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Leone XIV gira in golf-kart tra i trentamila fedeli riuniti nella spianata del santuario di Mamã Muxima, nel nord dell'Angola Leone XIV gira in golf-kart tra i trentamila fedeli riuniti nella spianata del santuario di Mamã Muxima, nel nord dell'Angola

Il Papa e la Mamã, la preghiera di Leone nella "Fatima" dell'Angola tra musica e fede

Nella spianata antistante il santuario di Mamã Muxima, nel nord del Paese, trentamila fedeli cantano, ballano e recitano il Rosario insieme al Pontefice. Un evento intriso di "felicidade" e della profonda spiritualità che caratterizza il popolo angolano venuto massiccio ad accogliere il Successore di Pietro

Salvatore Cernuzio - Inviato a Muxima

Si suda, si balla, si canta nella spianata del Santuario di Mamã Muxima. Si prega e si mangia (pure), si brandiscono bandiere e coroncine e “coroncione” – viste le dimensioni di alcune – del Rosario, si applaude “prima con due dita, poi tre, poi quattro”, si urla a squarciagola e con la fronte imperlata di sudore: “Papa Leão décimo quarto bem-vindo à casa da mamãe”. In una fantomatica gara di festosità e accoglienza al Papa, i fedeli – tanti, tantissimi – radunati, in questo luogo dove la spiritualità si fonde alla natura selvaggia, guadagnerebbero certamente i primi posti. E ce ne voleva a competere con i camerunensi che a Papa Leone hanno riservato un’ospitalità “straordinaria”, come ha detto lui stesso in aereo. Qui nel santuario di Nossa Senhora de Muxima, nel comune di Quiçama, a circa 130 km a sud-est della capitale Luanda, c’è però la “Mamã”, la mamma, colei a cui affidare ogni consolazione, e oggi c’è il Papa, il “Vicario di Cristo” (come annunciano gli speaker ad ogni evento) venuto a recitare il Rosario e a portare il messaggio di “speranza, riconciliazione e pace” (come recita il motto del viaggio).

Il Papa tra i fedeli a Muxima
Il Papa tra i fedeli a Muxima   (@Vatican Media)

La festa dei fedeli

E allora “alegria”, “felicidade”, “festa” in un turbinio di colori e odori e di polvere che, ad ogni folata di vento, appanna gli occhiali da sole e si sedimenta su braccia e gambe. Una polvere divenuta questo pomeriggio un tappeto di gioia, tra danze e canti, tra chi mangia noccioline, carne bollita portata in appositi contenitori, o beve acqua a litri e bevande esotiche indefinite. Trentamila fedeli a pregare con rosari annodati intorno alle mani, al collo, ai fianchi. "Mangia, prega, ama", verrebbe da dire, pensando al noto romanzo. Sì, ama, perché se c’è una peculiarità del popolo dell’Africa è quella di far sentire amato l’ospite che viene da fuori; tanto più se si tratta del Papa, colui in cui ripongono speranze in un cambiamento, a fronte di tante difficoltà, e in un rafforzamento della fede, a fronte di tante minacce.

"Benvenuto nella casa della mamma"

Un avvenimento che probabilmente resterà nella storia dell’Angola questa preghiera del Successore di Pietro nel santuario costruito nel XVII secolo dai portoghesi, tra quelli più famosi e visitati del Paese e del Continente, quattro secoli fa importante snodo della tratta degli schiavi che venivano imbarcati per le Americhe. Una cornice naturale che meriterebbe già di per sé un dipinto o una fotografia tra fusione del verde della foresta equatoriale e dell’acqua del fiume Kwanza. Dalla Mamã Muxima, la “Madre del Cuore” in lingua kimbundu, una delle lingue più parlate nel nord dell’Angola, il Papa giunge poco prima delle 16.30 in elicottero accolto dal vescovo di Viana, Emilio Sumbelelo. Un’ovazione accompagna il suo arrivo; un’altra c’era già stata un quarto d’ora prima alla proiezione sui maxischermi della diretta tv del Pontefice che sale a bordo dell’elicottero, allaccia le cinture e indossa le cuffie areonautiche. “O Papa! o Papa!”, si grida dai settori transennati che seguono l’incitamento dello speaker dal palco a battere le mani e a cantare insieme al coro di donne e bambine con le t-shirt bianche e il pano, una sorta di pareo, azzurro. Cantano tutti un inno alla “Poderosa”, seguendo bongos e chitarre elettriche. “Papa Leão décimo quarto bem-vindo à casa da mamãe”, gridano ogni tanto. Una donna lo ha urlato così forte da aver avuto un colpo di tosse. A fianco la figlia piccola con le treccine annodate a mo’ di Rosario.

Papa Leone nella chiesetta della Mamã Muxima
Papa Leone nella chiesetta della Mamã Muxima   (@Vatican Media)

Silenzio e preghiera

Tutto, però, a un certo punto si blocca, si stacca, si interrompe quando Leone XIV fa il suo ingresso nella chiesetta sopraelevata sulla falesia della Mamã Muxima. Il Papa prega e tutti insieme a lui. Nel piccolo luogo di culto, dove è forte l’odore di vernice fresca sul tetto e le rifiniture delle nicchie sono dipinte di giallo e di blu, la luce - sia quella naturale che quelle artificiali - è tutta proiettata sulla Madre, la statua che attira ogni mese e ogni anno migliaia di pellegrini e fedeli che, come a Fatima, percorrono in ginocchio la spianata che conduce al santuario e partecipano a una suggestiva processione notturna con le candele accese.

Una suora in preghiera con il Papa
Una suora in preghiera con il Papa   (@Vatican Media)

In ginocchio davanti alla Vergine

Non si sente nemmeno uno scricchiolio, solo il trillo di tre passerotti che intrufolatisi nella chiesa girano indisturbati arrivando fino alla corona d’oro della Madonna. Il Papa entra, lo accoglie il rettore Albeto Mpindi e due diaconi gli porgono un crocifisso e l’acqua benedetta con cui lui asperge il santuario. Si inginocchia, poi, Leone, ai piedi di Mamã Muxima, vi resta alcuni istanti in silenzio, infine depone ai suoi piedi due mazzi di fiori portati da due ragazze. Ancora uno sguardo verso l’alto, un inchino, l’uscita – questa volta con la ripresa di cori e canti – e l’inizio del giro in in golf-cart. Non tira un filo d’aria, i vestiti sono resi pesanti dall’afa terribile, ma tutti tornano a muoversi, a ondeggiare, ad alzare le braccia al cielo e a correre da una parte all’altra al passaggio del Pontefice. Che, accarezza bambini e afferra loro le mani, saluta benedice, culla una neonata passatagli dai gendarmi in braccio. “Muxima, Muxima”, è il sottofondo musicale.

Una donna in ginocchio davanti alla Madre del cuore
Una donna in ginocchio davanti alla Madre del cuore   (@Vatican Media)

Centro mondiale della cristianità

Poi, di nuovo, un secondo stacco, un tacet - volendo usare un linguaggio musicale - all’ingresso di Papa Leone sotto l’arcata del palco bianco e l’inizio del Rosario. Il raccoglimento dura lungo tutta la recita dei Misteri gloriosi e il pronunciamento dell’intervento del Papa. Un’orazione, un incitamento a costruire “un mondo migliore”.

“Mama Muxima, tueza kokué, Mama Muxima, tutambululé”, scandisce il Papa. “Mamma del cuore, veniamo a te, per offrirti tutto”. È l’inno alla Madonna ripetuto quando tutto intorno è buio, la calura si è estinta e il fiume è divenuto nero. L’esultanza finora trattenuta riesplode. Ripartano i canti, si interrompono con la benedizione finale, e poi riprendono. Il Papa si ferma alcuni secondi davanti alla statua mariana presente sul palco e adornata di fiori, poi saluta tutti e si congeda con un ultimo sguardo da questa “Fatima” dell’Angola, divenuta per qualche ora il centro mondiale della cristianità.

Muxima al calar della sera
Muxima al calar della sera   (@Vatican Media)

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19 aprile 2026, 18:30