Giornata Mondiale dei Poveri, Leone XIV: offrire la solidarietà che i potenti negano
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
“Lo stolto pensa: ‘Dio non c’è’ ”, scrive il salmista. Un'affermazione che oggi non si traduce tanto in una negazione teorica dell’esistenza divina, quanto piuttosto nella mancata presa di coscienza dei valori di misericordia e bontà. Da questa assenza nasce una “corruzione tracotante” che pone le persone “una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione”. Riconoscere Dio significa quindi farsi “rifugio” della sua più vicina espressione, il povero, la cui voce viene “divorata come il pane”, da molteplici, “subdole”, tecniche, specialmente nell’ambito digitale, che rinforza pregiudizi ed erige “cortine di indifferenza”. Proteggere il bisognoso, per il cristiano, vuol dire perciò ascoltarlo, e non solo parlarne, offrendo quell’aiuto “che i potenti non possono garantire e preferiscono negare”. Sono queste le riflessioni che guidano il Messaggio di Papa Leone XIV per la 10.ma Giornata Mondiale dei Poveri, che sarà celebrata il prossimo 15 novembre sul tema “Il Signore è il rifugio del povero”, ma porta la data del 13 giugno, memoria di S. Antonio di Padova, patrono dei poveri.
LEGGI IL MESSAGGIO INTEGRALE DI LEONE XIV IN OCCASIONE DELLA X GIORNATA DEI POVERI
L’odierna perdita del senso di trascendenza
La frase scelta, tratta dal Salmo 14 suggerisce la necessità di tornare alla Parola per contraddistinguere l’importanza che i bisognosi hanno nella vita della Chiesa, scrive il Pontefice. L’espressione fa riferimento alla storica distruzione del tempo di Gerusalemme, in cui il popolo, privato della presenza di Dio, sperimentò “una miseria materiale e morale senza precedenti”. Pur riferendosi a un accadimento passato, questa frase parla ad ogni generazione, chiarisce il vescovo di Roma.
Si nota, purtroppo, come sia diffusa anche ai nostri giorni un’ingiustizia sociale che sgorga dalla corruzione tracotante, tanto deplorevole quanto discriminatoria. La perdita di senso della trascendenza nella vita quotidiana non è più tanto una negazione teorica dell’esistenza di Dio; piuttosto si evidenzia nella mancata considerazione della sua bontà e misericordia per la costruzione della giustizia personale e sociale.
La logica del dominio e prevaricazione
I primi a subire le conseguenze di questo vuoto sono i poveri, il cui numero, ricorda Leone, è in costante aumento in molte società.
L’assenza di Dio pone le persone non più una accanto all’altra nel rispetto reciproco, ma una sopra l’altra nel segno del dominio e della sopraffazione. Viene così esibita una dissacrante logica di prevaricazione e di scarto che emargina e umilia. In questa condizione si trovano non solo singole persone, ma intere popolazioni. Le parole del Salmo risuonano ancora colme di verità: “Divorano il mio popolo come il pane”.
Offrire vera e sicura protezione
Sono molteplici e “subdole” le tecniche con cui il grido di giustizia di quanti sono in stato di necessità viene soppresso, a partire dall’ambiente digitale, che “radicalizza il pregiudizio nei loro riguardi e accresce la cortina di indifferenza che circonda le loro cause”. La richiesta di aiuto, tuttavia, sottolinea il Papa, non rimarrà inevasa da Dio, in un “totale affidamento” che ristora la dignità e la riconoscenza dell’altro in un fratello o sorella con cui “organizzare i propri sogni”, rendendo realtà la speranza.
Rifugiarsi in Dio equivale a trovare la protezione vera e sicura, quella che i potenti non possono garantire e preferiscono negare.
Rifugio nella “notte” dell’abbandono
Più di altri, prosegue Leone XIV, il povero riconosce l’essenziale, perché di esso vive. Più di tutti, inoltre, egli è simile a Gesù, abitando “al riparo dell’Altissimo”, nella “notte” dell’abbandono e della solitudine, dell’afflizione, dell’ingiustizia e dell’offesa. Della sofferenza, del dolore, e ancora della solitudine e della mancanza del senso della vita. Gesù stesso, poi, è realtà viva del “rifugio da offrire”, essendo disceso “fino al punto più basso”, là dove si trovano gli ultimi, e andando loro incontro, come scritto nel Vangelo:
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Condividere per esprimere il Regno di Dio
Si è bisognosi non solo di pane, ma anche di una parola, di un volto, evidenzia il Pontefice. Ed è ancora Gesù a offrire non solo nutrimento materiale ma a “pronunciare il nome di ciascuno”, trasformando le promesse in realtà.
Per quanti sono privi di una casa, di un lavoro, dell’istruzione, del cibo, della salute si apre una nuova via: la condivisione come espressione del Regno di Dio. All’ossessione di quanti accumulano ricchezze solo per sé si oppone l’ostinazione di Dio che, nella testimonianza di persone in carne e ossa, apre il cuore e accoglie nel suo amore.
Mettersi al pari del bisognoso
La Chiesa non può quindi restare insensibile davanti alla piaga della povertà, mettendosi al pari di quanti in stato di necessità. In tal senso, il Papa menziona il commento di sant’Agostino alla parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro:
Ci ha taciuto il nome del ricco e ci ha detto il nome del povero. Il nome del ricco andava di bocca in bocca, ma Dio l’ha taciuto; il nome del povero passava sotto silenzio, ma Dio ce l’ha rivelato. […] Tu cosa sceglieresti? Essere povero come Lazzaro o essere ricco come l’altro? Non lasciarti ingannare! Ascolta quale fu la fine e nota la scelta cattiva.
I poveri come rifugio per gli altri
Della “predilezione” che Dio rivolge ai poveri, Leone XIV aveva già trattato nella sua esortazione apostolica Dilexi te. E riguardo al diventare “rifugio” per i poveri, invita a chiedersi se si fa davvero quanto nelle proprie facoltà per arrivare “là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità”, ascoltandone i pensieri, condividendone le attese, pronunciandone i nomi.
Allora vedremo che i poveri diventano loro stessi rifugio per altri.
Aiutare con gioia
Uno scambio reciproco di protezione, quindi, che testimonia l’unità della Chiesa nella povertà universale, ma anche nell’immenso valore che ciascuno ha agli occhi di Dio e degli altri. In conclusione, il Pontefice unisce la celebrazione della Giornata Mondiale dei Poveri all’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, testimone concreto della gioiosa compassione verso i poveri.
Vogliamo testimoniare che è possibile, anche oggi, sperimentare la medesima letizia nel mettersi nei panni dei poveri e nell’ascoltarli anziché soltanto parlare di loro. Chi ha Dio per rifugio è libero di compiere scelte profetiche, che testimoniano come tutto possa essere ripensato dal basso, nell’umiltà e nella fraternità che, sole, riparano un mondo ferito dalla prepotenza.
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