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I cittadini di Acerra: il Papa qui sarà un monito contro speculazioni e negazionismi

L'avvocata Valentina Centonze e l'oncologo Antonio Marfella nutrono grande speranza nella presenza di Leone XIV il 23 maggio dove le ecomafie hanno prodotto conseguenze sanitarie drammatiche oggi certificate da dati incontrovertibili. "A una produzione irregolare è corrisposto uno smaltimento irregolare. A un anno dalla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, l'associazionismo continua a mobilitarsi per la sua corretta attuazione, lenta, inefficace, con fondi inadeguati"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

"La presenza del Papa ad Acerra ha un valore inestimabile, è un monito, una speranza. Vuol dire 'sono con voi'. Servirà a invitare le autorità a non cadere nuovamente nella trappola del negazionismo, del disfattismo". Lo afferma ai media vaticani l'avvocata Valentina Centonze, presidente dell'associazione per l'esecuzione della sentenza Cedu (Corte europea dei diritti dell’uomo) che un anno fa stabiliva che le autorità italiane “non hanno adottato misure” per proteggere gli abitanti della Terra dei Fuochi, in Campania. Come cittadina e come legale ripone molta fiducia - e con lei tutti i ricorrenti di cui tutela i diritti e che si rivolti alla Corte -, nella figura del Pontefice che sabato 23 maggio approderà ad Acerra, luogo simbolo dell'inquinamento malavitoso in questa regione. L'arrivo di Leone XIV "è un messaggio di grandissima forza che ci infonde veramente coraggio", sottolinea ripercorrendo la storia di un territorio che merita riscatto, rispetto, bonifica, attenzione.

Ascolta l'intervista a Valentina Centonze

Mettere in pratica la sentenza Cedu di un anno fa

La determinazione dei cittadini affinché questa terra sia restituita alla sua vocazione di terra fertile e pulita è forte. Ad un anno dalla pubblicazione della sentenza (divenuta definitiva il 30 aprile 2025 per mancata opposizione da parte dello Stato italiano), alcune attività da parte delle autorità sono state intraprese per recuperare un gap, ma molta strada ancora resta da fare, anche perché esiste, denuncia Centonze, un vulnus strutturale dell'ordinamento sul piano giuridico in relazione alla mancanza di un coordinamento tra le varie autorità competenti in materia di ambiente: dalla bonifica dei siti inquinati all'individuazione dei fondi necessari al ripristino, dalla comunicazione alla cittadinanza circa il rischio ambientale e sanitario alla prevenzione che deve oggi restare una priorità.

Più fondi per le bonifiche e più sorveglianza

C'è poi la questione dei fondi che verranno messi a disposizione solo nell'arco di un decennio e per un importo circoscritto a 2,5 miliardi, bastevoli esclusivamente per la bonifica di 85 siti, mentre ce ne sarebbero 293 senza contare i nuovi siti segnalati, interessati dagli sversamenti che continuano a perpetrarsi. Fondi, dunque, che arrivano a singhiozzi e che rallentano, invece di accelarare, le bonifiche. "L'intenzione dei ricorrenti come delle associazioni - precisa l'avvocata - è quella di richiedere pertanto un investimento più cospicuo e più stabile di questi stanziamenti". Bisogna "interrompere definitivamente il flusso di sversamenti e quindi eliminare la causa alla fonte", scandisce Centonze, la quale ricorda come ci siano aziende locali che producono e sversano in regime di evasione fiscale, soprattutto in alcuni settori di produzione come quello edile e tessile. "Il contrasto messo in atto contro questi reati non è decisivo anche a causa di un'inefficienza dei sistemi di videosorveglianza".


Una storia antica di omissioni

È una brutta storia quella che si è accanita sulla famigerata "Terre dei Fuochi", dove vivono circa 2,9 milioni di persone, che può essere retrodatata agli anni Ottanta e che tra gli anni Novanta e 2000 ha vissuto un'escalation significativa. "Gli atti ufficiali, quelli dei processi così come i verbali delle commissioni parlamentari di inchiesta - rammenta Centonze - contenevano già delle denunce sia degli organi di polizia che degli pentiti delle ecomafie. Aver fatto ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo è stato necessario proprio a causa delle omissioni da parte delle autorità, che pur conoscendo l'esistenza del problema, non avevano agito per contrastare il fenomeno in maniera convincente né sul piano legislativo, né sul piano dell'indagine, né sul piano della rimozione del rifiuto".

Perché si specula sui rifiuti

Ma perché i rifiuti sono il vero oro moderno? "Innanzitutto bisogna interrogarsi sul nostro sistema di produzione industriale - risponde la legale - perché è evidente che sino ad oggi si è ritenuto che l'ambiente fosse un bene sacrificabile all'altare dell'iniziativa economica, che il costo dello smaltimento del rifiuto fosse un costo risparmiabile da parte degli imprenditori con la buona tolleranza delle aree sacrificabili dove questi rifiuti potevano essere collocati in maniera indiscriminata. Si è ritenuto che grandi aziende multinazionali potessero indiscriminatamente dare in subappalto lo svolgimento di attività senza preoccuparsi della filiera e senza interessarsi quindi se poi qualche furbo si affidava a delle aziende addirittura inesistenti sulla carta. Con la conseguenza che una produzione irregolare corrisponde inevitabilmente ad uno smaltimento irregolare. Del resto - osserva inoltre - noi abbiamo nella nostra Costituzione la tutela del diritto all'ambiente soltanto dal 2020".

Sversamenti
Sversamenti

La salute minata e l'importanza della prevenzione

La speranza dei cittadini, nonostante la criticità della situazione, non crolla. Intenzionale o no, di fatto si chiama proprio Spes (Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile) il progetto di ricerca finanziato dalle autorità per studiare i danni dei siti contaminati da sversamenti illeciti e dalla loro combustione. La legale Centonze è preoccupata, per esempio, delle conseguenze accertate sulla modifica della genetica nell'ambito della riproduzione, conseguenze molto diffuse nel territorio.

La latitanza, almeno fino a pochi giorni addietro, nel garantire trasparenza sui dati ufficiali rivela, secondo Centonze, la persistenza di un approccio che fino ad oggi è stato "negazionista". Invertire questo meccanismo è l'auspicio dell'associazione da lei presieduta che è riuscita, proprio in questi giorni, a ottenere da parte delle ASL campane i dati che riguardano l'incidenza di malattie tumorali. Lo conferma l'oncologo da anni impegnato sulla salvaguardia della "Terra dei Fuochi", il dottor Antonio Marfella, che accompagnerà dal Papa ad Acerra alcune famiglie colpite: "Adesso possiamo affermare con certezza - dice il medico - che l'unico dei 540 comuni della regione Campania dichiarato colpito da disastro ambientale nel lontanissimo 2006 è il Comune di Acerra" i cui contadini, ignari, si ritrovarono fertilizzanti tossici da una ditta di Brescia.

Dati che parlano chiaro

Primo a rilevare il nesso di causalità partendo dagli esami del sangue di pastori, Marfella afferma che "la battaglia non è stata soltanto avere i dati aggiornati dei registri, ma averli suddivisi per distretto. Nell'ambito di tutti i 540 comuni della Campania, la somma di tutti i tumori, sia per incidenza che per mortalità, vede il distretto di Acerra ai primi posti. Tumori correlabili all'inquinamento delle falde, per esempio, a Napoli non sono possibili, perché è servita dall'acquedotto, (nel capoluogo regionale, infatti, sono i tumori derivanti dall'inquinamento atmosferico, quelli più presenti) mentre ad Acerra li registriamo gravemente. Tricloro e tetracloro etilene sono stati spalmati nei terreni e quindi finiti nei pozzi" procurando una elevata probabilità di tumori del fegato, così come di tumori al testicolo che ad Acerra sono diffusi per il 30-40 percento in più rispetto a Napoli centro.

La mobilitazione della società civile

La Acerra che si presenterà dinanzi a Papa Leone è fatta di gente che non si rassegna. A fronte di negligenze e collusioni a livello istituzionale e industriale, la società civile è intervenuta con una mobilitazione decisiva grazie a un ventaglio di associazioni, comitati e attivisti, tutti soggetti ritenuti legittimati ad essere interpellati dalle autorità in qualità di stakeholders e 'sentinelle ambientali'. Un compito, conclude l'avvocata Centonze, svolto finora "egregiamente".

Storica fu la manifestazione "Fiume in piena" del 16 novembre 2013, con centomila persone riunite a Napoli per protestare contro il disastro ambientale della Terra dei Fuochi. Fu un record: tra i paladini don Maurizio Patriciello, uno degli antesignani che dalle origini si fece portavoce in prima linea dell'urgenza di un problema cogente che aveva ed ha a che fare con la tutela del diritto alla vita. Fu, quella, una imponente discesa in piazza che preparò gli animi per quello che sarebbe stato il ricorso in sede europea di 74 ricorrenti tra cittadini, vittime, genitori, orfani di genitori morti di cancro e tante associazioni. Un 'esercito' di popolo che si è fatto sempre più promotore di un appello corale per destare le coscienze ottenendo di costituirsi soggetto autorizzato a compiere un "monitoraggio indipendente" dell'efficienza e dell'efficacia degli interventi per superare il fenomeno 'Terra dei Fuochi'. Questa è Acerra: il Papa ascolterà il suo grido, le testimonianze dei suoi dolori, e offrirà una parola di conforto e di alleanza tanto, davvero tanto attesa.

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21 maggio 2026, 09:26