Papa Leone firma la prima copia del libro con i suoi interventi da Priore generale degli Agostiniani Papa Leone firma la prima copia del libro con i suoi interventi da Priore generale degli Agostiniani

Fedeli al passato o fedeli al futuro? Un testo di Robert Prevost del 2010

Dal nuovo libro Liberi sotto la grazia (LEV), disponibile da domani, un intervento di grande valore pronunciato nelle Filippine dal futuro Papa: quale atteggiamento devono avere il credente e le comunità cristiane di fronte ai cambiamenti, mantenere lo status quo oppure «raggiungere il mondo»?

Vatican News

Esce domani in libreria Liberi sotto la grazia. Alla scuola di Sant’Agostino di fronte alle sfide della storia (Libreria Editrice Vaticana), il libro che raccoglie interventi e discorsi di Robert Francis Prevost quando era Priore generale dell’Ordine di Sant’Agostino.

Il volume, promosso dall’Ordine di Sant’Agostino in occasione del primo anniversario dell’elezione di Papa Leone XIV, viene presentato mercoledì 6 maggio a Roma (ore 17.00, Pontificio Istituto Patristico Augustinianum) in un incontro cui prenderanno parte il Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin, il Priore Generale dell’Ordine di Sant’Agostino padre Joseph Farrell, il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione Paolo Ruffini, la scrittrice Maria Grazia Calandrone e il Direttore dei media vaticani Andrea Tornielli.

Il testo, curato dagli agostiniani Rocco Ronzani, Miguel Ángel Martín Juárez e Michael Di Gregorio, è in corso di traduzione in 30 Paesi del mondo.

Presentiamo qui il testo dell’omelia dell’allora Priore generale Robert Francis Prevost per l’inaugurazione del Capitolo generale intermedio della Provincia del Santo Niño de Cebù, tenutasi nella Chiesa di San Augustín de Intramuros, a Manila, il 19 settembre 2010.

Robert Francis Prevost

Nel 2008 gli Agostiniani hanno celebrato in questo luogo il 500° anniversario della nascita di Andrés de Urdaneta, un navigatore famoso e molto esperto che, dopo anni vissuti combattendo, scoprì nell’insegnamento di sant’Agostino un invito a cambiare vita: imparò che la sola vera risposta al desiderio del cuore umano può essere trovata in Dio e nel suo amore. Questa verità gli cambiò la vita: da marinaio e navigatore di successo divenne membro dell’Ordine di sant’Agostino. Urdaneta divenne famoso perché scoprì quello che è conosciuto come il tornaviaje, una rotta marina di ritorno sicura e veloce dalle Filippine al Messico. Questo tornaviaje divenne un’importante rotta di trasporto e commercio tra l’Asia e l’America. Ma Urdaneta visse un tornaviaje molto più importante nella sua stessa vita. La sua conversione e il suo ingresso nella vita religiosa simboleggiano un genere molto diverso di ritorno: il ritorno o la conversione a Dio.

La figura del tornaviaje, o “viaggio di ritorno”, può essere un’immagine molto appropriata per noi Agostiniani, che siamo qui riuniti all’inizio del nostro Capitolo generale intermedio. Anche noi siamo chiamati a compiere un viaggio e a scoprire che l’unico viaggio vero e significativo è quello che ci conduce a Cristo. Abbiamo tutti intrapreso questo viaggio, che inizia, naturalmente, con la nascita e, per quelli che sono cristiani, con il primo incontro con Cristo, nel battesimo. Per alcuni, però, ciò avviene nel momento in cui hanno udito la Parola, come per esempio accadde per Agostino, il cui viaggio verso Cristo ebbe luogo negli anni della sua lunga esperienza di conversione, ben prima della sua decisione di ricevere il battesimo. E continuò ancora, in modi diversi, dopo il battesimo, nella ricerca di Dio come monaco, sacerdote e Vescovo.

Per noi religiosi consacrati, il viaggio è un’esistenza al servizio di Cristo, specialmente come comunità di discepoli. Come Agostiniani è un viaggio vissuto nella vita comune e nei servizi apostolici, e attraverso di essi. Ma possiamo, in qualche punto lungo il cammino, rallentare, diventando soddisfatti di noi stessi e distratti, o perfino restando fermi e stagnanti nella vita spirituale e nel lavoro pastorale. La stessa cosa può accaderci in comunità, e la vita delle nostre comunità locali e delle nostre Circoscrizioni può perdere la forza di ispirare e attirare altri. L’entusiasmo pieno di energia, tipico dei giovani, può gradualmente sparire e facilmente scivoliamo nella routine quotidiana, sempre la stessa, che non cambia mai.

Il coraggio e lo spirito avventuroso di Urdaneta, che scoprì il tornaviaje, possono essere recuperati qui, in questo luogo storico dove siamo venuti a celebrare la liturgia di apertura del nostro Capitolo. Forse il cambiamento, o la nuova strada che stiamo cercando, può emergere da alcune domande: vogliamo mantenere ciò che abbiamo, stare dove siamo, oppure desideriamo ascoltare il cuore inquieto, ascoltare nella preghiera, renderci attenti alla Parola di Dio e ascoltare anche coloro tra noi che cercano e leggono i segni dei tempi? Siamo aperti alla possibilità di scegliere qualcosa di diverso, per un nuovo e rinnovato senso della missione nella nostra vita?

«Nessun servitore può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Lc 16,13). Mi colpisce il fatto che la frase letta nel Vangelo di oggi potrebbe tradursi in questi termini: siamo divisi tra il nostro desiderio di seguire Cristo, qualsiasi cosa ci costi, e il nostro desiderio di rimanere dove siamo, soddisfatti e con poca voglia o capacità di cambiare il cammino che stiamo percorrendo? Qui, in questo posto, è opportuno chiederci se anche noi abbiamo bisogno di scoprire una nuova direzione, un tornaviaje, una nuova conversione.

C’è stata un’ampia riflessione, in differenti contesti della vita religiosa, sulla questione “conservazione o missione?”. Voglio condividerla con tutti voi, questa mattina, convinto che essa possa aiutarci anche durante le prossime due settimane. Stiamo semplicemente mantenendo le cose come sono, oppure lo spirito missionario è vivo nei nostri cuori? Per aiutarci a riflettere su queste domande, propongo alcuni paragoni.

Quando pensa alla comprensione del ministero, il gruppo che vuole solo conservare affermerà: «Dobbiamo restare fedeli al nostro passato»; mentre una comunità con spirito missionario dirà: «Dobbiamo essere fedeli al nostro futuro».

Nel misurare la sua efficacia, la comunità interessata a conservare si chiederà: «Com’è finanziariamente sostenibile questo apostolato?»; mentre la comunità impegnata in missione si porrà una domanda diversa: «Come creare molti discepoli?».

Quando pensiamo al cambiamento, e se vogliamo o possiamo fare qualcosa di diverso, quelli interessati al mantenimento dello status quo sostengono: «Se questo crea dei problemi a qualcuno di noi, non lo vogliamo». La questione primaria, invece, per quelli impegnati nella missione sarà: «Se questo ci aiuta a raggiungere qualcuno di coloro che sono lontani, accettiamo il rischio di farlo».

Lo stile della leadership, nella mentalità di quanti preferiscono la conservazione, è innanzitutto manageriale, ben organizzato ed efficiente: in questo caso i leader cercano di mantenere ogni cosa in ordine e di far sì che tutto fili liscio. Una comunità, invece, se dotata di una visione profetica e di una vita dedicata alla missione, perseguirà un tipo diverso di leadership: lo stile di chi guida sarà prima di tutto trasformante, capace di offrire la visione di ciò che può essere, con la volontà di andare lontano e di affrontare molti rischi per far sì che la visione diventi realtà.

La comunità impegnata a mantenere penserà prima di tutto a come salvare la propria Congregazione. La comunità dedita alla missione penserà anzitutto a come raggiungere il mondo. «Nessun servitore può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza» (Lc 16,13). Nel suo commento al Discorso del Signore sulla Montagna, libro II, Agostino, spiegando l’impossibilità di servire due padroni, sottolinea che non si finisce con «l’odiare Dio» quando si diventa servi di qualche altro padrone. Piuttosto subentrano l’indifferenza o il compromesso, dando Dio e la sua grazia per scontati. Questa potrebbe benissimo essere la nostra situazione: avendo perso l’entusiasmo iniziale siamo soddisfatti di quanto stiamo già facendo. Il Vangelo oggi ricorda a tutti noi la necessità di compiere una scelta radicale, una donazione totale della nostra vita a Dio e alla missione del Vangelo. Oggi ci viene rimessa davanti agli occhi la scelta che abbiamo compiuto e veniamo invitati a rinnovare il nostro impegno a vivere la missione evangelizzatrice. Possa lo Spirito Santo guidarci e illuminarci!

 

© Ordine di Sant’Agostino

© Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana

 

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03 maggio 2026, 08:00