Il Papa: davanti alle ferite dell’umanità, Cristo chiama la Chiesa alla missione
Lorena Leonardi – Città del Vaticano
“L’oppressione che schiaccia”, accanto alla “violenza che toglie la forza”. “Le ferite delle guerre”, affiancate al “vuoto del consumismo”. E ancora, “volti ridotti a maschere, famiglie spezzate dal male e giovani illusi da falsi ideali”. È quel che vede Gesù quando “guarda la gente, guarda l’umanità”, eppure Egli “vede e ama”.
Sono parole della catechesi di Leone XIV all’Angelus di stamani, domenica 14 giugno, in piazza San Pietro – il primo dopo il viaggio apostolico in Spagna – a commento del Vangelo odierno, (Mt 9,36–10,8) in cui la compassione di Gesù per il popolo si traduce nell’invio di discepoli che continuino la sua opera di annuncio e di cura, con uno stile di gratuità e servizio.
Lo sguardo attento di Gesù
Un racconto evangelico che il Papa, rivolgendosi dalla finestra del suo studio nel Palazzo apostolico ai circa ventimila fedeli presenti e a quanti lo seguivano attraverso i media, definisce “un grande regalo”, perché “coinvolge tutti coloro che lo ascoltano nello sguardo di Gesù” e “testimonia l’attenzione della sua vista”, in particolare quelle folle “stanche e sfinite” di cui il Figlio di Dio ebbe “compassione”.
Gesù vede e ama. Ama e soffre per noi, con noi: la sua compassione esprime non solo vicinanza fraterna, ma volontà di redenzione.
LEGGI LA CATECHESI INTEGRALE DI LEONE XIV
È la reazione di Gesù, che “conosce il nostro cuore e se ne prende cura”: dinnanzi a persone simili a “pecore che non hanno pastore”, Cristo si dedica a tutte "come buon pastore e, come signore della messe, manda operai nel campo del mondo”. Il loro compito è fornire “il conforto di Dio a chi soffre”, “portare carità dove c’è miseria, speranza dove c’è afflizione, fede dove c’è sfiducia”.
Parola viva e vera
A uno a uno, il Vangelo menziona i primi dodici “operai”, “discepoli fatti apostoli, cioè missionari e predicatori”: tra loro, Simone detto Pietro, il primo, e Giuda Iscariota, l’ultimo, “per ricordarci – rimarca il Papa – che si può seguire Gesù e tradirlo, ma il Vangelo rimane per tutti parola viva e vera”.
La Buona Notizia che attraversa i secoli è identica, sempre giovane, fresca e liberante: «Il Regno dei cieli è vicino»!
Un Regno “vicino” perché in Gesù “Dio si fa prossimo ad ogni uomo e ogni donna, ad ogni popolo e nazione”. E quando questo Vangelo “viene annunciato e praticato, il male crolla come una malattia che finisce, come una notte che cede all’aurora, come la morte vinta dal Risorto”.
Una missione gratuita
In questo modo lo sguardo di Gesù è capace di trasformare la realtà: “piena d’amore, la sua iniziativa dà vita a un popolo nuovo, la Chiesa, chiamato a continuare la missione degli apostoli”, dare gratuitamente come gratuitamente si è ricevuto. Del tutto gratuito, il dono di Gesù ha un valore che “eccede ogni misura: è impossibile meritarla o ‘comprarla’”.
Il compito di evangelizzare nasce dal dono di Dio che in Cristo diventa perdono per il mondo, servizio a chi è più piccolo e povero, impegno per la giustizia.
Infine, il Pontefice invoca l’aiuto della Madonna per rispondere “con gioia e coraggio alla missione cui Gesù ci chiama”.
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