Il Papa a Malabo: una Chiesa gioiosa nell’annuncio della Parola, “pane buono per tutti"

Nella Messa celebrata nello Stadio, ultimo appuntamento in Guinea Equatoriale, Leone XIV ricorda che quando domina la “tristezza individualista”, frutto di un cuore avaro, “è proprio l’amore del Signore a sostenere il nostro impegno, soprattutto a servizio della giustizia e della solidarietà”. Con Dio "i nostri problemi non scompaiono, ma - afferma il Papa - vengono illuminati: come ogni croce trova redenzione in Gesù, così nel Vangelo il racconto della nostra vita trova senso"

Benedetta Capelli – Città del Vaticano

Una distesa colorata ma non ci sono le maglie di squadre di calcio diverse, i cori non sono nemmeno quelli che si cantano tra due tifoserie opposte, l’atmosfera da stadio però non cambia. Qui nell’impianto di Malabo, dove il Papa davanti a 30mila persone celebra la Messa prima di salutare la Guinea Equatoriale per far rientro in Vaticano, non si gioca una partita della Coppa d’Africa, come si è soliti ospitare, ma si incontra il Successore di Pietro, colui che porta “Cristo, luce della Guinea Equatoriale verso un futuro di speranza”, come recita il motto dell’ultima tappa del viaggio apostolico. L’entusiasmo è grande, come lo è stato in questi giorni, come è forte il silenzio alle parole che il Papa pronuncia nel corso dell’omelia dall’importante respiro spirituale.

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Leone consegna all’Africa la certezza che Gesù dà la vita, libera dalla schiavitù, che “l’annuncio della salvezza si fa gesto, si fa servizio, si fa perdono, si fa Chiesa!”.

Incoraggio tutti voi, Chiesa che vive nella Guinea Equatoriale, a continuare nella gioia la missione dei primi discepoli di Gesù. Leggendo insieme il Vangelo, siatene appassionati annunciatori, come fu il diacono Filippo. Celebrando insieme l’Eucaristia, testimoniate con la vostra vita la fede che salva, affinché la parola di Dio diventi pane buono per tutti!

Il Papa omaggia Nuestra Señora de Bisila
Il Papa omaggia Nuestra Señora de Bisila   (@Vatican Media)

Sul palco allestito per la celebrazione domina un grande Crocifisso da cui si irradiano raggi di legno chiaro e scuro, quasi a rendere vivo l’invito del Papa ad andare per le strade, a farsi – come detto – annunciatori a partire dal cuore di Cristo. Ai lati dell’altare ci sono le riproduzioni di alberi di ceiba o kapok, simbolo nazionale della Guinea, una lastra su cui campeggia la scritta in varie lingue, anche l’italiano, “Beati gli operatori di pace”. Poi c’è la statua di Nuestra Señora de Bisila, una Madonna dai tratti delicati con un bimbo caricato sulle spalle. Prima dell’arrivo del cristianesimo veniva considerata come la donna che, attraverso erbe naturali, salvò il popolo dalla peste tra questi molti bambini. Nel 1986 San Giovanni Paolo II la proclamò Patrona dell'arcidiocesi di Malabo.

Un uomo non pienamente libero

Il canto che precede il Vangelo di Giovanni è in idioma bubi parlato dal popolo nativo dell'isola di Bioko. Papa Leone, nell’omelia, ricorda che le Scritture “domandando a ciascuno di noi se e come sappiamo leggere le pagine bibliche” che ancora oggi aiutano a carpire la presenza di Dio nella nostra vita. Il Pontefice si sofferma in particolare sulla figura dell’eunuco della regina d’Etiopia che il diacono Filippo incontra tornando in Africa. Un pellegrino che confessa di non capire quanto scrive il profeta Isaia perché nessuno glielo ha mai insegnato.

Quest’uomo ha intelligenza e cultura, e lo dimostra sia nel lavoro che nella preghiera, ma non è pienamente libero. Questo stato è dolorosamente impresso sul suo corpo: si tratta infatti di un eunuco. Non può generare vita: le sue energie sono tutte a servizio di un potere che lo controlla e lo domina.

Un fedele in abiti tradizionali
Un fedele in abiti tradizionali   (@Vatican Media)

Rinascere a vita nuova

A liberare l’eunuco è la forza del Vangelo che gli parla direttamente e “suscita la sua domanda di verità”. Entra così “nella storia della salvezza, ospitale verso ogni uomo e ogni donna, soprattutto verso gli oppressi, gli emarginati e gli ultimi”. Alla parola scritta corrisponde un gesto, riceve infatti il Battesimo diventando “figlio di Dio, nostro fratello nella fede”.

Schiavo e senza discendenza, quest’uomo rinasce a vita nuova e libera nel nome del Signore Gesù: del suo riscatto parliamo ancora noi oggi, proprio mentre leggiamo le Scritture!

Il bene comune della Chiesa

Come l’eunuco anche chi è battezzato eredita “la stessa luce, cioè la stessa fede, per leggere la Parola di Dio”. “Tutti i testi biblici – sottolinea il Papa - rivelano nella fede il loro senso vero, perché nella fede sono stati scritti e trasmessi fino a noi”, pertanto “la loro lettura è un atto sempre personale e sempre ecclesiale”.

Insieme leggiamo la Scrittura come bene comune della Chiesa, avendo per guida lo Spirito Santo, che ha ispirato a comporla, e la Tradizione apostolica, che l’ha custodita e diffusa su tutta la terra.

Il palco allestito nello stadio di Malabo
Il palco allestito nello stadio di Malabo   (@Vatican Media)

Dare vita

Papa Leone ricorda poi che da quel passo della Scrittura Filippo annunciò all’eunuco Gesù, “il servo sofferente, del quale parla il profeta Isaia”, “il Verbo fatto uomo, nel quale trova compimento ogni parola di Dio: ne rivela l’intenzione originaria, il senso pieno e il fine ultimo”. Colui che viene da Dio ha visto il Padre.

Nel Figlio, il Padre stesso mostra la sua gloria: Dio si fa vedere, sentire, toccare. Attraverso i gesti di Gesù, il Redentore, Egli dà pienezza a quel che da sempre fa: dare vita. Crea il mondo, lo salva, lo ama per sempre.

Fame di vita che trova ristoro nella Parola di Gesù

I gesti dunque come la manna inviata dal Signore nel deserto, la manna infatti è “una prova, una benedizione e una promessa, che Gesù viene a realizzare” Al “segno antico” segue “il sacramento dell’Alleanza nuova ed eterna: l’Eucaristia, pane consacrato da Colui che è disceso dal cielo per farsi nostro cibo”. Un pane di vita eterna “perché Cristo è vivo! Egli è il Risorto, e continua a donare la sua vita per tutti”. Nella Pasqua di Gesù, “ogni popolo viene liberato dalla schiavitù del male”, ma il Signore chiama ad una scelta definitiva, Dio offre se stesso ma, si chiede il Papa: “Mi fido che il suo amore è più forte della mia morte?”.

Decidendo di credergli, ciascuno di noi sceglie tra una disperazione certa e una speranza che Dio rende possibile. Allora la nostra fame di vita e di giustizia trova ristoro nella parola di Gesù: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Religiosi che partecipano alla Messa
Religiosi che partecipano alla Messa   (@Vatican Media)

La luce del Signore

Il Pontefice cita allora il De virginitate di Sant’Ambrogio per ricordare che Cristo è tutto, è la forza, la giustizia, “la vita se desideri il cielo”, “se sei nelle tenebre, Egli è la luce”.

Con la compagnia del Signore, i nostri problemi non scompaiono, ma vengono illuminati: come ogni croce trova redenzione in Gesù, così nel Vangelo il racconto della nostra vita trova senso.

In ascolto di Papa Leone
In ascolto di Papa Leone   (@Vatican Media)

L’annuncio della salvezza si fa Chiesa

“Egli ci ama per primo, - prosegue Leone XIV - sempre: la sua Parola è per noi Vangelo, e nulla abbiamo di meglio da annunciare nel mondo”.

Questa evangelizzazione ci coinvolge tutti a cominciare dal Battesimo, che è sacramento di fraternità, lavacro di perdono e fonte di speranza. Attraverso la nostra testimonianza, l’annuncio della salvezza si fa gesto, si fa servizio, si fa perdono: in una parola, si fa Chiesa!

A servizio della giustizia e della solidarietà

Un annuncio nel nome della gioia, come richiamava Papa Francesco nella Evangelii gaudium, che spazza via il rischio di “una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata”. Un cuore che chiude la vita interiore e che non offre spazio agli altri soprattutto i poveri.

Davanti a tali chiusure, è proprio l’amore del Signore a sostenere il nostro impegno, soprattutto a servizio della giustizia e della solidarietà.

Dopo un moento di riflessione, la preghiera dei fedeli si proclama in diverse lingue: in spagnolo si prega per la Chiesa e per il Papa; in francese per chi opera “nei luoghi della povertà e del bisogno”; in inglese per chi è “al servizio del bene comune e per gli operatori di giustizia e di pace”. Le intenzioni vengono lette anche nella lingua bubi perché la terra sia feconda, si passa poi alla lingua annobonese, lingua creola parlata nell'isola di Annobón e a Bioko, il pensiero va agli anziani, i malati, i profughi, i carcerati.

I sacerdoti sull'altare allestito nello stadio di Malabo
I sacerdoti sull'altare allestito nello stadio di Malabo   (@Vatican Media)

Il ricordo del vicario generale di Malabo

Prima della sua omelia, Leone ricorda monsignor Fortunato Nsue Esono, il vicario generale dell’arcidiocesi di Malabo, scomparso improvvisamente. “Invito a vivere con spirito di fede questo momento di dolore e - afferma - confido che, senza lasciarsi indurre a commenti o conclusioni affrettate, si faccia piena luce sulle circostanze della sua morte”.

Al termine della celebrazione, monsignor Juan Nsue Edjang May, arcivescovo di Malabo, ha ringraziato il Papa per la sua visita, il Pontefice ha lasciato in dono il calice con il quale ha celebrato la Messa.  Un ultimo gesto prima di salutare questo grande continente che ha voluto visitare fin da subito, appena salito sul soglio di Pietro. Un continente che ha restituito l'immagine di una Chiesa viva in cui i giovani hanno una parte importante, in cui non manca l'impegno per affrontare grandi sfide e la dedizione per guardare al domani con fiducia. 

Il calice donato all'arcivescovo di Malabo
Il calice donato all'arcivescovo di Malabo   (@Vatican Media)
Guarda il video integrale della Messa del Papa nello stadio di Malabo.

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23 aprile 2026, 12:15