Cerca

Leone XIV durante un'ordinazione sacerdotale Leone XIV durante un'ordinazione sacerdotale  (@Vatican Media)

Leone XIV ai sacerdoti: siamo fragili ma Gesù ci vuole santi di tutti e per tutti

Nella solennità del Sacro Cuore di Gesù, il Papa firma il messaggio per Giornata per la Santificazione Sacerdotale: non si tratta di un’ideale astratto né un’opzione fra tante, siamo chiamati a essere contemplativi in azione e misericordiosi

Alessandro De Carolis - Città del Vaticano

Non ci si arriva “con sforzi isolati”, che tanto risultano vani, né col solo “sforzo di ascesi e perfezione”, che pure è “necessario”. Alla santità un prete ci arriva fidandosi e affidandosi a Cristo, unendosi, anzi consegnandosi al suo cuore, “il ‘luogo’ in cui la santità si mostra come prossimità e tenerezza” e da cui scaturisce lo Spirito che trasforma i “vasi di creta” della propria piccolezza. Papa Leone scandaglia il senso e soprattutto il vertice di una vocazione nel messaggio per la solennità del Sacro Cuore di Gesù, giorno in cui la chiesa celebra tradizionalmente la Giornata per la Santificazione Sacerdotale.

Non per pochi eletti

La santità, dichiara subito all’inizio Leone XIV, “non è un’opzione fra le tante né un ideale astratto: chiama in causa la stessa identità di ogni persona che vuole partecipare alla vita del Risorto”. È “un abbandono fiducioso” a Lui pur nel “grande paradosso” di una chiamata “così alta” quanto i suoi destinatari, riconosce il Papa, sono “limitati e imperfetti, spesso segnati da debolezze e stanchezze, talvolta da ferite”. Ma se il cuore umano è “vulnerabile”, l’unione “del nostro cuore con il Cuore di Cristo non è - scrive Leone XIV - una esperienza riservata a pochi eletti”. È piuttosto “un cammino sacramentale, eucaristico, che si attua nel quotidiano”.

Contemplativi in azione

Se si cerca l’unione con Gesù, prosegue “la santità, invano cercata con sforzi isolati, si rivelerà per ciò che è: corrispondenza alla grazia che ci previene, ci sostiene, ci trasfigura”. E allora tutto, assicura, ovvero “la preghiera, il ministero, le relazioni, la stanchezza, le gioie e i fallimenti, persino il tempo apparentemente perduto o l’amore che sembra sprecato, tutto diventa luogo privilegiato del rivelarsi di Dio e del suo amore infinito”. Il profilo cui tendere, indica il Papa, è quello di un “sacerdote con un cuore integro, semplice e puro” che in questo modo diventa un “contemplativo nel mezzo dell’azione, misericordioso, fedele nella prova, gioioso nel dono di sé”. Un pastore, sottolinea, di cui “il mondo ha un grande bisogno”, uno che non offra “solo parole o programmi, ma la testimonianza viva di un cuore riconciliato”.

“Far battere in noi il Cuore di Cristo”

Leone XIV ribadisce che “la risposta alla vocazione ad essere santi non sta tanto nello sforzo di ascesi e perfezione, pur necessario, ma nell’adesione fiduciosa all’amore rivelato nel Cuore trafitto di Gesù”. Amore che non si rivela “nella distanza inaccessibile di una perfezione separata, ma “si dona sino a farsi ferire e che può quindi diventare sorgente di misericordia e di vita”. “Quel Cuore benedetto dunque - afferma il Papa - è il ‘luogo’ in cui la santità si mostra come prossimità e tenerezza”. In altre parole le doti basilari di un sacerdote. Per questo, conclude Leone XIV, “ci è richiesta una relazione con Dio che non ci allontani dagli uomini, ma ci renda prossimi per tutti, che plasmi cuori pazienti, teneri, capaci di vicinanza, di compassione e di ascolto”. La Madonna, “che custodì nel suo cuore il mistero del Figlio, ci insegni a custodire e far battere in noi il Cuore di Cristo”.

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

12 giugno 2026, 12:05