Il Papa: il male della guerra è vinto non da una superpotenza ma dall'amore

Nella Solennità di Pentecoste, compimento del tempo pasquale, Leone XIV celebra in Basilica Vaticana la Messa alla presenza di 5mila persone. Nell’omelia indica tre aspetti della forza dello Spirito che invita a pregare per salvare dai conflitti, per guarire “dalla piaga del peccato” e perché “liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile”

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

“Lo Spirito del Signore riempie la terra, alleluia”. L’assemblea dei fedeli in Basilica Vaticana ripete la strofa intonata dal coro della Sistina nella domenica di Pentecoste, celebrata 50 giorni dopo la Pasqua, per fare memoria dell’effusione dello Spirito da parte di Gesù nel Cenacolo sugli apostoli riuniti e nascosti. “Il luogo della cena e del tradimento – afferma Papa Leone nell’omelia della Messa celebrata nella Basilica di San Pietro - si trasforma e, da sepolcro degli apostoli, diventa per tutta la Chiesa grembo di risurrezione”. Lo Spirito del Risorto, aggiunge, “non viene effuso una volta e poi basta ma costantemente”.

Preghiamo oggi che lo Spirito del Risorto ci salvi dal male della guerra, che viene vinta non da una superpotenza, ma dall’Onnipotenza dell’amore. Preghiamo affinché liberi l’umanità dalla miseria, che viene riscattata non da una ricchezza incalcolabile, ma da un dono inesauribile.

Si preghi, prosegue il Papa, per guarire dal peccato e per la redenzione dei popoli. “È questa la grazia che infonde coraggio agli Apostoli: lo infonda – è la sua invocazione - anche a noi, oggi e sempre, per intercessione di Maria, Madre della Chiesa”.

LEGGI QUI IL TESTO DELL'OMELIA DEL PAPA NELLA MESSA CELEBRATA NELLA SOLENNITA' DI PENTECOSTE

Pieno di vita

Gesù spalanca le porte del cenacolo, le porte della paura degli apostoli, passa attraverso “la nostra morte”, riempie di gioia. Dice “Pace a voi” e poi alita lo Spirito Santo sui discepoli, “il Risorto è pieno di vita dopo aver mostrato quella del corpo, come vero uomo, - sottolinea il Pontefice - dona quella di Dio, come Figlio amato dal Padre”.

La Pentecoste è festa pasquale e festa del corpo di Cristo, che per grazia siamo noi.

Papa Leone sull'altare all'inizio della messa
Papa Leone sull'altare all'inizio della messa   (@Vatican Media)

Nessuno escluso

Papa Leone si sofferma poi su tre aspetti che caratterizzano lo Spirito che è prima di tutto Spirito di pace. Una pace che arriva dal perdono e porta al perdono: “inizia col perdono donato da Gesù stesso, che è stato – spiega il Vescovo di Roma - da noi tradito, condannato, crocifisso” ma che sorprende donando a sua volta amore e la possibilità di perdonare chi ha peccato.

Tale autorità viene donata nel segno di una riconciliazione universale: il Signore effonde lo Spirito della pace da un capo all’altro della storia, perché non esclude nessuno Colui che ha redento tutti dalla morte.

Ospite dolce dell’anima

“La Pentecoste – afferma il Papa - si compie come festa del Patto nuovo, cioè dell’alleanza tra Dio e tutti i popoli della terra”; la legge di Dio viene scritta nel cuore, “incisa dallo Spirito con caratteri d’amore nella carne di Cristo e nel suo corpo, che è la Chiesa”.

Questa legge è il codice della pace: è il duplice comandamento dell’amore, che lo Spirito ci ricorda a ogni battito del cuore. Col nostro cuore possiamo perciò invocare: “Veni Sancte Spiritus”, perché Egli ci è già stato donato. Possiamo desiderarlo, perché ci è già stato promesso. Possiamo accoglierlo, perché Lui stesso è ospite dolce dell’anima.

Papa Leone legge la sua omelia
Papa Leone legge la sua omelia   (@Vatican Media)

L’opera di Dio

L’altro aspetto sui cui si sofferma il Papa è lo Spirito della missione. “Come il Padre ha mandato me», dice il Signore, “anche io mando voi”: è il coinvolgimento nell’opera di Dio. “Lo Spirito Santo – sottolinea Leone XIV - è la vivente carità di Cristo che ci pervade, ci sprona, ci sostiene nella missione”. È nel giorno di Pentecoste che gli apostoli iniziano ad annunciare Gesù in tutte le lingue del mondo, le opere cominciano con la fede che “si esprime in ogni buona azione, in ogni atto di misericordia e di virtù”.

L’opera di Dio, dunque, siamo noi, che veniamo qui oggi da tutte le parti del mondo, invitati alla mensa del Signore, radunati nell’ascolto della sua parola e inviati a testimoniarla ovunque.

Nuove energie di vita

Noi siamo partecipi del Vangelo: tutta la Chiesa – prosegue il Papa- ne è protagonista, non solo custode. Con la forza dello Spirito, il nostro annuncio diventa colmo di gioia e di speranza, perché noi, proprio noi siamo la novità del mondo, la luce e il sale della terra”. Non privilegiati ma toccati dal dono di Dio “che santifica il peccatore, risana il lebbroso, fa di chi lo ha rinnegato un apostolo”.

Da una parte – lo vediamo bene –, ci sono cambiamenti che non rinnovano il mondo, ma lo invecchiano tra errori e violenze. Dall’altra parte, invece, lo Spirito Santo illumina le menti e suscita nei cuori nuove energie di vita. È così che trasfigura la storia aprendola alla salvezza, cioè al dono che l’unico Signore condivide con tutti. La missione della Chiesa attesta tale condivisione, trasformando la confusione del mondo in comunione con Dio e tra di noi.

Parola liberante

L’ultimo aspetto dello Spirito è quello della verità. Dio chiede unità alla sua Chiesa e lo Spirito la promuove nella verità “perché suscita in noi - afferma Papa Leone - comprensione, concordia e coerenza di vita”.

Il Paraclito ci difende allora da tutto ciò che ostacola questa intesa: dalle faziosità, dalle ipocrisie, dalle mode che annebbiano la luce del Vangelo. La verità che Dio ci dona resta così parola liberante per tutti i popoli, messaggio che trasforma dall’interno ogni cultura.

In preghiera con il Papa
In preghiera con il Papa   (@Vatican Media)

Portare la pace vera che è Cristo

Uno Spirito che lavora incessantemente, rende cristiani nel Battesimo, testimoni nella Cresima, ministri e pastori per il popolo di Dio nel sacramento dell’Ordine. “È dator munerum, sorgente di santità – sottolinea il Pontefice - che moltiplica doni e carismi nella preghiera, nelle opere di misericordia, nello studio della parola di Dio”.

Come insegna l’Apostolo: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7). Proprio perciò siamo Chiesa, unico corpo che vive di Dio e serve il mondo. Grazie allo Spirito possiamo portare a tutti la pace vera, la verità che salva, cioè lo stesso Cristo Signore.

Papa Leone, in paramenti liturgici rossi, il colore che ricorda il fuoco e la forza dirompente dello Spirito, pronuncia l’omelia dopo la lettura del Vangelo preceduta dalla Sequenza. Si tratta di un antico canto liturgico, una invocazione allo Spirito ripetuta più volte ma anche una esaltazione del dono che esso rappresenta: consolatore, ristoro, rifugio, refrigerio. La Sequenza si sofferma poi sull’uomo che senza lo Spirito è nulla e sul donare “morte santa e gioia eterna”.

Il momento della consacrazione
Il momento della consacrazione   (@Vatican Media)

Nella preghiera dei fedeli, pronunciate in diverse lingue, il pensiero va al cuore dei governanti e dei popoli perchè si ricerchi il vero bene, la giustizia e la pace, alimentando il desiderio della fraternità. Si prega anche per coloro che sono nella prova e nella sofferenza perchè lo Spirito di consolazione risani i cuori spezzati e doni uno sguardo di speranza. A concelebrare con il Pontefice il cardinale Leonardo Sandri, prefetto emerito del Dicastero per le Chiese Orientali e Vice Decano del Collegio Cardinalizio,  e il cardinale Francis Arinze, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. E' il canto mariano del Regina Caeli a concludere la celebrazione in una Basilica in cui si è rinnovata la missione di essere Chiesa illuminata dallo Spirito Santo .

Il video della Messa nella Solennità della Pentecoste

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24 maggio 2026, 11:00