Leone XIV in Camerun: il mondo ha sete di pace, basta guerre!
Benedetta Capelli – Città del Vaticano
Vengo tra voi come pastore e come servitore del dialogo, della fraternità e della pace.
Papa Leone si presenta così al Camerun, seconda tappa in Africa del suo terzo viaggio apostolico. In poche parole segna la direzione della sua permanenza nel Paese e lo fa parlando ad un’assemblea che prima lo accoglie con grida di gioia e poi è attenta ad ascoltare il suo discorso, il primo da quando ha toccato il suolo camerunense. Nel Palazzo presidenziale di Yaondè, abbellito di fiori gialli e bianchi, i colori del Vaticano, e davanti ad autorità, rappresentanti della società civile e del Corpo diplomatico, il Pontefice in francese ringrazia per l’accoglienza calorosa di questa “Africa in miniatura”, così viene definito il Camerun, “per la ricchezza dei suoi territori, delle sue culture, delle sue lingue e delle sue tradizioni”.
Questa varietà non è una fragilità: è un tesoro. Costituisce una promessa di fraternità e un solido fondamento per costruire una pace duratura.
Una cultura di pace
Pace, giustizia, bene comune, la coesione nazionale, la trasparenza nella gestione della cosa pubblica, il ruolo delle donne e la speranza rappresentata dai giovani ma anche le tradizioni religiose, veri e propri argini per prevenire la radicalizzazione e promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco.
Sono molti i temi che il Papa tocca nel suo discorso preceduto da quello del presidente del Camerun Paul Biya, con il quale ha avuto poco prima un colloquio privato. Il capo di Stato si sofferma sul messaggio di speranza e di pace di Leone XIV, terzo Pontefice a visitare il Paese. Per Biya, il mondo di oggi è scosso da crisi e conflitti che generano miseria, angoscia, difficoltà economiche, il dialogo pertanto deve sostituire la voce delle armi, le risorse destinate alla guerra dovrebbero essere destinate al benessere dei popoli. Il presidente, che ricorda come il Camerun sia noto per la sua tolleranza religiosa, ringrazia poi la Chiesa cattolica per il contributo al Paese soprattutto in materia di sanità e istruzione e auspica che si rafforzi la relazione tra loro.
Fame e sete di giustizia
“La mia visita – afferma Papa Leone - esprime l’affetto del successore di Pietro per tutti i camerunesi, nonché il desiderio di incoraggiare ciascuno a proseguire, con entusiasmo e perseveranza, nella costruzione del bene comune”. Ricorda poi il dilagare della rassegnazione e del senso di impotenza che blocca qualsiasi spinta al rinnovamento.
Quanta fame e sete di giustizia! Quanta sete di partecipazione, di visioni, di scelte coraggiose e di pace! È mio grande desiderio raggiungere il cuore di tutti, in particolare dei giovani, chiamati a dare forma, anche politica, a un mondo più equo.
Cosa resta da fare?
Esprimendo poi la volontà di rafforzare i legami tra la Santa Sede e il Camerun, “fondati sul rispetto reciproco, sulla dignità di ogni persona umana e sulla libertà religiosa”, il Pontefice ricorda le precedenti visite dei Papi: Giovanni Paolo II, “messaggero di speranza per tutti i popoli dell’Africa”, e Benedetto XVI che allora sottolineò "l’importanza della riconciliazione, della giustizia e della pace, nonché la responsabilità morale dei governanti”.
So che questi momenti hanno segnato la vostra storia nazionale, come esortazioni impegnative allo spirito di servizio, all’unità e alla giustizia. Possiamo quindi interrogarci: a che punto siamo? In che modo la Parola che ci è stata annunciata ha portato frutto? E che cosa resta da fare?
La pace è uno stile che rifiuta la violenza
Il Papa richiama poi un passaggio del De civitate Dei di Sant’Agostino riguardo al servizio di chi ha un incarico. “Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”. Leone fa riferimento alle “prove complesse” a cui il Camerun è sottoposto, con le tensioni e le violenze che hanno percorso alcune regioni del Nord-Ovest, del Sud-Ovest e dell’Estremo Nord.
“Vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche - spiega il Papa - ci sono volti, storie, speranze ferite”. Per questo il suo messaggio all’umanità è legato al rifiuto della violenza e della guerra, “per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia”.
Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza. La pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza.
Il grido: “Pace!”
Le parole di Leone si fanno via via più solenni. La parola “pace”, dono di Dio, diventa un richiamo, un grido, una responsabilità per chi governa.
Ribadisco con forza: «Il mondo ha sete di pace […]. Basta guerre, con i loro dolorosi cumuli di morti, distruzioni, esuli!». Questo grido vuol essere un appello alla volontà di contribuire a una pace autentica, anteponendola a qualunque interesse di parte. La pace, infatti, non si decreta: si accoglie e si vive. È un dono di Dio, che si sviluppa in un’opera paziente e collettiva. È responsabilità di tutti, in primo luogo delle autorità civili.
La società civile e la pace sociale
Lo sguardo del Papa si allarga agli incarichi dei politici, alla capacità di governare che “significa amare il proprio Paese e anche i Paesi vicini”, “ascoltare realmente i cittadini, stimare la loro intelligenza e la loro capacità di contribuire a costruire soluzioni durature ai problemi”. In questa prospettiva “la società civile è da considerare una forza vitale per la coesione nazionale”, perché capace di sostenere, intervenire e spegnere le tensioni ma soprattutto è in grado di formare le coscienze, promuovere la cultura del dialogo e il rispetto delle differenze.
È un passaggio a cui anche il Camerun è pronto! Associazioni, organizzazioni di donne e di giovani, sindacati, ONG umanitarie, leader tradizionali e religiosi: tutti svolgono un ruolo insostituibile nella tessitura della pace sociale.
Le donne, artefici di pace
“Vorrei sottolineare con gratitudine il ruolo delle donne”: afferma il Pontefice che conosce la discriminazione che subiscono, ma pur essendo vittime di pregiudizi e violenze, “restano instancabili artefici di pace”. Per loro chiede un pieno riconoscimento.
Il loro impegno nell’istruzione, nella mediazione e nella ricostruzione del tessuto sociale è ineguagliabile e rappresenta un freno alla corruzione e agli abusi di potere. Anche per questo la loro voce deve essere pienamente riconosciuta nei processi decisionali.
Il rispetto dei diritti umani
Altro punto focale del discorso del Vescovo di Roma è “la trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche e il rispetto dello Stato di diritto”. Per questo invita a “un esame di coscienza e un coraggioso salto di qualità” ricordando che la stabilità nasce da istituzioni giuste e credibili che non devono mai essere fattore di divisione.
La sicurezza è una priorità, ma va sempre esercitata nel rispetto dei diritti umani, unendo rigore e magnanimità, con particolare attenzione ai più vulnerabili. Una pace autentica nasce quando ciascuno si sente protetto, ascoltato e rispettato, quando la legge è un argine sicuro all’arbitrio del più ricco e del più forte.
Spezzare le catene della corruzione
Testimonianza e vita per chi ha un ruolo di governo sono fondamentali per il Papa e si intrecciano con la “collaborazione tra i diversi organi e livelli amministrativi dello Stato a servizio del popolo e specialmente dei più poveri” e con una condotta di vita integra.
Perché si affermino la pace e la giustizia, infatti, occorre rompere le catene della corruzione, che sfigurano l’autorità, svuotandola di autorevolezza. Occorre liberare il cuore da quella sete di guadagno che è idolatria: il vero guadagno è lo sviluppo umano integrale, ossia la crescita equilibrata di tutti gli aspetti che rendono la vita in questa terra una benedizione.
Per Leone XIV il Camerun ha le risorse umane, culturali e spirituali necessarie per superare le prove e i conflitti e procedere verso un futuro di stabilità e prosperità condivisa. “Bisogna che l’impegno comune a favore del dialogo, della giustizia e dello sviluppo integrale - spiega - trasformi le ferite del passato in sorgenti di rinnovamento”.
Profeti di pace
Sui giovani, “speranza del Paese e della Chiesa”, il Papa invita ad investire nella loro istruzione, nella formazione e nell’imprenditorialità perché “è l’unico modo per contenere l’emorragia di meravigliosi talenti verso altre regioni del Pianeta”. È anche la strada per contrastare le piaghe della droga, della prostituzione e dell’apatia, “che devastano troppe giovani vite, in modo sempre più drammatico”. La spiritualità dei ragazzi – dice – è un’energia “che rende preziosi i loro sogni, radicati nelle profezie che alimentano la loro preghiera e i loro cuori”.
Le tradizioni religiose, quando non vengono stravolte dal veleno dei fondamentalismi, ispirano profeti di pace, giustizia, perdono e solidarietà. Favorendo il dialogo interreligioso e coinvolgendo i leader religiosi nelle iniziative di mediazione e riconciliazione, la politica e la diplomazia possono avvalersi di forze morali in grado di placare le tensioni, di prevenire le radicalizzazioni e di promuovere una cultura di stima e rispetto reciproco.
Infine il Pontefice ricorda l’impegno della Chiesa cattolica in Camerun, sul fronte educativo, sanitario e caritativo, che intende continuare “senza distinzioni”, collaborando con tutte “le forze vive della nazione per promuovere la dignità umana e la riconciliazione”.
Che Dio benedica il Camerun.
Grazie per aver letto questo articolo. Se vuoi restare aggiornato ti invitiamo a iscriverti alla newsletter cliccando qui
