Il Papa: non si ottiene la pace con le armi, urgente rafforzare dialogo e multilateralismo
Salvatore Cernuzio - Città del Vaticano
In un’epoca in cui si cerca la pace attraverso le armi come condizione per affermare il proprio dominio, vi è un’urgente necessità di tornare a una diplomazia che promuova il dialogo e cerchi il consenso a tutti i livelli: bilaterale, regionale e multilaterale
Ricorda la loro vocazione, l'essenza del loro incarico, il ruolo fondamentale di creare "ponti" e favorire "il dialogo", come pure l'importanza del multilateralismo, Papa Leone XIV, ai nuovi ambasciatori straordinari e plenipotenziari di Sierra Leone, Bangladesh, Yemen, Ruanda, Namibia, Mauritius, Ciad e Sri Lanka. Il Pontefice li ha ricevuti in udienza questa mattina, 21 maggio, nel Palazzo Apostolico vaticano in occasione della presentazione delle Lettere credenziali.
LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE IN INGLESE DEL DISCORSO DI PAPA LEONE XIV
Una diplomazia che promuove il dialogo
In vista della Pentecoste, solennità che ricorda “come lo Spirito Santo” sceso sui discepoli trasformò “la paura in coraggio e la divisione in unità”, il Pontefice esprime la speranza che “una simile visione di unità possa ispirare il mondo della diplomazia”. Un mondo, sottolinea, “dove le relazioni costruttive tra le nazioni fioriscono attraverso una sincera apertura, la promozione del rispetto reciproco e un senso condiviso di responsabilità”.
In un momento in cui le tensioni geopolitiche continuano a frammentare ulteriormente il nostro mondo, è necessario renderle più rappresentative, efficaci e orientate all’unità della famiglia umana
Gli ambasciatori presso la Santa Sede rivestono, in tal senso, un ruolo cruciale che è quello di creare “un prezioso ponte di fiducia e cooperazione” con i Paesi rappresentati. A loro Leone XIV affida la missione di rinvigorire un dialogo “motivato da una sincera ricerca di vie che conducano alla pace”; ciò esige che “le parole esprimano nuovamente realtà chiare, senza distorsioni né ostilità”. "Solo allora si potranno evitare i malintesi", afferma il Papa. E "solo così si potranno superare le incomprensioni e ricostruire la fiducia nel contesto delle relazioni internazionali".
Il successo si misura sull'amore verso gli ultimi
A questo dialogo “cortese e chiaro”, che rimane certamente “essenziale”, bisogna tuttavia accompagnare una “profonda conversione del cuore”, evidenzia il Papa, ovvero “la disponibilità a mettere da parte gli interessi particolari in nome del bene comune”. Proprio questo “spirito di solidarietà” deve, infatti, “animare il servizio dei diplomatici” e “rafforzare le organizzazioni internazionali”. Istituzioni che, sottolinea il Pontefice, “rimangono strumenti indispensabili per risolvere le controversie e promuovere la cooperazione”. A tal proposito ricorda nel suo discorso in inglese uno dei passaggi più significativi della esortazione apostolica Dilexi te.
Nessuna nazione, nessuna società e nessun ordine internazionale può definirsi giusto e umano se misura il proprio successo esclusivamente in termini di potere o prosperità, trascurando coloro che vivono ai margini. L’amore di Cristo per gli ultimi e i dimenticati ci spinge a rifiutare ogni forma di egoismo che rende invisibili i poveri e i vulnerabili
La pace di cui il mondo ha bisogno
Papa Leone garantisce infine la sua preghiera affinché gli "sforzi comuni contribuiscano a rinnovare l’impegno nell’ambito delle relazioni bilaterali e multilaterali e aiutino a richiamare l’attenzione su coloro che, ai margini delle nostre società, sono spesso dimenticati”. “In questo modo – afferma - potremo lavorare insieme per gettare basi più solide per un mondo più giusto, fraterno e pacifico”. Da parte della Segreteria di Stato e dai Dicasteri della Curia Romana, ci sarà sempre la piena "disponibilità" ad assistere ai nuovi diplomatici.
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