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Leone XIV alla veglia pasquale: Gesù è risorto, diamo vita a un mondo nuovo, di pace e unità

Nella Basilica di San Pietro, il Papa presiede la Messa nella notte santa e invita a non avere paura di rimuovere le pietre che ci chiudono nei nostri sepolcri e che sembrano inamovibili: sfiducia, paura, egoismo, rancore, guerra, ingiustizia, chiusura tra popoli e nazioni. "Non lasciamocene paralizzare!", è l'esortazione del Pontefice che impartisce il Battesimo e la Cresima a dieci catecumeni di varie nazionalità

Antonella Palermo - Città del Vaticano

È la “madre di tutte le veglie”, piena di luce, la più antica della tradizione cristiana. È la notte che fa memoria di quella pietra rotolata dal sepolcro da cui Gesù risorge. È la notte che libera, la notte che salva, che "dissipa l'odio, piega la durezza dei potenti, promuove la concordia e la pace", come recita il preconio. La luce si irradia progressivamente dal buio, in una Basilica gremita di 6000 persone (4000 seguono dagli schermi in piazza San Pietro), la luce "che ci unisce nella Chiesa come lampade per il mondo", dice il Papa nell'omelia. 

La processione in Basilica di San Pietro
La processione in Basilica di San Pietro   (@Vatican Media)

Nel portico della Basilica il fuoco arde nel braciere; il Papa lo benedice perché si accenda nel cuore dei fedeli il desiderio di unirsi a Cristo, vincitore del peccato e della morte. Una consuetudine, già presente in culture pre-cristiane, che diventa occasione per lodare Dio e alimentare la fraternità e la gioia. Secondo quanto prevede il rito del "lucernario", Leone XIV incide sul cero una croce, la prima e l'ultima lettera dell'alfabeto greco, l'Alfa e l'Omega, le cifre dell'anno corrente. Infigge poi nel cero in forma di croce cinque grani di incenso. La luce del Cristo che risorge glorioso disperda le tenebre del cuore e dello spirito: è l'invocazione che si intreccia, nell'intimo dei fedeli, con gli echi dei conflitti e delle violenze che bruciano il mondo. Con il Pontefice, uno stuolo di cardinali, vescovi, sacerdoti procedono in silenzio verso l'altare della Confessione, ciascuno con una candela in mano; il tempio cristiano si illumina a giorno alla terza acclamazione, da parte del diacono, di Lumen Christi. Sgorga in latino il lungo preconio pasquale, l'Exultet, l'inno di gloria che saluta il trionfo del Cristo risorto. "O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere Redemptorem!": anche in questo sabato santo risuona quel mirabile paradosso, quel corto circuito provvidenziale della storia che non ha dato alla morte l'ultima parola. 

LEGGI QUI IL TESTO INTEGRALE DELL'OMELIA DI PAPA LEONE XIV

Il Signore non abbandona

C’è una carità più grande? Una gratuità più totale? Il Risorto è lo stesso Creatore dell’universo che, come ai primordi della storia dal nulla ci ha dato l’esistenza, così sulla croce, per mostrarci il suo amore senza limiti, ci ha donato la vita.

Nel canto del Gloria è la festa del popolo di Dio. Si accendono le lampade ai piedi dell'altare adornato di centinaia di fiori di ogni varietà e dai colori pastello di primavera. È l'onore, la solennità, il segno esteriore di una rinascita che la Chiesa celebra e implora per il mondo intero. Nell'omelia il Papa ricapitola i passaggi della storia della salvezza evidenziati nell'articolata Liturgia della Parola. È la peculiarità della lunga notte di Pasqua quando si ricorda l'opera di creazione divina: dal caos nasce il cosmo, dal disordine l’armonia. All'umanità viene affidato il compito di esserne custodi. "E anche quando, con il peccato, l’uomo non ha corrisposto a tale progetto, il Signore non l’ha abbandonato, ma gli ha rivelato in modo ancora più sorprendente, nel perdono, il suo volto misericordioso".

La celebrazione della veglia pasquale seguita da piazza San Pietro
La celebrazione della veglia pasquale seguita da piazza San Pietro   (@Vatican Media)

Dio non vuole la nostra morte

Ripercorrere i testi sacri stanotte (sette letture dall'Antico Testamento con altrettanti salmi, la Lettera di San Paolo ai Romani, il Vangelo di Matteo al capitolo 28) vuol dire ricordarsi che Dio "non vuole la nostra morte", ma che siamo "membra vive di una discendenza di salvati". Un messaggio che emerge chiaro fin dal primo Libro delle Scritture, in cui c'è tutto il compiacimento di Dio per la sua creazione; nella narrazione della liberazione degli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto, quando il mare, "luogo di morte e ostacolo insormontabile", divenne "la porta d’ingresso per l’inizio di una vita nuova e libera", rammenta il Papa. Isaia, Baruc, Ezechiele parlano del Signore come sposo che chiama e raccoglie, fonte che disseta, acqua che feconda, luce che mostra la via della pace, Spirito che trasforma e rinnova il cuore. Tra i Salmi, risuona il contrappunto su Dio che "ama la giustizia e il diritto", che non abbandona i suoi figli negli Inferi. 

Il “santo mistero di questa notte”, allora, affonda le sue radici anche là dove si è consumato il primo fallimento dell’umanità, e si stende lungo i secoli come cammino di riconciliazione e di grazia.

Nessun sepolcro può imprigionare il Dio dell'amore

Leone si sofferma sulla consistenza del peccato: "una barriera pesantissima che ci chiude e ci separa da Dio, cercando di far morire in noi le sue Parole di speranza". Ma è dalle donne che si recano al sepolcro, Maria di Magdala e l’altra Maria, che giunge il coraggio di superare ogni paura, quel coraggio delle prime testimoni della Resurrezione a cui tornare oggi a guardare. Proprio loro, dice il Papa, non si sono lasciate intimidire da ciò che pensavano di trovare, solo una pietra sigillante. "Dio, alla durezza del peccato che divide e uccide, risponde con la potenza dell’amore che unisce e ridona vita", sottolinea il Successore di Pietro, e insiste:

L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare.

Fedeli alla Veglia di Pasqua nella Basilica vaticana
Fedeli alla Veglia di Pasqua nella Basilica vaticana   (@Vatican Media)

Non lasciamoci paralizzare!

Ed ecco l'invito alla missione, a portare l'annuncio della "buona notizia che Gesù è risorto e che con la sua forza, risorti con Lui, anche noi possiamo dar vita a un mondo nuovo, di pace e di unità". Poi, il riferimento all'oggi:

Non mancano anche ai nostri giorni sepolcri da aprire, e spesso le pietre che li chiudono sono così pesanti e ben vigilate da sembrare inamovibili. Alcune opprimono l’uomo nel cuore, come la sfiducia, la paura, l’egoismo, il rancore; altre, conseguenza di quelle interiori, spezzano i legami tra noi, come la guerra, l’ingiustizia, la chiusura tra popoli e nazioni. Non lasciamocene paralizzare!

Battesimo e Cresima per dieci catecumeni

Alla luce del cero pasquale madrine e padrini attingono per illuminare le candele da dare ai dieci catecumeni che hanno ricevuto il Battesimo in questa notte santa, uomini e donne, provenienti in cinque dalla diocesi di Roma, ce n'è uno dalla Corea, poi due dalla Gran Bretagna e due dal Portogallo. L'acqua versata sul capo di ciascuno di loro, poi la veste bianca indossata prima di ricevere il segno dell'olio santo, sigillo dello Spirito Santo. "Camminate sempre come figli della luce", le parole del Vescovo di Roma su questi neofiti della Chiesa che celebrano da adulti anche il sacramento della Confermazione. Sono loro a partecipare all'Offertorio per l'Eucaristia a cui accedono per la prima volta. 

Nella preghiera universale, particolarmente sentita l'intenzione per i governanti sui quali si chiede al Padre di effondere "il desiderio di una pace disarmata e giusta". Poi, l'invocazione perche si alimenti nell'umanità l'amore per i poveri e gli emarginati. La pietra scartata dai costruttori è diventata pietra d'angolo, recita il Salmo 117. Il popolo è in festa. 

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04 aprile 2026, 23:00