Il Papa: non siamo algoritmi, aiutare i giovani oggi sotto il giogo delle aspettative
Vatican News
È tutto sui giovani lo sguardo del Papa, molti dei quali “possiedono strumenti tecnologici sempre più sofisticati”, ma “hanno difficoltà a trovare un senso in cui vivere, sperare, amare e persino soffrire”. Leone XIV condivide la sua riflessione con i partecipanti all'Incontro Mappe di speranza per un'agenda educativa regionale. Salute mentale, tecnologie digitali ed educazione, appuntamento svoltosi presso la Casina Pio IV dei Giardini Vaticani, organizzato da Dicastero per la Cultura e l’Educazione, Pontificia Commissione per l’America Latina e Organizzazione degli Stati iberoamericani per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (OEI).
Dietro tante difficoltà, solitudini e fragilità psicologiche si nasconde spesso una domanda silenziosa: la mia vita ha un senso? C’è una speranza affidabile per il futuro?
LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO IN SPAGNOLO DI PAPA LEONE XIV
Alzare lo sguardo verso il cielo
Il Pontefice parla per immagini nel suo discorso in spagnolo, anzitutto quella dei tessuti artigianali che, “con i loro molteplici fili e colori intensi, ci insegnano che nessun filo basta da solo a creare il disegno” ma “soltanto l’intreccio paziente genera bellezza e resistenza”. Ogni filo conserva il proprio colore, ma acquista significato all’interno di una trama più ampia e “anche l’educazione – sottolinea Leone - è chiamata oggi a riscoprirsi così: non come costruzione di individualismi isolati, né come semplice trasmissione di competenze, ma come arte di tessere comunione”.
L’altra immagine che il Papa richiama è quella delle costellazioni del cielo, verso le quali i popoli antichi levavano lo sguardo cercando orientamento o imparando a riconoscere il ritmo delle stagioni, il tempo della semina e quello del raccolto. Le stelle “aiutavano a comprendere qual era il momento opportuno per agire, preservando l’armonia tra l’uomo, la natura e il tempo”. “Oggi abbiamo bisogno di tornare a levare lo sguardo”, afferma Papa Leone XIV, citando la sua lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza in cui è forte l’invito “a costruire una costellazione educativa globale, nella quale ogni istituzione, ogni cultura e ogni popolo possano offrire il proprio contributo originale per illuminare il cammino dell’umanità”.
Ogni cultura trova un significato nell’osservazione delle costellazioni. Ogni cultura è chiamata a collaborare al disegno di un itinerario comune, maturando la consapevolezza di appartenere a un’unica famiglia umana
Desiderio, non algoritmo
“La consapevolezza di questo grande patrimonio culturale potrà aiutarci ad affrontare una delle maggiori forme di povertà del nostro tempo: la perdita delle costellazioni interiori”, annota il Pontefice. La sua preoccupazione è rivolta soprattutto al fatto che spesso “l’essere umano si riduce a un rendimento, un consumo o un dato statistico” e così “sorge inevitabilmente una profonda sofferenza interiore”.
Siamo un desiderio, non un algoritmo
La questione della salute mentale
Ancora pensando alle nuove generazioni, Papa Leone osserva: “Molti giovani oggi vivono sotto il giogo delle aspettative e delle prestazioni, immersi in una competitività esasperata che genera ansia, paura di non essere all’altezza e disorientamento”. Per questo, insiste, “non possiamo affrontare la questione della salute mentale solo come una questione clinica o tecnica”.
Senza dubbio, i contributi della scienza, della psicologia, della medicina e delle neuroscienze sono indispensabili. Ma crediamo anche che l'uomo possa vivere autenticamente - e superare tante fragilità interiori - all'interno di un orizzonte di senso
Quando questo orizzonte “si oscura”, annota Leone XIV, “aumentano il vuoto interiore, l'isolamento e la disperazione”. Quando, invece, “una persona scopre che la sua vita ha valore, che è amata, attesa e chiamata a un compito nel mondo, allora nasce la speranza”. E la speranza “non è un'illusione ingenua”, assicura il Pontefice, “è una forza spirituale che sostiene la vita, anche nei momenti più difficili”.
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