Cerca

Il Papa a Pompei: Dio plachi gli odi fratricidi e illumini i leader delle nazioni

Nella Messa celebrata davanti al Santuario della Beata Vergine Maria del Rosario, Leone XIV ricorda la sua elezione, l'8 maggio dello scorso anno, sul soglio pontificio e spiega che il saluto dell'angelo Gabriele alla Madonna dice a tutti che "sulle macerie" dell'"umanità provata dal peccato" e "incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, è venuta la carezza di Dio", della sua misericordia. Dinanzi ai conflitti odierni serve un nuovo impegno economico, politico, spirituale e religioso

Tiziana Campisi – Città del Vaticano

Esattamente un anno fa, quando mi è stato affidato il ministero di Successore di Pietro, era proprio la giornata della Supplica alla Vergine. Questa bellissima giornata della Supplica alla Vergine del Santo Rosario di Pompei. Dovevo dunque venire qui, a porre il mio servizio sotto la protezione della Vergine Santa.

Da piazza Bartolo Longo Leone XIV torna indietro nel tempo. Il suo pensiero, per un istante, va a dodici mesi fa, ad un'altra piazza: Piazza San Pietro, dove, l’8 maggio, appena eletto Papa dai 133 cardinali elettori, riceveva l’abbraccio del colonnato del Bernini colmo di fedeli. Trecentosessantacinque giorni dopo, ascoltandolo durante la Messa presieduta davanti al Santuario della Beata Vergine Maria del Rosario, nel giorno della visita pastorale a Pompei e a Napoli, lo applaudono fedeli e pellegrini, arrivati da diverse parti della Campania e della Penisola, per festeggiare il suo primo anno di pontificato e pregare Maria.

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA DI LEONE XIV

Impegnarsi per la pace

In visita pastorale nella cittadina alle pendici del Vesuvio, per la coincidenza della data della sua elezione al soglio pontificio con quella della supplica alla Madonna, e quest’anno anche con il 150.mo anniversario della posa della prima pietra del santuario mariano, il Pontefice spiega di essere venuto anche per seguire le orme di Leone XIII, che ha ispirato la scelta del suo nome, e che “tra gli altri meriti” ha pure “quello di aver sviluppato un ampio Magistero sul Santo Rosario”. Ma il Papa rinnova anche quell’invito rivolto lo scorso anno dalla Loggia centrale della Basilica vaticana a impetrare l’intercessione di Maria perché ci sia pace nel mondo. Dall'altare che dà le spalle al Santuario, tutto bianco, adornato con fiori dello stesso colore e gialli, lo rafforza con la richiesta di una mobilitazione a vari livelli, annodandola alla corona del Rosario, che “spinge lo sguardo verso i bisogni del mondo” e quelle urgenze evidenziate da Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae: la “famiglia, che risente dell’indebolimento del legame coniugale” e la “pace, messa a repentaglio dalle tensioni internazionali e da un’economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana”.

 Le guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo chiedono un rinnovato impegno non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore.


Non rassegnarsi alle cronache di morte

Il Pontefice, che indossa una casula bianca dallo stolone azzurro con ricami dorati, chiaro rinvio ai simbolici colori mariani, rafforza le sue parole richiamando l’iniziativa di Giovanni Paolo II ad Assisi, dove “leader delle principali religioni” pregarono per la pace, e gli inviti propri e del suo predecessore Francesco “ai fedeli di tutto il mondo” a pregare per lo stesso scopo.

Non possiamo rassegnarci alle immagini di morte che ogni giorno le cronache ci propongono. Da questo Santuario, la cui facciata San Bartolo Longo concepì come un monumento alla pace, oggi eleviamo con fede la nostra Supplica.

I celebranti rivolti verso i fedeli
I celebranti rivolti verso i fedeli   (@Vatican Media)

Credere nella potenza divina dell'amore 

“Venga dal Dio della pace un’effusione sovrabbondante di misericordia”, è l’invocazione di Leone XIV mentre il sole squarcia la coltre di nuvole grigie che coprivano dal mattino il cielo. La sua preghiera, che domanda intercessione alla Vergine del Rosario, la cui immagine è oggi innalzata al centro dell'altare, si leva perché vengano toccati “i cuori”, placati “i rancori e gli odi fratricidi” e illuminati “quanti hanno speciali responsabilità di governo”.

Nessuna potenza terrena salverà il mondo, ma solo la potenza divina dell’amore. Questa potenza divina dell'amore che Gesù, il Signore, ci ha rivelato e donato. Crediamo in Lui, speriamo in Lui, seguiamo Lui!

Un momento della celebrazione
Un momento della celebrazione   (@Vatican Media)

La carezza di Dio sull’umanità

Un’omelia intensa, quella di Leone XIV, che commentando il Vangelo dell’Annunciazione si sofferma sul mistero dell’incarnazione, sulla “Luce” irradiatasi dal “grembo di Maria”, che ha dato “senso pieno alla storia e al mondo”. Per questo il “saluto che l’angelo Gabriele rivolge alla Vergine”, quel “Rallegrati, piena di grazia”, esorta “a gioire”.

L’Ave Maria è un invito alla gioia: dice a Maria, e in lei a tutti noi, che sulle macerie della nostra umanità provata dal peccato e pertanto sempre incline a prevaricazioni, sopraffazioni e guerre, è venuta la carezza di Dio, la carezza della misericordia, che prende in Gesù un volto umano.

Maria, dunque, è “Madre della misericordia”, e poiché “discepola della Parola e strumento della sua incarnazione” è “la ‘piena di grazia’. Tutto in lei è grazia”. Nel suo “Eccomi” nasce Gesù, ma anche la Chiesa, e lei diventa così “Madre di Dio – Theotòkos – e Madre della Chiesa”.

Leone XIV mentre pronuncia l'omelia
Leone XIV mentre pronuncia l'omelia   (@VATICAN MEDIA)

L’eco del saluto dell’angelo Gabriele

Nella riflessione del Papa anche un approfondimento sul significato della preghiera che “affonda le radici nella storia della salvezza”, nel saluto dell’Angelo alla Madonna.

“Ave Maria”! La ripetizione di questa preghiera nel Rosario è come l’eco del saluto di Gabriele, un’eco che attraversa i secoli e guida lo sguardo del credente a Gesù, visto con gli occhi e il cuore della Madre. Gesù adorato, contemplato, assimilato in ciascuno dei suoi misteri, affinché con San Paolo possiamo dire: "Non vivo più io, ma Cristo vive in me".

Il palco allestito davanti al Santuario della Beata Vergine Maria del Rosario
Il palco allestito davanti al Santuario della Beata Vergine Maria del Rosario   (@VATICAN MEDIA)

Un atto d’amore che conduce a Gesù

Nei grani della corona, “preceduta dalla proclamazione della Parola di Dio, incastonata tra il Padre nostro e il Gloria”, l’Ave Maria, ripetendosi, “è un atto di amore”, specifica il Pontefice, come l’amorevole ripetersi “senza stancarsi: “Ti voglio bene”. Conduce a Gesù e “porta all’Eucaristia”, nella quale, diceva Bartolo Longo definendola “Rosario vivente”, “tutti i misteri si ritrovano … in una forma attiva e vitale”.

Il Rosario ha una fisionomia mariana, ma un cuore cristologico ed eucaristico. Se la Liturgia delle Ore scandisce i tempi della lode della Chiesa, il Rosario scandisce il ritmo della nostra vita riportandola continuamente a Gesù e all’Eucaristia. Generazioni di credenti sono state plasmate e custodite da questa preghiera, semplice e popolare, e al tempo stesso capace di altezze mistiche e scrigno della più essenziale teologia cristiana.

Il Papa mentre incensa il crocifisso
Il Papa mentre incensa il crocifisso   (@Vatican Media)

Il Rosario sorgente di carità

E quel pronunciare, nelle “Ave Maria”, continuamente Gesù è come fare esperienza di ciò che accadeva nella casa di Nazaret, dove tante volte il nome di Gesù sarà stato ripetuto da Maria e Giuseppe, ma anche di quella degli apostoli, abituati a parlare quotidianamente con il Maestro. La preghiera del Rosario è dunque giungere a Cristo attraverso Maria, prosegue il Papa, è “un compendio del Vangelo”. Accompagnato da meditazioni, come quelle offerte da San Bartolo Longo ai pellegrini perché non fosse “una recita meccanica”, ha un “respiro biblico, cristologico e contemplativo”. Per questo è anche “sorgente di carità. Carità verso Dio, carità verso il prossimo”, aggiunge il Papa, ricordando che “Longo è stato apostolo del Rosario e, nello stesso tempo, apostolo della carità”. E se lui a Pompei, “accolse orfani e figli di carcerati”, oggi le Opere del Santuario offrono aiuti a piccoli e deboli.

L'offertorio
L'offertorio   (@Vatican Media)

La supplica a Maria

Concelebrano con il Pontefice l'arcivescovo prelato di Pompei, monsignor Tommaso Caputo, e il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, che si alternano nella preghiera eucaristica. Poi dopo il rito della comunione, a mezzogiorno in punto, Leone XIV inizia la Supplica alla Vergine del Rosario: "O Madre, implora per noi misericordia dal tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono". Riecheggia l'orazione composta da Bartolo Longo nel lontano 1883, alternata a tre Ave Maria e il Papa, prima del Salve Regina, prega infine la Vergine: "Concedi il trionfo alla Religione e la pace alla umana Società".

Leone XIV affiancato da monsignor Caputo e dal cardinale Battaglia
Leone XIV affiancato da monsignor Caputo e dal cardinale Battaglia   (@Vatican Media)

Il saluto dell'arcivescovo prelato di Pompei

Al termine della Messa, il saluto di ringraziamento di monsignor Caputo. "Abbiamo vissuto uno straordinario nuovo inizio di cui Lei, venuto a confermarci nella fede, si è fatto testimone e Padre - dice il presule -. In un momento così difficile per il mondo, attraversato da un malefico vento di guerra, Lei è qui a riannodare alla corona del Rosario della Beata Vergine Maria tutte le ragioni che continuano a indicare la via della fratellanza, del dialogo e della pace". L'arcivescovo prelato dichiara che la visita del Papa, "nel primo anniversario del pontificato, dà nuova vita al cuore della 'Nuova Pompei', qual è il Santuario", il quale oggi "entra nella storia di Pompei, come legame di amore e di incrollabile fedeltà al Papa e alla Santa Madre Chiesa". Infine, guardando alla Pompei nata sulle ceneri dell'antica città romana distrutta nel I secolo da una violenta eruzione del Vesuvio, monsignor Caputo afferma che da questo sfondo "la spiritualità del Rosario si delinea quale annuncio di Cristo, risurrezione e vita dell’uomo" e conclude: "Oggi con Lei si apre per noi un cammino nuovo di questo annuncio perché la Sua presenza ci ricorda che nell’unico Cristo noi siamo uno".

Leone XIV e monsignor Tommaso Caputo
Leone XIV e monsignor Tommaso Caputo   (@Vatican Media)

Scrosciano applausi prima della benedizione finale del Pontefice che, a ricordo della celebrazione, dona al Santuario un calice consegnandolo all'arcivescovo prelato, il quale gli regala, a sua volta, un cammeo raffigurante l'immagine della Madonna di Pompei, lavorato a mano su Conchiglia Sardonica con la tecnica di incisione a bulino, commissionata a un maestro incisore di Torre del Greco. Poi viene intonato un canto, il Papa lascia l'altare e riceve il caloroso abbraccio dei fedeli che lo salutano con gioia.

Guarda il video integrale della Messa e della supplica alla Madonna di Pompei presiedute dal Papa

Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui

08 maggio 2026, 12:15