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Un giovane migrante nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria Un giovane migrante nel porto di Arguineguin, a Gran Canaria

Ousseynou, il migrante delle Canarie che commosse Francesco: ora aspetto Leone

Il giovane del Senegal è sopravvissuto a un naufragio nel 2020, durante il quale ha visto morire gente di sete o per annegamento. Arrivato nel porto di Arguineguín, a Gran Canaria, è stato accolto da una famiglia e attualmente lavora come cuoco. Nel 2023 ha scritto una lettera a Papa Francesco per invitarlo nell’arcipelago, il prossimo 11 giugno accoglierà Leone XIV: “Vorrei dirgli di aiutarci a fare di più per gli immigrati che muoiono lungo il cammino”

Salvatore Cernuzio – Inviato a Madrid

Il vento, la sete, il cayuco che imbarcava sempre più acqua, le onde, il buio, la gente morta in mare. Poi l’accoglienza, il lavoro come cuoco, la lettera al Papa con l’invito a recarsi nelle Canarie con la proposta di fare pure da accompagnatore nel porto di Arguineguín, quello per anni è stato definito “el muelle de la vergüenza” (il molo della vergogna) a causa del sovraffollamento e delle condizioni precarie in cui venivano ammassati migliaia di immigrati. Si era commosso Papa Francesco nel leggere le righe che Ousseynou Fall, ex pescatore fuggito dal Senegal e ora residente a Gran Canaria, aveva impresso in una lettera in cui raccontava la sua storia. Quella della partenza dall’Africa, la sua casa, e della ripartenza, a Gran Canaria. Una storia in cui al dramma ha fatto da contrappeso la generosità e la solidarietà gratuita della gente; una storia come quella di tanti migranti sopravvissuti, contrariamente a molti altri, alla famigerata “Rotta Atlantica” e approdati nei porti delle Canarie.

Il desiderio di Francesco esaudito da Leone

Ousseynou e altri ragazzi avevano scritto al Papa - che della questione migratoria aveva fatto uno dei capisaldi del pontificato - per invitarlo a visitare i luoghi che hanno permesso loro di iniziare una nuova vita. Ousseynou, in particolare, scriveva a Francesco nella missiva – consegnata durante il viaggio verso Lussemburgo e Belgio dalla giornalista spagnola di Radio Cope, Eva Fernández – che una possibile visita sarebbe stata di “grande conforto” per lui e gli altri compagni. E Francesco, stimolato da quelle storie, aveva deciso di compiere una visita nell’arcipelago, terza tappa di una triade dedicata al tema migratorio dopo Lampedusa e Lesbo. La malattia e poi la morte hanno impedito il viaggio; ora è Leone XIV a raccogliere il desiderio del predecessore e visitare il prossimo 11 e 12 giugno le Canarie, a conclusione del viaggio apostolico in Spagna. Ousseynou sarà lì ad attendere il Papa, insieme ad altri migranti, familiari delle persone scomparse, squadre di soccorso e volontari, in quello stesso posto dove sei anni fa è arrivato assetato e infreddolito, dormendo vicino a un tombino sul molo, ma presto rinfrancato dal calore, anzitutto quello umano, degli abitanti del posto.

La traversata dal Senegal

“Se potessi parlare con il Papa, la prima cosa che gli chiederei è di aiutarci a fare molto di più per gli immigrati che muoiono lungo il cammino. Persone che vogliono arrivare qui e non ci sono riuscite. Anche mio fratello è morto lungo il cammino. E tanti altri”, dice Ousseynou ai media vaticani. Viene raggiunto al telefono durante una pausa dai lavori di cucina in un hotel che lo tengono impegnato tutto il giorno. Trova alcuni minuti - “volentieri”, afferma - per condividere frammenti della sua vita. Quella di un giovane originario della città costiera di Saint-Louis in Senegal, dove lavorava come pescatore, che ha deciso di partire via mare a causa della crisi della pesca locale. Anche il fratello era partito per lo stesso motivo, ma senza dire dove si sarebbe diretto. Ousseynou e gli altri familiari hanno scoperto della sua morte giorni dopo che il suo barcone era dato per scomparso, e ancora più tardi, hanno saputo che si trattava della stessa imbarcazione apparsa sulle coste del Rio delle Amazzoni.

L'arrivo in Spagna

A Gran Canaria, Ousseynou Fall è arrivato invece il 12 novembre 2020 a bordo di un cayuco, una tipica imbarcazione di legno, a seguito di un drammatico itinerario segnato da notti di sete estrema, di panico, urla e pianti, e dalla perdita di compagni in mare. “Era mattino presto quando sono arrivato”, racconta Ousseynou. “Nelle ore prima la nostra barca ha imbarcato troppa acqua. Poi ha iniziato ad affondare. La squadra di soccorso (la Salvamar Menkalinan, ndr) ci ha visti in mare. Ci hanno recuperati lì. Ci hanno portato su una piccola imbarcazione fino ad Arguineguín”. Il molo era già pieno quella mattina, con quasi 2 mila uomini e donne che dormivano da giorni sotto tende e coperte, unico riparo dal sole e dalla pioggia. Solo in quel mese, su quel piccolo molo della costa sud-occidentale di Gran Canaria erano passati oltre 6.300 migranti.

L'attesa per il Papa

“Qualche giorno dopo eravamo con la Croce Rossa che ci ha portato in un hotel”, racconta ancora il ragazzo. Andando, insieme a un cugino, a cercare cibo e vestiti, si è imbattuto in una coppia, Fermina e Cristobál. Quelli che oggi chiama “mamá y papá”, che lo hanno fatto entrare in casa propria non facendogli mancare nulla. “Sono stati loro ad accogliermi. È qui che mi trovo ora”, spiega Ousseynou. Grazie ad un gruppo di sostegno e alla parrocchia di Arguineguín, ha imparato lo spagnolo. Al suo arrivo non sapeva leggere né scrivere. Negli anni ha imparato la lingua e anche un mestiere, ora è perfettamente integrato a Gran Canaria. E in quel porto che ogni tanto continua a visitare, la mattina dell’11 giugno vuole dare il suo benvenuto a Papa Leone XIV. Come un normale cittadino, come un uomo libero, dalla vita salvata e la dignità recuperata.

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04 giugno 2026, 07:59