Monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana (© Luigi Bonincontro) Monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra e presidente della Conferenza episcopale campana (© Luigi Bonincontro)

Acerra, il vescovo: le criticità ci sono, ma toglieteci il marchio "Terra dei Fuochi"

Il presidente della Conferenza Episcopale campana, monsignor Di Donna, descrive la realtà dei territori dove il Papa si recherà in visita pastorale il 23 maggio. "L'educazione alla cura del creato deve entrare più concretamente nella catechesi ordinaria delle comunità, siamo ancora lontani da questo. Alle istituzioni, la richiesta è di creare sinergie, assicurando continuità e risorse economiche per vigilare su queste zone, dove vive gente laboriosa e ospitale"

Antonella Palermo - Città del Vaticano

"Ci sorprende positivamente questa attenzione di Papa Leone alla Campania. Sono le prime sue uscite in Italia e la visita ad Acerra è per noi un dono". Così ai media vaticani parla monsignor Antonio Di Donna, vescovo della Diocesi campana e presidente della Conferenza Episcopale di questa regione che vedrà, il 23 maggio, nuovamente ospite il Pontefice dopo le tappe a Pompei e Napoli dello scorso 8 maggio. A undici anni dall'enciclica di Papa Francesco Laudato si', il Successore di Pietro suggellerà con la sua visita ad Acerra la Settimana Laudato si', la serie di eventi di sensibilizzazione attorno ai temi della tutela del Creato. Metterà piede, il Papa, su una terra ferita da decenni da reati ambientali che hanno fortemente minato la salute dei suoi abitanti, generati da traffici criminali ancora in gran parte rimasti in azione e non debellati.

Una veduta di Acerra
Una veduta di Acerra

L’arrivo del Papa in elicottero è previsto alle 8.45 nel campo sportivo “Arcoleo”. Dopo mezz'ora raggiungerà la cattedrale dove, oltre alla comunità ecclesiale, ci saranno le famiglie di quanti sono morti a causa dell’inquinamento ambientale. Seguirà alle 10.30, a piazza Calipari, l’incontro con i sindaci e i fedeli dei vari comuni della “Terra dei Fuochi”. Nell'intervista, la denuncia del presule su un lavoro di rete tra istituzioni e società civile ancora troppo parziale, su uno stigma che pesa perché non fa emergere i talenti e le bontà di questi contesti, su un testo magistrale e indovinato come la Laudato si' che, nonostante sia noto a ogni latitudine, rischia di non attecchire, a suo giudizio, nel vissuto ordinario delle comunità.

Ascolta l'intervista a monsignor Antonio Di Donna

Eccellenza, Leone XIV arriverà ad Acerra realizzando un desiderio che era già di Papa Francesco. Una visita, dunque, che pone in continuità i due pontificati sotto il segno della cura della Casa comune…

Sì, già Papa Francesco sei anni fa, nel quinto anniversario della Laudato si' doveva venire qui ad Acerra, poi la pandemia fece saltare tutto. Questa grande enciclica ci ha ispirato molto per la nostra azione qui in questo territorio. La sua venuta è soprattutto per rilanciare l'enciclica, un'enciclica più citata che conosciuta, anche in ambiente ecclesiale. Fosse è più apprezzata in ambiente laico, o cosiddetto laico, che non nel nostro mondo ecclesiale.

Che frutti ha portato l'enciclica nei vostri territori?

In questo territorio, il tema della difesa del creato risale a molto prima della Laudato si', quando è sorto il drammatico fenomeno della "Terra dei Fuochi", quindi significa trent'anni fa più o meno. Già allora la gente si rivolse alla Chiesa, poiché la risposta delle istituzioni era stata molto debole, almeno all'inizio, e la gente che vedeva i figli ammalarsi, alcuni anche morire. Allora cominciò questo impegno che la Laudato si' ha confermato, dandone un ulteriore slancio e consapevolezza. Parliamo di un impegno di ben 12 diocesi tra Napoli e Caserta. Noi crediamo in un Dio creatore dei cieli della terra, crediamo nel Vangelo, la motivazione è biblica. Io sono solito dire che Laudato si' non è un documento green, ecologista, verde, ma è un documento del magistero sociale della Chiesa; è come la Rerum novarumdella stessa rilevanza, dello stesso spessore storico. La Laudato si' ci ha fatto prendere coscienza del fatto che se l'educazione alla cura del creato non entra nel tessuto ordinario delle nostre comunità, delle parrocchie, cioè nei cammini di fede, nella predicazione, nella catechesi ordinaria, allora sarà ad appannaggio solo di alcune élite, anche di alcune élite ecclesiali, ma non farà parte del cammino della grande Chiesa, della moltitudine, delle associazioni, dei gruppi. Deve entrare concretamente, perché la Dottrina sociale della Chiesa è parte integrante dell'evangelizzazione. E bisogna dire che siamo ancora un po' lontani da realizzare questo. 

Ad oggi lei come definirebbe l'alleanza Chiesa-istituzioni locali su questo fronte?

Premetto che noi facciamo quasi da laboratorio, perché, non dimentichiamo, terre dei fuochi non siamo solo noi, ne esistono in Italia tante di 'terre dei fuochi': ci sono siti inquinati al Nord, al Centro e al Sud. Lo dico perché dobbiamo anche scrollarci di dosso questo stigma. Dopo di ché, è importante capire che non se ne esce dal dramma ambientale se non tutti insieme, con tutti i soggetti coinvolti, soprattutto la Regione e i Comuni e il Governo nazionale, ovviamente. Poi ci sono i comitati, le madri coraggio, i medici per l'ambiente e la Chiesa per l'opera di denuncia e di educazione delle coscienze. Il dramma è troppo grande perché non ci sia questa sinergia e devo dire che purtroppo la risposta delle istituzioni all'inizio è stata molto debole, poi grazie a Dio man mano abbiamo operato questo dialogo. Oggi noi dialoghiamo con le istituzioni, certo, c'è sempre il bisogno di stimolarle, caldeggiarle perché facciano quello che devono fare, ovvero le bonifiche, gli accertamenti sulla qualità dell'aria e così via... Le prefetture, per esempio, hanno delle facoltà considerevoli e, grazie a Dio, qui le prefetture di Napoli e di Caserta si stanno muovendo molto come cabina di regia, questa è la sinergia che auspichiamo.


E al Governo italiano lei, come pastore di questi territori, cosa chiede?

La parola d'ordine, a mio parere, è assicurare continuità. Molto è stato fatto ma molto resta ancora da fare. Bisogna garantire continuità nel dare gli strumenti, anche economici, al commissario unico per le bonifiche, perché le bonifiche sono costose e soprattutto richiedono tempo; bisogna intensificare l'opera di controllo, di vigilanza per la salute pubblica. Non devono spegnersi i riflettori, e bisogna togliere dalla nostra terra questo marchio infamante di 'terra dei fuochi' perché non sia raccontata non solo per le sue criticità, ma sia raccontata in positivo per la laboriosità della sua gente, la resilienza, l'ostinata volontà di rimanere qui a combattere, per l'ospitalità verso i migranti che noi abbiamo, per la sua storia, la sua cultura, per i frutti della terra, l'eccellenza dell'agricoltura.

Ha citato un tema cruciale: l'integrazione con gli immigrati. Come vivono ad Acerra?

Questo è un territorio che ospita diversi migranti che sono integrati, la nostra terra non è mai stata ostile agli stranieri.

Non c'è dunque sfruttamento nel lavoro?

C'è ancora una grossa fetta di lavoro nero, di caporalato, anche se il fenomeno del caporalato da noi non è molto diffuso. Certo, c'è da fare ancora molto per l'integrazione. La Laudato si' ha ragione quando dice che il grido della terra è anche il grido dei poveri, non c'è mai una crisi ambientale che non sia anche una crisi sociale, e una crisi sanitaria anche, in questo caso. Insomma, per dirla in breve, terra, poveri e malati vanno insieme.

Lei conosce storie di ricatti malavitosi su persone che si danno da fare per bonificare queste aree da infiltrazioni della criminalità? E lei, ha mai ricevuto intimidazioni?

No, sinceramente, no. Sa, noi abbiamo ricevuto qui soltanto un processo del disastro ambientale, e qui si apre un'altra parentesi, quella che riguarda l'opera della magistratura. Perché anche i magistrati talvolta sono impotenti, le leggi non favoriscono, sono lente ancora, la burocrazia certe volte ostacola, rallenta... Il lavoro della magistratura dovrebbe essere più sollecito. L'intimidazione no, questo no assolutamente. Certo è che dà fastidio, ecco, ad alcuni settori collusi dà fastidio che la Chiesa parli e scenda in campo. Ma questo succede, sembra, in ogni questione, in ogni campo, anche diverso, non mi meraviglia.


Mi viene in mente il vescovo Nogaro, vescovo emerito di Caserta, che molto si oppose alla camorra e che ci ha lasciato poco più di quattro mesi fa. Quale la sua eredità?

Sì, fu un grande pastore, che ha parlato chiaro e forte, ha educato le coscienze, soprattutto ha impegnato la Chiesa, la sua Chiesa e le nostre Chiese, che hanno una resilienza più forte. Noi abbiamo Don Beppe Diana, abbiamo tanti testimoni, anche nell'anonimato. Ecco, lei mi dà l'occasione per esprimere anche un'altra connessione, che è l'educazione alla custodia del creato, dell'ambiente, va sempre di pari passo con l'educazione alla legalità e alla pace. L'educazione alla pace, alla giustizia e alla custodia del creato, anche qui, sono tre forme di un'unica educazione.

E come va sotto quel profilo?

Si va avanti, anche se con un po' di fatica. Ripeto, la mia grande preoccupazione di vescovo, di uomo di chiesa, è che questi temi stentano ancora ad entrare nella predicazione ordinaria dei preti e dei vescovi, nelle omelie, nella predicazione, soprattutto nelle catechesi, a partire dal catechismo dei ragazzi. C'è un'assenza.

Perché, secondo lei?

Eh, le motivazioni sono semplici, purtroppo drammatiche, cioè che si pensa che sono temi extra-ecclesiali, che sono attinenti alla politica, al sociale... Alcuni, pure sensibili, lo farebbero volentieri, ma poi dicono che non hanno gli strumenti per farlo, perché significherebbe studiare, approfondire, capire i meccanismi economici e legislativi che sono implicati... Ma d'altra parte questo è il destino che ha avuto, e ancora ha, tutta la Dottrina sociale della Chiesa, non è conosciuta, neanche a livello ecclesiale.

Papa Leone XIV più volte ha incoraggiato a meravigliarsi di fronte alla bellezza della creazione, fatta a immagine di Dio. Ha invitato a recuperare uno sguardo nuovo, di stupore, che forse il buio di questi tempi cupi a livello mondiale ci ha affuscato. Ad Acerra com'è questo sguardo, eccellenza?

Lo stupore, la contemplazione, sono esattamente l'opposto di un uso consumistico delle cose. Le cose vanno prese - e siamo nell'ottavo centenario di San Francesco - come dono, ma purtroppo noi siamo ancora schiavi della mentalità consumistica usa, consuma e getta. È l'atteggiamento di potere, di dominio, di saccheggio... Qui c'è ancora voglia di reagire, di resistere, di combattere, però la sfiducia certe volte guadagna terreno.

Una immagine del pellegrinaggio Laudato si' fatto un anno fa da alcuni fedeli dei territori di Acerra per i dieci anni dell'enciclica di Francesco
Una immagine del pellegrinaggio Laudato si' fatto un anno fa da alcuni fedeli dei territori di Acerra per i dieci anni dell'enciclica di Francesco

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20 maggio 2026, 09:00