La lunga notte madrileña, il Papa e i giovani tra arte, preghiera, silenzio
Salvatore Cernuzio - Inviato a Madrid
“Il Papa ha battuto Bad Bunny!”. Alcune ragazze madrileñe, con la t-shirt bianca e verde della organizzazione, ridacchiano dal palco allestito per la stampa guardando alla distesa umana che si snoda da Plaza de Lima fino alle vie circostanti del Paseo de la Castellana. Il noto cantante portoricano, in tour a Madrid e Barcellona proprio negli stessi giorni del viaggio apostolico di Leone XIV in Spagna, sembra abbia fatto sold-out con quasi 600 mila persone lungo le dodici tappe dei suoi concerti. Oltre 600 mila ragazzi e ragazze (e non solo), da tutta Madrid (e non solo), erano tutti presenti in un’unica sera, oggi 6 giugno, alla grande veglia con il Papa in quest’area centrale e trafficata della capitale iberica, scenario di eventi e concerti, all’ombra dell’iconico Bernabeu che si staglia imponente tra grattacieli, negozi e aree pedonali. È il terzo e ultimo appuntamento della prima giornata di viaggio del Pontefice, che ha voluto ritagliarsi un momento di quasi tre ore insieme alla juventud.
Il modello Gmg
Il modello o, meglio, l’obiettivo era una Gmg. Una Giornata della Gioventù magari non mondiale ma tutta spagnola che tornasse a far vibrare la capitale come nel lontano 2011 con Benedetto XVI. E in qualche modo ci sono riusciti gli organizzatori della “vigilia” a replicare quel grande evento del quale ci sono tutti gli elementi. La musica che rimbomba nella cassa toracica, le bandiere che sventolano all’unisono, i cori, gli applausi, il sole che tramonta tardivamente intorno alle 22 dietro la croce (e i tramonti a Madrid hanno qualcosa di artistico), l’altra croce – quella pellegrina di legno – che sale verso il palco in processione. E, ancora, la gente ai balconi, la gente in piedi o a terra fino a coprire ogni angolo della strada, la gente che corre da una parte all’altra delle transenne per inseguire la papamobile.
L'incontro col Vicario di Cristo
Una festa, un momento di arte e preghiera, con l’esuberante esibizione della compagnia del musical Godspell, lo show teatrale di Antonio Banderas, neppure mezz’ora dopo la conclusione dei misteri del Rosario recitati per tutto il pomeriggio e intervallati dalle testimonianze di alcuni catechisti, sacerdoti, fidanzati o padri e madri di famiglia, in rappresentanza delle diverse realtà dispiegate nella Plaza. Qualcuno diceva che i partecipanti sarebbero stati poco più di 400 mila, altri azzardavano addirittura un milione. Poco importa, non è mica una gara di numeri: è l’incontro dei giovani col Vicario di Cristo, il Papa, colui al quale forse l’attuale Gen Z guarda con maggiore distanza o solo dietro a un display rispetto a quelli che erano i giovani di quindici anni fa, ma che, come loro, hanno “sete”. Di conoscenza, di risposte di senso, di punti di riferimento. E che stanno imparando che dal Papa e dalla Chiesa possono provenire queste risposte, questi riferimenti, l’acqua che placa questa sete. Lo afferma Omar, missionario italiano trasferitosi da sette anni in Spagna dove insegna religione in una scuola di periferia e in questi giorni impegnato per l’organizzazione della veglia.
Alzare lo sguardo
“Alzad la mirada” è il motto della visita papale, nonché il ritornello del canto intonato e reintonato per tutta la sera da una trentina di giovani accompagnati dal coro e dall’orchestra dell’Escorial. “Alzate lo sguardo”. Il Papa – giunto in papamobile e poi salito sul palco dopo un rapido giro di abbracci, saluti e strette di mano – indica dove guardare: alla Croce di Cristo. Quella su cui alla fine della serata, dopo aver risposto alle domande di cinque ragazzi seduto in una sorta di salottino allestito al lato del palco, imprime la sua firma con un pennarello bianco: León XIV.
Una piazza in ginocchio
È il punto in cui qualcosa cambia nella veglia, tutta musicata, animata, riscaldata. Il Papa conclude infatti il momento ritirandosi brevemente in sagrestia. Ne esce con indosso i paramenti; accanto a lui il cardinale arcivescovo di Madrid, José Cobo Cano, per tutto il tempo al suo fianco. Leone XIV si ferma davanti all’altare. È l’Adorazione Eucaristica, atto finale di ogni incontro giovanile, come Tor Vergata ventisei anni fa e Madrid quindici; il preludio alla celebrazione eucaristica del Corpus Domini in Plazza de Cibeles e la successiva processione lungo Calle de Alcalá in direzione Gran Vía.
E in silenzio
Il silenzio irrompe quasi improvviso su Plaza de Lima, i cronisti radiofonici proseguono le loro dirette sussurrando. Si sente solo il ronzio delle torri delay del suono e dei motori degli impianti. Un palloncino, sfuggito da una delle innumerevoli mani, vola nel cielo. Molti giovani, e anche i residenti sui balconi, si mettono in ginocchio. Rimangono immobili, anche durante la lettura di un passo del Vangelo da parte di un giovane diacono. Ancora silenzio subito dopo, poi il Papa prende il microfono e dà la sua benedizione. La folla si disperde, molti dei ragazzi andranno a visitare musei o sistemarsi nelle parrocchie, aperte tutta la notte per rendere ancora più memorabile questo evento che, forse, racconta qualcosa di più e di diverso di questa gioventù tutt’altro che secolarizzata, astratta e distratta, come spesso viene invece descritta.
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