Il Papa ai nuovi preti: “Siete di tutti e per tutti, tenete aperta la porta della Chiesa"

Leone XIV, celebrando nella Basilica di San Pietro la Messa per l’ordinazione di 10 sacerdoti, li esorta ad essere “buoni preti” ma anche “cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale”, testimoni di chi sa che la sicurezza “non è nel ruolo” ma “nella storia di salvezza” a cui partecipa il popolo di Dio

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Nel cuore il tumulto e la gioia, sul viso la commozione e la felicità per un sì che è risposta alla chiamata di un Padre fedele e generoso. Traspare questo nei dieci ordinandi che oggi, 26 aprile Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, diventano sacerdoti. Nella Basilica di San Pietro, affollata da 5mila tra amici, parenti, persone alle quali i 10 futuri preti hanno guardato come testimoni preziosi nel loro cammino di fede, Papa Leone celebra la Messa di ordinazioni presbiteriali sotto lo sguardo della Madonna di Montserrat, patrona della Catalogna, nota come Moreneta.

Il Vangelo di Giovanni in cui Gesù si presenta come “la porta delle pecore” è lo spunto per l’omelia del Pontefice che prima di pronunciarla presiede la liturgia dell’ordinazione. “Eccomi”: è la risposta alla domanda dei 10 che si presentano per essere ordinati e che sono stati riconosciuti idonei dalla Chiesa. Rispondono facendo un passo avanti e chinando il capo. Il cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma Baldo Reina li introduce al Pontefice attestando che “sono degni” del ministero presbiterale.

LEGGI QUI IL TESTO DELL'OMELIA DEL PAPA NELLA MESSA CON LE ORDINAZIONI PRESBITERIALI

Uscire per trovare la gente e la vita

“Questa è una domenica piena di vita”: afferma Leone XIV nell’omelia nella quale incoraggia conoscendo la realtà che spesso fa paura, sostiene dinanzi ai “numeri” che delineano “un distacco fra le persone e la Chiesa”, esorta i nuovi preti a varcare ogni giorno “la soglia del Mistero” che “ha il volto e il nome di Gesù”, tenendo sempre aperta la porta della Chiesa.

Siate riflesso della sua pazienza e della sua tenerezza. Voi siete di tutti e siete per tutti! Sia questo il profilo fondamentale della vostra missione: tenere libera la soglia e indicarla, senza bisogno di troppe parole.

“Tutti cerchiamo riparo, riposo e cura: la porta della Chiesa – afferma - è aperta. Non per estraniarci dalla vita: la vita non si esaurisce in parrocchia, nell’associazione, nel movimento, nel gruppo”.

Carissimi, uscite e trovate la cultura, la gente, la vita! Meravigliatevi per ciò che Dio fa crescere senza che noi l’abbiamo seminato. A volte vi sembrerà di non averne le mappe. Le possiede però il buon Pastore, di cui ascoltare la voce, così familiare. Quante persone oggi si sentono perse! A molti pare di non potere più orientarsi.

Non esiste – sottolinea il Papa - testimonianza più preziosa di chi confida in Gesù.

Papa Leone celebra la Messa con le ordinazioni presbiteriali
Papa Leone celebra la Messa con le ordinazioni presbiteriali   (@Vatican Media)

Un difficile modo di amare e di lasciarsi amare nella libertà

“Nella disponibilità dei giovani che la Chiesa oggi chiede siano ordinati presbiteri riscontriamo tanta generosità ed entusiasmo”. Papa Leone parla di “una forza che ci rigenera” ed è lo Spirito Santo “che lega persone e vocazioni nella libertà, così che nessuno viva più per sé stesso”. “Il servizio del prete – afferma - è un ministero di comunione” in cui si fa più profondo il legame con Cristo, più radicale l’appartenenza alla comune umanità. È un mistero dinamico in cui non c’è contrapposizione tra cielo e terra, che impegna “il cuore in un amore indissolubile: lo impegna e lo riempie”.

Siete chiamati a uno specifico, delicato, difficile modo di amare e, ancora di più, di lasciarvi amare, nella libertà. Un modo che potrà fare di voi, oltre che dei buoni preti, anche dei cittadini onesti, disponibili, costruttori di pace e di amicizia sociale.  

La realtà non deve far paura

Riprendendo un passaggio del Vangelo in cui Gesù parla di figure aggressive, il Papa spiega che “c’è un grande realismo nelle parole del Signore: conosce la crudeltà del mondo in cui cammina con noi” e nonostante tutto dona la sua vita.

Ecco un secondo segreto per la vita del prete: la realtà non deve farci paura. A chiamarci è il Signore della vita. Il ministero che vi viene affidato, carissimi, comunichi la pace di chi, anche fra i pericoli, sa perché è sicuro.

La sicurezza non viene dal ruolo che si ha

Papa Leone ricorda che “il bisogno di sicurezza rende aggressivi gli animi”, induce le comunità a chiudersi, la paura si propaga – sottolinea il Pontefice - attorno a noi e dentro di noi. “La vostra sicurezza – spiega - non risieda nel ruolo che avete, ma nella vita, morte e risurrezione di Gesù, nella storia di salvezza a cui partecipate col vostro popolo”.

È una salvezza che già opera in tanto bene compiuto silenziosamente, fra persone di buona volontà, nelle parrocchie e negli ambienti a cui vi farete prossimi, come compagni di viaggio. Ciò che annunciate e celebrate vi custodirà anche in situazioni e tempi difficili.

Papa Leone e un ordinando
Papa Leone e un ordinando   (@Vatican Media)

I giardini della vita

Il popolo con cui essere in comunione è dunque una comunità in cui il Risorto è presente. Compito del sacerdote è riconoscere le sue piaghe e la sua voce.

Sono comunità che aiuteranno anche voi a diventare santi! E voi aiutatele a camminare unite dietro a Gesù buon Pastore, perché siano luoghi – giardini – della vita che risorge e si comunica.

Una comunità che vive nuovamente, in cui si sperimenta l’essere insieme, in cui le persone lontane possano ritornare.

Radunare è sempre e di nuovo impiantare la Chiesa.

Uno dei futuri sacerdoti sdraiato a terra
Uno dei futuri sacerdoti sdraiato a terra   (@Vatican Media)

Tenere la porta aperta!

Soffermandosi poi sulla porta d’ingresso che è Gesù, Papa Leone esorta i preti a farsi vicini all’umanità sofferente perché iniziandola alla fede, “ravviverete la vostra”. Invita poi a varcare ogni giorno la soglia del Mistero senza mai bloccarla o sbarrarla a chi vuole entrare.

Oggi più che mai, specialmente dove i numeri sembrano delineare un distacco fra le persone e la Chiesa, tenete la porta aperta! Lasciate entrare e siate pronti a uscire. È un altro segreto per la vostra vita: voi siete un canale, non un filtro.

Leone fa presente le difficoltà di chi non riesce ad entrare in quella porta: i ricordi di un passato lontano, “qualcosa di vivo che non si è spento e che attrae” ma anche qualcosa “che ancora sanguina e respinge”.

Si entra ma si è liberi. Questo rimarca il Papa perché il Signore “non soffoca la nostra libertà”, la Chiesa non è una realtà che soffoca. “Chi è salvato, dice Gesù, entra, esce e trova pascolo”. Ecco la forte indicazione: andare per le strade, sicuri perché custoditi da Dio, fratelli l’uno dell’altro, testimoni di un Dio che salva.

Le mani di un sacerdote sul capo dell'ordinando
Le mani di un sacerdote sul capo dell'ordinando   (@VATICAN MEDIA)

Sacerdoti

Dopo aver pronunciato l’omelia, Papa Leone chiede di manifestare davanti al popolo di Dio gli impegni a cui ogni ordinando è chiamato ovvero predicando il Vangelo, insegnando la fede cattolica, celebrando con devozione e fedeltà. Poi ciascuno eletto si avvicina al Papa inginocchiandosi e ponendo le proprie mani nelle sue, un gesto di piena obbedienza alla Chiesa. Sdraiati a terra, con il viso poggiato sulle braccia, i dieci futuri sacerdoti sono accompagnati dalla preghiera delle litanie dei santi; un momento toccante e suggestivo che è espressione della comunione della Chiesa. Due i gesti che sono il segno dell’ingresso degli ordinandi nel ministero sacerdotale: l’imposizione delle mani sul loro capo che il Papa compie, nel silenzio della Basilica, su ogni eletto seguito da quello di alcuni presbiteri, spesso figure chiave nel loro cammino verso il sacerdozio. Leone XIV pronuncia poi la preghiera di ordinazione:

Dona, Padre onnipotente, a questi tuoi figli la dignità del presbiterato…

I nuovi sacerdoti indossano, aiutati in questo, la stola sacerdotale e la casula, il Papa unge le loro mani con il sacro crisma, offre loro il pane sulla patena e il calice con il vino, scambia l’abbraccio e il bacio di pace, li stringe e li rassicura sorridendo come un padre che incoraggia il proprio figlio senza timori nel domani, sapendo che pur cadendo Dio rialza, cura e sana ogni ferita.

L'abbraccio del Papa
L'abbraccio del Papa   (@Vatican Media)
Il video dell'intera celebrazione

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26 aprile 2026, 11:03