino Gesù sopra una nube - per richiamare la visione della veggente Lucia nel 1925 -, il Cuore Immacolato di Maria e due colombe, simbolo dei pastorelli Giacinta e Francesco e anche segno universale di pace e di consolazione. E a braccio, infine, spiega di aver voluto lasciare, a ricordo della sua visita, l’“immagine della nostra Madre Maria, la Vergine che ci accompagna sempre con l'amore di una Madre che non dimentica mai i suoi figli”.
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