Il Papa agli atleti: in tempi di guerre, lo sport promuove la logica dell’incontro
Edoardo Giribaldi – Città del Vaticano
Il limite come “luogo di rivelazione”. Lo sport diventa così uno spazio che sfida un mondo segnato da rivalità che “sfociano in guerre devastanti”, svelando possibilità di infrangere la logica della violenza per aprirsi a quella dell’incontro. Un linguaggio universale che insegna a vincere senza umiliare e a perdere senza smarrire sé stessi. Un insegnamento che travalica campi, arene e piste sportive, ma che si estende all’ambito politico e alle relazioni tra i popoli. Così Papa Leone XIV si è rivolto ai circa 240 atleti dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026, ricevuti questa mattina, 9 aprile, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano.
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"Nobile messaggio umano, culturale e spirituale"
II Papa esordisce ringraziando il Dicastero per la Cultura e l’Educazione e l'associazione polisportiva ufficiale della Santa Sede, Athletica Vaticana, che hanno curato la preparazione dell'incontro. È ancora vivo il ricordo della manifestazione conclusasi un paio di mesi fa e che, secondo il Pontefice, ha diffuso nel mondo, insieme a competizioni di "altissimo livello", anche "un nobile messaggio umano, culturale e spirituale".
Davvero lo sport, quando viene autenticamente vissuto, non resta soltanto una prestazione: è una forma di linguaggio, un racconto fatto di gesti, di fatica, di attese, di cadute e di ripartenze.
"Storie" di sacrificio, disciplina e tenacia
Le prestazioni atletiche non si riducono a meri “corpi in movimento”: il Papa le interpreta come “storie” di sacrificio, disciplina e tenacia. In particolare, le competizioni paralimpiche mostrano come il limite possa rivelare qualcosa di nuovo.
Non qualcosa che ostacola la persona, ma che può essere trasformato, persino trasfigurato in ritrovate qualità. Voi atleti siete diventati biografie che ispirano moltissime persone.
"Nessuno vince da solo"
Leone XIV si sofferma poi sull’affiatamento dimostrato durante i Giochi, memoria del fatto che “nessuno vince da solo”: ogni vittoria coinvolge non solo l’atleta, ma anche famiglie, squadre, allenamenti intensi, pressione e solitudine.
Spesso è proprio in questi momenti che Dio si rivela, come canta il salmista: "Hai spianato la via ai miei passi, i miei piedi non hanno vacillato".
"Conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo"
Altra componente essenziale dello sport, evidenzia il Pontefice, è una “spiritualità salda”, forma “feconda di educazione” che contribuisce alla maturazione del carattere.
Dallo sport si impara a conoscere il proprio corpo senza idolatrarlo, a governare le emozioni, a competere senza perdere il senso della fraternità, ad accogliere la sconfitta senza disperazione e la vittoria senza arroganza.
Il vero successo, la "qualità delle relazioni"
Mente e corpo, dunque, unite in una pratica che deve restare profondamente “umana”: una “scuola” in cui si apprende il vero senso del successo, fatto di “qualità delle relazioni”, “stima reciproca” e “gioia condivisa nel gioco”, non dell’“ammontare dei premi”.
Questa è la “vita in abbondanza” della quale parla il Vangelo: una vita piena di senso, una vita in cui corporeità e interiorità trovano armonia.
Un concetto che il Papa aveva già richiamato nella Lettera scritta in occasione dell’inizio delle Olimpiadi e Paralimpiadi.
"Spezzare la logica della violenza"
Il Papa guarda poi all’epoca odierna segnata da polarizzazioni e conflitti, in cui la pratica sportiva assume un valore ancora più rilevante: “un vero spazio di incontro" e relazione, non “esibizione di forza”. Riafferma poi il valore della “tregua olimpica”, che gli atleti hanno reso concreto e visibile come una “profezia niente affatto retorica":
Spezzare la logica della violenza per promuovere quella dell’incontro.
Le "tentazioni" dello sport
Ma ogni prestazione sportiva porta anche con sé “tentazioni”, evidenzia Leone XIV. Innanzitutto quella della “prestazione a ogni costo” che può portare a pratiche di doping. Poi quella del profitto, che svende il gioco alle logiche di mercato e trasforma “lo sportivo in divo”. Ma anche la “spettacolarizzazione” che riduce “l’atleta a un’immagine o a un numero”.
"Laboratorio di umanità riconciliata"
Di fronte a tutto questo, gli sportivi sono chiamati a essere testimoni: gareggiare senza odiarsi, vincere senza umiliare, perdere senza perdersi.
E questo vale anche oltre lo sport. Vale nella vita sociale, nella politica, nelle relazioni tra i popoli. Perché lo sport, se vissuto bene, diventa un laboratorio di umanità riconciliata, dove la diversità non è una minaccia, ma una ricchezza..
"Dare il nostro meglio, insieme"
Un passaggio del discorso del Pontefice è dedicato anche al rapporto tra sport, natura e “grandi sfide climatiche”, che richiamano il dovere di prendersi cura della casa comune. Il Papa si sofferma poi sulla Croce degli Sportivi presente in Sala, che dai Giochi di Londra 2012 a quelli di Milano-Cortina raccoglie "preghiere, attese, speranze, paure e sofferenze di uomini e donne di ogni età".
Davanti a questo supremo ed essenziale Segno di dedizione, rinnoviamo il desiderio di dare il nostro meglio, insieme, in ogni attività.
"La persona rimanga al centro dello sport"
Leone XIV conclude citando le parole di san Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo degli sportivi del 2000, auspicando che Gesù Cristo, il “vero atleta di Dio”, ispiri ogni sportivo ad affrontare sfide sempre più virtuose e doni la forza per viverle con passione.
Mentre vi accompagno con la mia benedizione, vi affido una missione: continuare a far sì che la persona rimanga al centro dello sport in tutte le sue espressioni.
Gli interventi dei presidenti di CONI E CIP
Prima del discorso del Papa, ha preso la parola il presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI), Luciano Bonfiglio, che ha rimarcato l’impegno di ogni atleta nel promuovere i valori dello sport, “che sono i valori della vita” e che, ha osservato, il Papa richiama spesso nei suoi messaggi. Al suo saluto è seguito quello del presidente del Comitato Italiano Paralimpico (CIP), Marco Giunio De Sanctis, il quale ha sottolineato la vicinanza del movimento sportivo alla Chiesa cattolica, evidenziandone i valori di rispetto, fair play e inclusione, con particolare attenzione al mondo paralimpico. Tra gli atleti presenti in Sala Clementina, la sciatrice alpina Federica Brignone, campionessa nel supergigante e nello slalom gigante, e la pattinatrice Francesca Lollobrigida, anche lei doppia medaglia d'oro alle ultime Olimpiadi. Al termine dell'udienza, il Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 ha donato al Pontefice la fiaccola olimpica.
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