Leone XIV: come insegna Maria, trionfa l'amore e non la guerra
Tiziana Campisi – Inviata a Luanda
A circa 130 chilometri da Luanda, sul bordo del fiume Kwanza, il più grande dell’Angola, che lambisce sulle due sponde una rigogliosa vegetazione, da secoli la Vergine è Mamã Muxima, la Madre del Cuore, come viene chiamata nella lingua kimbundu. La venerano ogni anno, nel Santuario a lei dedicato risalente al XVII secolo e che custodisce un’antica immagine dell’Immacolata Concezione, migliaia di pellegrini, i quali le affidano preoccupazioni e dolori, gioie e speranze. E pellegrino è oggi, 19 aprile, anche Leone XIV tra circa 30mila fedeli, a Muxima, nella diocesi di Viana, per pregare Maria.
L’arrivo tra pellegrini e fedeli
Decollato da Luanda in elicottero alle 15.53 e arrivato poco più di mezz'ora dopo, accolto da alcune autorità locali, il Papa si sposta verso il Santuario di Mamã Muxima in auto. Giunto sulla spianata del Santuario, gli viene mostrato un plastico del progetto che prevede l'ampliamento del sito con nuove infrastrutture. Poi accompagnato dal vescovo di Viana, monsignor Emílio Sumbelelo, raggiunge il luogo di culto. Gli da il benvenuto, mentre il coro canta festoso, il rettore Albeto Mpindi e due diaconi gli porgono la croce e l’acqua benedetta per l’aspersione. Poi, varcato l’ingresso, il Papa si raccoglie in preghiera e rende omaggio alla Madonna offrendole dei fiori, quindi esce e percorre la spianata adiacente il santuario in golf-cart. Per salutarlo in tanti si accalcano lungo le transenne e corrono seguendo il veicolo. Quando il Pontefice raggiunge il palco, tutti si raccolgono. "Per l'amorevole intercessione della Vergine Maria, possa la tua Chiesa diventare sempre più feconda e gioire della santità dei suoi figli e delle sue figlie, attirando alla sua comunione le famiglie di tutti i popoli" prega Leone, che indossata la mozzetta rossa e la stola, invoca Dio per iniziare il Rosario.
Mamã Muxima ascolta tutti
Le decine del Rosario vengono guidate in diverse lingue da un giovane, un bambino, una famiglia, una religiosa e un seminarista e per ciascuno dei Misteri meditati viene collocato un cero votivo ai piedi della Madonna. Terminate le "Ave Maria" il Pontefice prende la parola e nel suo discorso pronunciato in portoghese, manifesta anzitutto la “gioia” di condividere con pellegrini e fedeli - la “Chiesa viva e giovane in Angola” che lascia trasparire “la freschezza della fede e la forza dello Spirito” - il “momento di preghiera mariana”. E sottolinea che qui Mamã Muxima da tanto tempo “si adopera nascostamente a tenere vivo e pulsante il cuore della Chiesa”. Un cuore che è fatto dei tanti cuori di coloro “che amano, pregano, festeggiano, piangono e a volte addirittura, nell’impossibilità di venire” a Muxima “affidano a lettere e messaggi postali” preghiere e voti. Perché “Mamã Muxima accoglie tutti, ascolta tutti e prega per tutti”, rassicura il Pontefice, che dalla spianata adiacente il Santuario, il più grande dell’Africa subsahariana e monumento nazionale dal 1924, lancia un nuovo appello di pace.
È l’amore che deve trionfare, non la guerra! Questo ci insegna il cuore di Maria, il cuore della Mamma di tutti.
LEGGI QUI IL DISCORSO INTEGRALE DI PAPA LEONE XIV
Spendersi per il bene gli uni degli altri
Nel suo secondo giorno in Angola - il settimo del viaggio apostolico in Africa -, dopo aver celebrato questa mattina la Messa a Kilamba, il Papa incoraggia a partire dal Rosario per impegnarsi “ad amare ogni persona con cuore materno, in modo concreto e generoso” e a spendersi “per il bene gli uni degli altri, specialmente dei più poveri”. Come una madre “ama i suoi figli, pur diversi uno dall’altro, tutti allo stesso modo e con tutto il cuore” così, ciascuno deve adoperarsi “senza misura affinché a nessuno manchi l’amore” e anche “il necessario per vivere in modo dignitoso ed essere felice”.
Essere operatori di giustizia e di pace
Da questo luogo, dove i colonizzatori portoghesi nel XVII secolo costruirono una fortezza e la chiesa di Nossa Senhora da Conceição, avamposto commerciale per merci e africani schiavizzati che qui venivano battezzati prima di essere deportati in Brasile, e dove "tanti uomini e donne hanno pregato, in momenti gioiosi e anche in circostanze tristi e molto dolorose della storia" del Paese, il pensiero del Papa va a quanti hanno “fame”, perché abbiano “di che sfamarsi”, ai “malati”, giacché “possano ricevere le cure necessarie”, e ancora “ai bambini”, poiché sia garantita loro “un’adeguata istruzione” e inoltre agli “anziani”, affinché “vivano serenamente gli anni della loro maturità”. Maria, come una mamma, pensa a tutte queste cose “e invita anche noi” ad essere solleciti, esorta Leone, che chiede in particolare a tutti un impegno più forte.
La Madonna ci chiede di lasciarci coinvolgere dai sentimenti del suo cuore, per essere come Lei operatori di giustizia e portatori di pace.
Costruire un mondo senza più guerre e ingiustizie
Ma è ai giovani che il Pontefice si rivolge particolarmente. A Muxima si sta edificando una basilica, in adempimento a una promessa del governo angolano alla Chiesa Cattolica, fatta durante la visita di Giovanni Paolo II in Angola, nel 1992. Sarà intitolata a Nostra Signora della Concezione della Muxima e la sua prima pietra è stata posta nel 2022. Un progetto che Leone indica alle nuove generazioni “come un segno”.
Anche a voi, infatti, la Madre del Cielo affida un grande progetto: quello di costruire un mondo migliore, accogliente, dove non ci siano più guerre, né ingiustizie, né miseria, né disonestà, e dove i principi del Vangelo ispirino e plasmino sempre più i cuori, le strutture e i programmi, per il bene di tutti.
Insieme a Maria, portare agli altri la luce del Risorto
A tutti, poi, il Papa rammenta che “Cristo, nella Pasqua, ha vinto la morte, mostrandoci la via per tornare al Padre”, come rivelano i Misteri gloriosi della vita di Gesù. Una “via luminosa e impegnativa” che pure gli uomini possono percorrere, “rendendo il mondo intero partecipe della sua bellezza”, con l’aiuto dello Spirito Santo, dono di Dio che “ci anima e ci sostiene nel cammino e nella missione”.
Come Maria, anche noi siamo fatti per il Cielo, e verso il Cielo camminiamo con gioia, guardando a Lei, Madre buona e modello di santità, per portare la luce del Risorto ai fratelli e alle sorelle che incontriamo.
Da qui l’invito del Pontefice, mentre sulla spianata del Santuario è calata la sera, a donare tutto a Maria, come si canta nell’inno a Mamã Muxima: “Mamma del cuore, veniamo a te, per offrirti tutto”. Leone XIV lo pronuncia in kimbundu ed esplode un fragoroso applauso. Donarsi “ai fratelli”, questa l'ultima raccomandazione di Leone XIV a tutti i fedeli, che sollecita ad accogliere gioiosamente per "intercessione" di Maria la "benedizione" di Dio "per portarla a chiunque”.
Il saluto di monsignor Sumbelelo
Prima dell’inizio del Rosario, il saluto a Leone XIV di monsignor Emílio Sumbelelo, che ha presentato alcuni dei gruppi presenti - i giovani, il fiore più bello della Chiesa e della società angolana, i membri della Legione di Maria” e poi fedeli di altri movimenti apostolici di varie diocesi - e si è poi fatto portavoce dei sentimenti di ciascuno. “È indicibile la gioia che tutti noi proviamo nell’essere oggi con il Santo Padre, ben sapendo che Vostra Santità ci porta tutti nel Suo cuore di Padre e Pastore” ha detto, ripercorrendo, poi, la storia del Santuario “Mamã Muxima”, dove la devozione dei cattolici “risale al 1833”, “cristiani provenienti da ogni parte” che “percorrevano chilometri e chilometri, per cinque giorni, per presentare le loro preghiere” a Maria. E che ancora oggi continuano a venire qui, in pellegrinaggio, da tutta l’Angola e da altre nazioni. “Tutti questi figli e figlie di Nostra Signora della Muxima desiderano testimoniare qui la loro fedeltà e il loro amore al Papa e alla Chiesa” ha concluso il presule che ha definito questo giorno “storico” per gli annali della Diocesi di Viana.
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