Il Papa alle banche: dietro ai numeri ci sono persone. Non abbandonatele agli algoritmi
Tiziana Campisi – Città del Vaticano
Mettere al centro la persona, sempre. Leone XIV lo raccomanda agli operatori di diverse banche italiane ricevuti oggi, 16 maggio, in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, ai quali una riflessione “sulla funzione delle Banche e delle Casse di Credito” nella società.
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Dietro i numeri persone
Nate per “sostenere l’imprenditorialità e la finanza pubblica e privata in diversi momenti e contesti”, le istituzioni bancarie, “nel corso dei secoli”, sono state “al centro di grandi processi di sviluppo economico e sociale” e sono diventate “una realtà sempre più complessa e articolata, capace di influire sulla vita delle persone”, osserva il Papa. Infatti “la concentrazione di capitali e la disponibilità di qualificate competenze” hanno fornito al sistema bancario “mezzi economici ingenti” rendendolo capace in positivo “di farsi promotore di equa condivisione per il benessere generale” e “in negativo” di essere “fautore di accumuli egoistici, fonte di sperequazione e miseria”. Ma nelle banche “non entrano in prima analisi capitali, ma persone”, sottolinea il Pontefice, ricordando che “dietro i numeri ci sono donne e uomini, famiglie che hanno bisogno di aiuto”. E allora, nel mondo contemporaneo, “in cui l’alta informatizzazione degli strumenti impone mediazioni sempre più elaborate e artificiali nelle relazioni interpersonali”, nelle banche è importante l’“attenzione umana”.
Siete chiamati a fare in modo che chi accede ai vostri servizi non si senta abbandonato alla freddezza di sistemi algoritmici – per quanto efficienti e matematicamente precisi – ma che dietro gli strumenti tecnici percepisca, oggi come in passato, la presenza di persone pronte all’ascolto e desiderose di bene.
Impegnarsi verso un’etica della solidarietà
Altro aspetto fondamentale dell’operato delle banche è la forte influenza sull’“evoluzione strutturale di una società” e sul “suo sviluppo culturale”. Ingenti capitali, investimenti e scelte economiche vanno considerati strumenti per il bene dell’uomo.
La vostra presenza è preziosa: per ricordare a chi troppo facilmente si ripiega su valori puramente materiali, confondendo nell’esistenza fini e mezzi, che anche a livello finanziario al centro bisogna sempre mettere la persona, e che “su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno”.
È un “impegno”, quello delle banche, “vivo e attuale”, fa notare il Papa, testimoniato dai loro “numerosi progetti umanitari e culturali”. Da qui l’incoraggiamento “a continuare ad operare” mantenendo la “vocazione di enti di mutuo sostegno e orientando sempre” l’“impegno verso un’etica della solidarietà”.
Il ruolo degli operatori finanziari
Ripercorrendo la storia di banche e casse di credito, il vescovo di Roma rammenta, poi, gli “inizi”, che “caratterizzati da coraggio e creatività testimoniano la complementarietà tra risparmio e investimento, privato e pubblico, per la realizzazione del bene comune e per una solida crescita economica”. Ed evidenzia, inoltre, il ruolo degli operatori finanziari.
Chi si occupa del mercato finanziario non solo può fare del bene agendo in modo retto, ma anche informando e formando le persone e gli ambienti in cui opera ad un uso oculato e moralmente appropriato delle risorse, in cui si coniughino sensibilità, intelligenza, onestà e carità, e facendosi promotore di “parametri umanizzanti […] in cui guadagno e solidarietà non sono più antagonisti”.
Una funzione sociale
Leone XIV, osserva pure che gli istituti finanziari in svariati modi hanno favorito “una giusta condivisione e ridistribuzione di ricchezza tra individui, imprese e istituzioni, rendendone la fruizione più accessibile a tutti e valorizzando il contributo di ciascuno”. Si tratta di “una funzione sociale che ben si inscrive nella missione affidata da Dio all’uomo di essere custode del creato” osserva il Pontefice, che deve orientare “ogni attività umana” a portare frutti, adoperando “con generosità ed equità” i “doni che Dio pone originariamente a disposizione di tutti e sviluppando con alacre fiducia quei semi di bene inscritti, come promessa di fecondità, nell’intera Creazione”. Sulla base di tutto ciò l’ulteriore invito di Leone XIV agli istituti bancari a rimanere “fedeli” alle loro “origini”, e un’ultima raccomandazione.
Non dimenticate mai la carità, anzi fatene sempre più il criterio guida delle vostre scelte programmatiche.
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