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Pasolini: in un mondo in guerra, impariamo da Cristo a non restituire il male ricevuto

Nell’omelia della celebrazione della Passione del Signore, presieduta da Leone XIV nella Basilica di San Pietro, il predicatore della Casa Pontificia mostra come Gesù abbia incarnato la figura del “Servo del Signore” cantata dal profeta Isaia, introducendo nella storia una logica nuova. “In un tempo lacerato dall’odio e dalla violenza”, i cristiani “depongono le armi” e confidano nella Croce

Daniele Piccini – Città del Vaticano

“Nelle guerre, nelle divisioni, nelle ferite che segnano tutte le nostre relazioni, il male continua a circolare perché trova sempre qualcuno disposto a restituirlo e a moltiplicarlo”. Da Cristo issato sulla Croce l’umanità apprende invece una logica del tutto nuova: Gesù ha “spezzato questa catena”, “accogliendo ciò che gli accadeva e riconoscendovi lo spartito d’amore e di servizio affidato alla sua vita”.

LEGGI IL TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA DI PADRE PASOLINI

È il cuore dell’omelia di padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, nella celebrazione della Passione del Signore del Venerdì Santo, 3 aprile, presieduta nella Basilica di San Pietro da Leone XIV. Liturgia apertasi, nel silenzio dell’assemblea, con una processione lungo la navata centrale chiusa in coda proprio dal Pontefice, e con alcuni secondi di raccoglimento con il Papa prostrato a terra.

Il Papa si prostra in terra per alcuni momenti di raccoglimento, all'inizio della celebrazione.
Il Papa si prostra in terra per alcuni momenti di raccoglimento, all'inizio della celebrazione.   (@Vatican Media)

La Croce diventa strumento di Salvezza

La prima lettura, tratta dal profeta Isaia, che delinea il profilo del Servo del Signore, “trafitto per le nostre colpe”, racconta, con “testi poetici”, di un “misterioso Servo attraverso cui Dio riesce a salvare il mondo dal male e dal peccato”. Questi canti, spiega il predicatore francescano, riassumendo il contenuto di tutte e quattro le poesie profetiche, Cristo li “ha interpretati e vissuti intensamente, con piena fiducia nella volontà del Padre, fino a trasformare la sua crocifissione nella salvezza del mondo”. Il cappuccino, nella sua riflessione, sottolinea tutta l’attualità delle sofferenze di ”quell’uomo dei dolori che ben conosce il patire” e anche la “sorprendente” originalità della sua risposta alle offese ingiustamente inflittegli.

Padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, durante l'omelia.
Padre Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, durante l'omelia.   (@Vatican Media)

Male e violenza si moltiplicano

“Viviamo in un mondo in cui la voce di Dio non orienta più, come un tempo, il cammino condiviso dell’umanità - commenta il religioso -. Non perché la voce di Dio sia venuta meno, ma perché spesso è diventata una voce tra le tante, coperta da altre parole che promettono sicurezza, progresso, benessere. Sono queste, oggi, le indicazioni che guidano molte scelte e tracciano la direzione del vivere comune - prosegue -. Eppure, il mondo continua a essere un luogo in cui si soffre e si muore, spesso senza colpa e senza ragione. Le guerre non si fermano, le ingiustizie si moltiplicano, i più fragili ne fanno le spese”.

Il baldacchino realizzato dal Bernini, in un momento delle celebrazioni per il Venerdì Santo.
Il baldacchino realizzato dal Bernini, in un momento delle celebrazioni per il Venerdì Santo.   (@VATICAN MEDIA)

Lo "spartito della Croce": non rispondere al male con il male

È una dinamica che reitera se stessa, poiché poggia su un istinto inscritto nella carne di ogni uomo: un impulso a “reagire”, a “rimandare indietro” il “male ricevuto”, a “pareggiare i conti”. Eppure, in questa musica che scaturisce da un pentagramma ben noto, apparentemente immutabile, erompe, grazie a Cristo, una melodia nuova. È lo “spartito della Croce” eseguito da “una schiera silenziosa di persone che scelgono di dare ascolto a una voce diversa”, quella di Gesù, che per primo ha dato l’esempio sul Golgota. “È un canto discreto e ostinato, che invita ad amare, a restare, a non restituire mai il male ricevuto”, aggiunge il predicatore della Casa Pontificia.

L’azione di queste persone è tanto silenziosa e invisibile, quanto preziosa. “Sono uomini e donne - prosegue il cappuccino - che percorrono, talvolta senza nemmeno saperlo, la stessa via del Servo del Signore. Non compiono gesti straordinari. Semplicemente ogni giorno si alzano e provano a fare della loro vita qualcosa che non serve solo a loro, ma anche agli altri. Portano pesi che non hanno scelto, accolgono ferite senza indurirsi, non smettono di cercare il bene anche quando sembra inutile. Non fanno rumore, non occupano la scena, ma tengono aperta la possibilità di un mondo diverso”.

Leone XIV ascolta la lettura della Passione di Cristo dal Vangelo di Giovanni, nella celebrazione del Venerdì Santo nella Basilica di San Pietro.
Leone XIV ascolta la lettura della Passione di Cristo dal Vangelo di Giovanni, nella celebrazione del Venerdì Santo nella Basilica di San Pietro.   (@Vatican Media)

Deporre le armi che devastano il mondo e le relazioni quotidiane

La Croce di Cristo, che la celebrazione di questa sera invita ad adorare, incoraggia a “decidere, almeno nel nostro cuore, di deporre le armi che ancora stringiamo tra le mani”. Equipaggiamenti di aggressione la cui pericolosità potremmo essere tentati di sottovalutare, soprattutto se la mettiamo a confronto con il micidiale potenziale offensivo delle armi “di cui dispongono i potenti del mondo”. “Eppure - argomenta padre Pasolini - anch’esse sono strumenti di morte, perché sono sufficienti a indebolire, a ferire, a svuotare di senso e di amore le nostre relazioni quotidiane”.

Al mondo che cerca la salvezza dalla “violenza del male”, dall’"ingiustizia che uccide”, “dalle divisioni che umiliano”, Cristo sulla Croce offre una soluzione inedita, poiché non fondata su “decisioni politiche, economiche o militari”. Proprio imitando il suo esempio, “il mondo viene continuamente salvato da chi è disposto ad accogliere i canti del Servo del Signore come forma della propria vita”, scandisce il cappuccino.

Il rito dell'Adorazione della Croce
Il rito dell'Adorazione della Croce   (@Vatican Media)

Una nuova logica di servizio agli altri

Infine, il predicatore della Casa Pontificia esorta i cristiani, in questo "tempo come il nostro così lacerato dall’odio e dalla violenza, dove persino il nome di Dio viene invocato per giustificare guerre e decisioni di morte" ad accostarsi "senza paura, anzi ‘con piena fiducia’, alla Croce del Signore, sapendo" che non si tratta di "un trono sul quale si impara a regnare mettendo la propria vita a servizio degli altri”. 

Terminata l'omelia e formulata la Preghiera universale, si è svolta l'adorazione della Croce introdotta, lungo la navata centrale, da tre pause. Davanti all'altare, poi, il Papa per primo e poi i cardinali e i vescovi si sono soffermati davanti al Crocifisso per adorarlo, inginocchiandosi e baciando i piedi di Gesù, Servo del Signore.

Guarda il video integrale della celebrazione della Passione del Signore, presieduta da Leone XIV.

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03 aprile 2026, 18:30