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La Scuola di Pace di Scampia della Comunità di Sant'Egidio La Scuola di Pace di Scampia della Comunità di Sant'Egidio

Napoli, dalla Scuola della Pace a Scampia un messaggio di fratellanza per il Papa

Fermento ed emozione tra i bambini che frequentano la Comunità di Sant’Egidio in vista dell’arrivo, venerdì 8 maggio, del Pontefice. Paola Cortellessa, coordinatrice dell'istituto: "C’è un clima di festa che spezza quello di violenza spesso caratterizzante di questa realtà. Qui mostriamo che è possibile sperare, è possibile vivere in pace”

Marco Guerra e Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Solo i bambini vedono gli angeli, perché loro lo sono. Ma il mondo è una gioia triste perché ti fa sentire e vedere il buio che un angelo non ha. Che fatica la vita come semini così raccogli. Ma in realtà vorremmo solo volare”. Sono i versi che Simone ha scritto in un laboratorio di scrittura a Scampia. C’è sogno e amarezza nelle sue parole ma soprattutto la verità che nasce dal vivere in una zona nota per il degrado e la violenza. I sogni sono anche di quelle persone che non si arrendono e pensano, inventano, comprendono che bisogna abitare anche quei luoghi lì. L’esperienza delle Scuole della Pace della Comunità di Sant’Egidio a Napoli è nata circa 30 anni fa come risposta ai disagi del territorio, offrono doposcuola gratuito per contrastare la dispersione scolastica e supporto educativo, promuovendo una cultura della convivenza e della pace.

Ascolta l'intervista a Paola Cortellessa delle Scuole di pace della Comunità di Sant'Egidio

“Il Papa che desidera la pace”

Paola Cortellessa, dirigente Scolastico di un Istituto Comprensivo di Roma è coordinatrice delle Scuole della Pace, ha pubblicato diversi libri tra cui “Bambini a Napoli tra violenza e futuro. Storia di Gigi e voci dalle scuole della pace”. Ai media vaticani racconta l’impegno dei più piccoli nel preparare l’accoglienza al Papa che sarà nel capoluogo partenopeo venerdì 7 maggio. “I bambini già in questi giorni stanno preparando degli striscioni, delle frasi pensate da loro, i più piccoli dipingono dei cartelloni con le loro manine come segno di saluto”. Attenderanno Leone lungo il percorso che dal Duomo porta a Piazza del Plebiscito. “Abbiamo parlato loro del Papa, un Papa che desidera che nel mondo ci sia pace e questo è un messaggio che i bambini recepiscono molto bene”.

Segno di pace

“E’ una visita attesa perché – spiega Paola Cortellessa - tutti siamo desiderosi di pace, sia in questa città e soprattutto nelle sue periferie dove non mancano i problemi, c’è tanta violenza. Siamo in attesa di una pace nel mondo che purtroppo non c'è più in questo periodo”. L’esperienza delle scuole di pace di Scampia dicono fortunatamente altro, sono spazi di accoglienza, di pace dove arrivano i bambini delle periferie difficili di Napoli, ma anche di altre parti del mondo. “Per loro – spiega la coordinatrice - è un segno di gioia, di speranza e comunque qualcosa da accogliere in gran festa”.

Uno dei momenti di incontro presso le scuole della pace
Uno dei momenti di incontro presso le scuole della pace

Il sogno di una convivenza pacifica

La scuola di Scampia opera con i bambini del vicino Campo Rom ma anche di tutto il quartiere per “unire insieme tante realtà e creare un clima di convivenza pacifica, di amicizia tra i bambini guidati da giovani che sono un po' come loro fratelli maggiore”. Per la dirigente scolastica “il Pontificato di Papa Leone si inserisce in questo sogno di convivenza pacifica, di fratellanza, di aiuto e soprattutto di questa amicizia del più grande con il più piccolo proprio perché Papa Leone dal primo giorno del suo Pontificato ci ha parlato di quanto sia importante vivere in pace, di quanto al contrario la vera stortura sia vivere in guerra”. “Essere a Scampia con i ragazzi – prosegue la Cortellessa - significa anche lanciare un segnale contro la violenza che caratterizza alcune zone di questa città; una città che sa anche accogliere, sa donare molto ma che ha anche molte fragilità, molte criticità”.

Riportare umanità

Preparativi febbrili ed emozione tra i bambini si respira questo in città e si intende anche restituire al Papa il bene che hanno ricevuto grazie all’esperienza delle Scuole di Pace. “C'è un gran clima di festa per questa visita e già questo è ovviamente in contrasto con quello che certe volte è il clima che si respira nelle periferie, un clima difficile, un clima anche di violenza”.  Sant'Egidio, racconta la coordinatrice Paola, cerca di intervenire in questi luoghi marginali, “sia con i bambini ma anche con gli anziani, con i senza fissa dimora per riportare umanità e per riportare soprattutto un clima di amicizia e di pace, non c'è motivo per cui non sia possibile una convivenza pacifica tra più grandi e più piccoli, tra gli adolescenti, con gli stranieri e il messaggio è proprio questo, che è possibile, è possibile sperare, è possibile vivere in pace”.

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05 maggio 2026, 13:38