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Leone XIV: nella tutela dei minori la Chiesa non tema scandali ma cerchi la verità

In un messaggio del 10 aprile a firma del cardinale segretario di Stato Parolin, per il secondo Incontro nazionale dei referenti territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, il Papa afferma che il rispetto dei più piccoli non può essere ridotto a “un insieme di norme da applicare” poiché implica una forma di “sapienza” nel modo di esercitare l’autorità. Esorta a lasciarsi interrogare “dal dolore di chi ha sofferto” e a riconoscere, anziché minimizzare, il male

Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano

Di fronte al dolore, porsi domande anziché difendersi. Constatare il male anziché ridimensionarlo. Non chiudersi nel timore dello scandalo, ma accettare di percorrere “strade esigenti di verità, di giustizia e di guarigione”. Sono questi i postulati su cui Papa Leone XIV invita a riflettere in un messaggio datato 10 aprile, ma pubblicato oggi, 16 aprile, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, in occasione del secondo Incontro nazionale dei referenti territoriali per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, organizzato a Roma da oggi fino al 18 aprile.

Riconoscere la dignità e custodire la libertà

Il Pontefice si rivolge al cardinale presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), Matteo Zuppi, soffermandosi sul tema del convegno, “Generare relazioni autentiche”, che orienta il compito “essenziale” delle comunità cristiane – parrocchie, associazioni, movimenti – nel riconoscimento di ogni persona nella sua dignità e nella custodia della sua libertà.

Dove invece il rispetto viene meno, la relazione si impoverisce, si deforma e può causare gravi ferite.

La "sapienza" nella tutela

Nella visione cristiana, scrive il Papa, il rispetto non si limita alla correttezza, ma si eleva a “forma esigente di carità” che custodisce il prossimo “senza appropriarsene”, lo accompagna “senza dominarlo” e lo serve “senza umiliarlo”.

La tutela non può essere intesa solo come un insieme di norme da applicare o di procedure da osservare: essa chiede una sapienza che investe lo stile delle comunità, il modo di esercitare l’autorità, la formazione degli educatori, la vigilanza sui contesti, la trasparenza dei comportamenti.

"Non lasciare nessuno solo"

La presenza di minori e persone vulnerabili all’interno della Chiesa, afferma Leone XIV, ne interpella la coscienza, misurandone la capacità di esprimere una “cura autentica”, che si declina nella protezione, nell’ascolto, nella prevenzione e nel “non lasciare nessuno solo”.

Anche per questo l’opera di chi promuove formazione, discernimento, coordinamento e buone prassi rappresenta un contributo prezioso alla maturazione di comunità più accoglienti e consapevoli.

Riconoscere il male

Il Pontefice evidenzia poi l’attenzione “speciale” da riservare a quanti hanno subito abusi, le cui ferite richiedono sincera prossimità, umile ascolto e perseveranza nella ricerca di “ciò che è giusto e possibile per riparare”.

Una comunità cristiana vive la conversione evangelica quando non si difende dal dolore di chi ha sofferto, ma se ne lascia interrogare; quando non minimizza il male, ma lo riconosce; quando non si chiude nella paura dello scandalo, ma accetta di percorrere strade esigenti di verità, di giustizia e di guarigione.

"Ed io avrò cura di te"

L’incontro che si terrà a Roma oltrepassa quindi il “piano operativo”, conclude il Papa, richiamando la Chiesa a una crescita nella “cultura della prevenzione”, che sia prima ancora “cultura della custodia evangelica”. A questo contribuirà lo spettacolo che sarà presentato in anteprima nel corso del convegno, "Ed io avrò cura di te”: un percorso artistico e musicale che porta in scena la piaga degli abusi negli ambienti ecclesiali, dando voce al dolore delle vittime.

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16 aprile 2026, 16:30